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BELLINZONA
09.01.18 - 14:000
Aggiornamento : 17:57

Processo tamil, la difesa attacca ancora il Ministero pubblico

È continuato oggi il processo a carico dei 13 imputati accusati di aver sostenuto finanziariamente le Tigri per la liberazione dell'Eelam Tamil

BELLINZONA - Gli avvocati della difesa hanno continuato oggi a contestare l'atto d'accusa nel processo cominciato ieri al Tribunale penale federale di Bellinzona contro 13 presunti fiancheggiatori della guerriglia tamil nello Sri Lanka, chiedendone il rinvio al mittente, ossia al Ministero pubblico della Confederazione (MPC). La corte comunicherà la sua decisione in merito lunedì prossimo, quando riprenderanno i dibattimenti.

Da parte sua la procuratrice federale Juliette Noto ha respinto stamane le critiche formulate ieri dall'avvocato ginevrino Pierre Garbade, difensore del segretario e cassiere del World Tamil Coordinating Committee (WTCC). Il "Comitato" all'epoca dei fatti contestati - tra il 1999 e la sconfitta della guerriglia tamil nel maggio 2009 - fungeva da copertura alle Tigri per la liberazione dell'Eelam Tamil (LTTE) in guerra contro l'esercito dello Sri Lanka e considerate dall'MPC un'organizzazione terroristica. 

In un intervento durato tre ore che ha assunto i toni di un'arringa, Garbade aveva fatto a pezzi l'atto d'accusa, denunciando un asserito miscuglio tra fatti e argomenti, e aveva chiesto il ritiro di simile «minestra immangiabile».

Garbade aveva inoltre criticato le ricerche effettuate dal procuratore federale Patrik Lamont presso la Bank Now, che avrebbe concesso molti piccoli crediti a rifugiati tamil residenti in Svizzera, soldi poi andati al WTCC per finanziare l'LTTE. Secondo Garbade, Lamont avrebbe evocato vaghi sospetti di traffico di droga per indurre l'istituto a collaborare. Secondo Juliette Noto, simili affermazioni sul ruolo di Lamont sono «chiaramente diffamatorie».

Dal canto suo l'avvocato vodese Ludovic Tirelli, difensore del gerente di una società per il trasferimento di fondi, ha denunciato il modo «ingannevole» in cui sarebbe stato condotto il procedimento. A suo avviso, il ministero pubblico ha violato i diritti della difesa.

Tirelli ha pure affermato che il suo patrocinato, che si recava regolarmente nello Sri Lanka, vi era stato arrestato dopo l'apertura dell'inchiesta in Svizzera. Detenuto per tre anni, sarebbe stato maltrattato prima di essere poi prosciolto dalla giustizia del suo paese. Una sentenza che a suo avviso esclude un nuovo processo in Svizzera per gli stessi fatti.

I difensori hanno pure criticato l'assenza di una traduzione per numerosi interrogatori e atti processuali. A loro parere, gli imputati sono stati così privati del diritto a un processo equo.

Le accuse contro i 13 imputati vanno dal sostegno o partecipazione a un'organizzazione criminale alla truffa, dall'estorsione alla falsità in documenti, fino al riciclaggio di denaro. Secondo l'atto d'accusa, le attività illecite avrebbero consentito di raccogliere, tra la comunità tamil in esilio circa 15 milioni di franchi tramite un sistema sofisticato di crediti al consumo.

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