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CANTONE
20.08.19 - 07:000

I congressisti abbandonano l’aeroporto di Lugano

Cavalli: «L’evento oncologico sopravvive anche senza». Mentre secondo il presidente di HotellerieSuisse lo scalo va mantenuto, «ma in mani private per evitare le polemiche»

LUGANO - C’è chi lo vuole salvare e chi lo vuole chiudere. E nel mezzo c’è un piano di rilancio che prevede un investimento milionario. Con tanto di studio che parla, per il 2017, di un impatto economico di quasi duecento milioni di franchi. Attualmente l’aeroporto di Agno è però confrontato con un futuro particolarmente difficile, poiché rischia di restare senza voli di linea. E c’è rassegnazione anche da parte di chi nello scalo credeva, come il sindaco di Lugano e presidente del cda Marco Borradori: nei giorni scorsi ai microfoni della RSI ha parlato di eventuale «fine definitiva».

Una fine dello scalo che lascerebbe una ferita? Non sul fronte dei grandi convegni, secondo il dottor Franco Cavalli. Per il promotore del Congresso internazionale sui linfomi maligni, l’appuntamento - che ogni anno porta a Lugano circa quattromila persone - avrebbe un futuro anche senza lo scalo di Agno: «Per noi l’aeroporto è diventato di secondaria importanza» afferma.

Il timore dei voli cancellati - Già due anni fa, l’oncologo si era infuriato con Swiss per tutta una serie di voli estivi annullati, creando disagi ai congressisti che avevano scelto di raggiungere il Ticino con un volo su Agno. «E le cancellazioni non sono mancate nemmeno quest’estate, ma i partecipanti ora arrivano prevalentemente volando su Milano o Zurigo».

All’aeroporto in treno - Due scali che, ricorda Cavalli, sono sempre più vicini: «Con la galleria di base del Ceneri, a Zurigo si arriverà in due ore di treno. E anche Malpensa ora ha un collegamento ferroviario, anche se va perfezionato: ci vorrebbe un treno senza fermate al posto di un omnibus».

«Resteremo a Lugano» - Per Cavalli non c’è dunque il rischio che senza aeroporto o comunque senza voli di linea ad Agno l’annuale appuntamento oncologico abbandoni Lugano. «In una città più grande sarebbe più dispersivo, ed è innegabile che qui abbiamo bellezze naturali che difficilmente si trovano altrove».

Pianezzi: «Al bando le polemiche» - «L’aeroporto va mantenuto, ma in mani private, così ci sbarazziamo di tutte le polemiche» ci dice invece Lorenzo Pianezzi, presidente della sezione ticinese di HotellerieSuisse, che tuttora conferma il suo sostegno allo scalo. E ricorda: «Per quanto riguarda il settore alberghiero, c’è ancora un parte di clientela legata al mondo degli affari che passa da Agno».

Gli utenti? «Ci sono» - E a chi definisce lo scalo come “morto”, risponde che i viaggiatori sono diminuiti ma non mancano. «Alcuni giorni fa attorno alle 9.30 mi trovavo all’aeroporto di Agno, il terminal pullulava di gente: chi partiva per l’Elba o per l’isola di Lussino, e chi era invece diretto all’hub di Zurigo» racconta.

Il treno non è un’opzione - Spostare i viaggiatori su un treno da Zurigo? «Dubito che chi arriva da lontano abbia poi ancora voglia di prendere il bagaglio e salire su un treno per raggiungere Lugano, piuttosto si ferma a Zurigo». E per lui questo stesso rischio ci sarebbe nella scelta di una destinazione per l’organizzazione di un congresso: «Senza aeroporto, un brand internazionale opterà per un’altra località».

I privati per uno sviluppo veloce - Pianezzi vede però di buon occhio il passaggio della struttura in mani private, «in modo che le decisioni possano essere prese in maniera più o meno autonoma, perché lo sviluppo dello scalo sia più snello e veloce». E ricorda che un’eventuale chiusura causerebbe comunque dei costi, tra cui la perdita di decine di posti di lavoro. «Cosa vogliamo dunque fare di Lugano e del Ticino?» conclude.

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