Keystone - foto d'archivio
SVIZZERA / ITALIA
04.10.19 - 12:110

Cervino, «qualsiasi cosa più grande di mezza mela è potenzialmente fatale»

Le cadute di massi sono sempre più grandi, il permafrost e la neve si sciolgono. Le Alpi non sono un parco di divertimenti, ma «residenti e turisti non sono in pericolo»

ZERMATT/COURMAYEUR - Il Monte Bianco e il Cervino sono due delle montagne più conosciute delle Alpi, ma il cambiamento climatico le sta mutando profondamente. Ormai anche un'escursione autunnale può costituire un pericolo.

Sul Cervino in luglio una guida alpina e un escursionista sono morti a seguito di una caduta causata da una roccia staccatasi dalla montagna a 4300 metri di altitudine. Sul versante italiano del Monte Bianco invece un ghiacciaio si muove velocemente verso valle. Il sindaco ha fatto chiudere le strade della regione e la gente è allarmata. Cosa c'è che non va nelle Alpi?

La vetta del Cervino, con la sua forma a "cappuccio" nota in tutto il mondo, non si sbriciolerà, ma le escursioni in montagna diventeranno più pericolose. In un articolo della "Schweizer Illustrierte", intitolato "Paziente Cervino", Jan Beutel, guida alpina e ricercatore, ha spiegato che nel luogo «dove a un tempo avevamo il punto di ristoro, ora non ci si può più fermare» a causa del rischio di caduta massi. «Qualsiasi cosa più grande di mezza mela è potenzialmente fatale», ha aggiunto.

Il permafrost è meno permanente - I movimenti geologici ci sono sempre stati, ma «non c'è dubbio che le cadute di massi siano sempre più grandi», dice Beutel. I ricercatori del Politecnico di Zurigo stanno studiando l'influenza dei cambiamenti climatici sulla stabilità delle pareti rocciose. A 3500 metri di altitudine, in 29 località sono state installate apparecchiature che dal 2008 scattano foto, misurano fessure e vibrazioni e registrano segnali acustici praticamente 24 ore al giorno. La ricerca fornirà modelli per effettuare previsioni di possibili crolli.

Una delle cause è lo scioglimento del permafrost, che è costituito da rocce e sedimenti congelati tutto l'anno. «Abbiamo registrato una chiara tendenza al riscaldamento del permafrost, soprattutto dal 2010», afferma Jeannette Nötzli, esperta in materia dell'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL) di Davos.

Nell'ambito della Rete svizzera di monitoraggio del permafrost (PERMOS), Nötzli e altri scienziati misurano le temperature di questo tipo di terreno in 16 località delle Alpi effettuando trivellazioni profonde da 20 a 100 metri. In estate, i metri più superficiali del permafrost si scongelano e lo strato sciolto ha tendenza ad andare sempre più in profondità, dice Nötzli.

Le Alpi non sono Disneyland - Sul ghiacciaio del Corvatsch, vicino a St. Moritz, la temperatura del permafrost a 20 metri di profondità è di -1,2 gradi Celsius. mezzo grado in più rispetto all'inizio delle misurazioni 32 anni fa. La differenza può sembrare irrisoria, ma anche un minimo aumento della temperatura può avere conseguenze notevoli, spiega Nötzli: «Il ghiaccio più caldo si deforma più velocemente ed è meno stabile».

Inoltre la neve si scioglie a temperature più elevate e l'acqua penetra nelle crepe della roccia, dice Beutel. Questo genera un'enorme pressione che può causare il distacco di massi.

Secondo le stime dell'Ufficio federale dell'ambiente, la percentuale di superfici instabili è compresa tra il sei e l'otto percento del totale. Sull'Aletsch, il più grande ghiacciaio delle Alpi, nell'ottobre 2016 una parte di roccia è franata ed ha interrato alcuni sentieri escursionistici.

Gli accresciuti pericoli hanno spinto le guide alpine a lanciare l'allarme: «Le Alpi non sono un parco di divertimento», dice Beutel. «Alcuni escursionisti si lasciano sedurre dalle foto dei tour in rete, ma quando arrivano sul posto scoprono che le cose sono completamente diverse».

Attenzione all'allarmismo - Riguardo alla montagna più alta delle Alpi, il Monte Bianco, il presidente delle guide alpine italiane Pietro Giglio, 76 anni, ha recentemente dichiarato a "La Repubblica" di non riconoscere più la montagna. «Fino a poco tempo fa, la strada per la vetta sul versante italiano non era molto diversa da quella della mia giovinezza. Ora la salita è molto ripida, le rocce sono apparenti e il ghiaccio si è ritirato. Più a valle, si creano crepacci sempre più grandi già all'inizio della stagione», dice Giglio.

Sul versante italiano del Monte Bianco, al confine con la Francia, regna l'apprensione. Lì, lo spettacolare ghiacciaio del Planpincieux si sta muovendo velocemente a valle a causa del riscaldamento. Il sindaco della nota stazione sciistica di Courmayeur ha chiuso al traffico due strade di accesso alla Val Ferret e sul ghiacciaio è stato istallato un radar per monitorare giornalmente i movimenti.

Tonnellate di ghiaccio potrebbero crollare e seppellire residenti e turisti sotto di loro? No, «non c'è nessun rischio per la Val Ferret, neppure se 250.000 metri cubi scivolassero a valle», ha detto il climatologo Massimiliano Fazzini dell'Università di Ferrara. In questo caso particolare, si tratta di allarmismo esagerato. «Residenti e turisti non sono in pericolo - anche se paradossalmente i turisti sono attratti dalla situazione attuale». Se il ghiacciaio crolla, finisce anche l'attrazione turistica.

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