Keystone
ITALIA / SVIZZERA
27.08.18 - 06:030
Aggiornamento : 08:21

Troppi morti sul Cervino: «Il problema arriva involontariamente dalla Svizzera»

L'italiana Valtournenche (AO) lancia una campagna di sensibilizzazione. Le guide di Zermatt: «Ce n'è bisogno!»

VALTOURNENCHE / ZERMATT - Sempre più alpinisti improvvisati si avventurano sul versante italiano del Cervino e il Comune di Valtournenche, alle pendici della montagna, vuole correre ai ripari. Questa settimana lancerà così per la prima volta una campagna di sensibilizzazione per informare i suoi visitatori sui rischi che corrono affrontando l’ascesa senza le dovute conoscenze e senza essere accompagnati da una guida alpina. L’iniziativa non manca di raccogliere consensi anche sul lato svizzero, dove però una soluzione è già stata trovata, non senza conseguenze per Valtournenche.

«Quest’anno ci sono stati sette morti: sono davvero tanti» - «Ne sentiamo l’esigenza perché aumentano sia gli incidenti sia l’irresponsabilità degli escursionisti», spiega a Tio/20 Minuti la vicesindaca della località valdostana, Nicole Maquignaz. «Quest’anno abbiamo avuto sette morti finora mentre ci sono stati anni in cui non ne abbiamo avuto nemmeno uno: sono davvero tanti», sottolinea.

Maquignaz individua due possibili cause di questa evoluzione negativa.

La montagna è sempre più «di moda» - Da un lato, la montagna e l’alpinismo stanno diventando molto «di moda», afferma la vicesindaca. Per quanto riguarda il Cervino, in particolare, il video dell’ascesa da record in scarpe da ginnastica dello spagnolo Kilian Jornet avrebbe involontariamente fatto passare un messaggio sbagliato e banalizzato i rischi: «Di Kilian Jornet ce n’è uno», ricorda Maquignaz.   

Parte del problema, però, nasce in Svizzera - Dall’altro, il piccolo comune montano si trova ad affrontare un fenomeno che, secondo le autorità locali, è un’indesiderata conseguenza di cambiamenti avvenuti sul lato svizzero del Cervino. Da quando la capanna Hörnli ha alzato i prezzi in seguito alla ristrutturazione del 2015, infatti, Maquignaz nota che sempre più turisti, specialmente dall’Europa dell’Est, optano per il campeggio libero intorno ai 2’000 metri sul territorio di Valtournenche per iniziare la loro scalata: «Siccome si muovono in maniera del tutto autonoma e non pernottano nei rifugi è ancora più difficile metterli in guardia sui possibili rischi», evidenzia.

«Speriamo di collaborare con Zermatt» - La campagna di sensibilizzazione promossa da Valtournenche sarà presentata giovedì 30 agosto e consterà di manifesti, volantini e pubblicità sulla stampa con uno slogan e un’immagine che faccia riflettere pur «senza spaventare».

L’auspicio è che in futuro si possa collaborare anche con Zermatt, che sta dall’altra parte del Cervino: «È un problema che tocca entrambe le comunità», afferma Maquignaz, sottolineando come le due amministrazioni intrattengano buoni rapporti e si siano scambiate reciproche visite proprio nel corso di questo mese.      

Anche sul lato svizzero il problema è sentito - Ma anche nella località vallesana gli escursionisti che si improvvisano alpinisti rappresentano un problema? «Sì e non dall’altro giorno», fa sapere la direttrice dell’ufficio guide alpine “Zermatters”, Nathalie Steindl. «Lo notiamo molto spesso quando vengono da noi dei visitatori che vogliono salire sul Cervino in autonomia, ma ci chiedono informazioni sulle condizioni della montagna e sul “sentiero”, come lo chiamano», spiega. «Molti si immaginano una bella pista battuta e segnalata e credono che non servano particolari conoscenze», aggiunge. Il Cervino - sul versante svizzero del quale da inizio anno sono morte due persone - rimane invece «una montagna impegnativa, anche per la via normale, che richiede molta esperienza alpinistica soprattutto se affrontata senza una guida alpina».

Turisti svizzeri «generalmente meglio preparati» - Steindl valuta quindi l’iniziativa dell’italiana Valtournenche come molto positiva e «sicuramente necessaria!»: «In generale c’è senz’altro bisogno di più sensibilizzazione», afferma. Con i visitatori svizzeri, sottolinea tuttavia la responsabile, il problema è meno frequente: «Di solito sanno di più cosa aspettarsi e si preparano meglio», spiega. La «maggiore disponibilità di mezzi» e la possibilità di fare tour di preparazione aiutano.

Il Comune di Zermatt, dal canto suo, fa sapere che non sono previste campagne di sensibilizzazione.

L’aumento dei prezzi sul versante svizzero ha influito - E per quanto riguarda i cambiamenti alla capanna che si trova 3’260 mslm sul versante svizzero? Hanno causato davvero tanto scompiglio? «Fino al 2015 alla capanna Hörnli c’era una sorta di campeggio dove molti alpinisti con minori disponibilità finanziarie o intenzionati a spendere meno potevano pernottare», spiega la direttrice di Zermatters, confermando come molti arrivassero dai Paesi dell’Europa dell’Est o dalla Spagna.

«Da quando la capanna è stata rinnovata, però, campeggiare è severamente vietato e i prezzi dei pernottamenti sono quasi raddoppiati - aggiunge -. Tutto si è spostato così sul lato italiano, che adesso offre la variante più economica». L’aumento dei prezzi alla Hörnlihütte, concede Steindl, si è accompagnato a un «considerevole miglioramento» del comfort e ha avuto come effetto anche di rendere la Cresta dell’Hörnli «più tranquilla». 

Dopo la ristrutturazione - fatta in occasione del 150° dalla prima ascesa del Cervino - i posti letto nella capanna si sono ridotti da 170 a 130 e il prezzo per persona a notte è  stato quindi alzato da 80 a 150 franchi.

Il custode: «Spero che gli amici italiani trovino la soluzione giusta per loro» - Kurt Lauber, custode della capanna Hörnli da ben 24 anni, vede il 2015 come una svolta positiva, almeno per la Cresta dell’Hörnli. Dopo quell’anno, infatti, gli infortuni mortali sul versante svizzero sono passati da «una media di 12 all’anno» a nessuno nel 2016 («la prima volta in 40 anni») e due nel 2017.

Secondo Lauber - guida alpina che ha scalato l’iconica montagna più di 400 volte - il merito è proprio delle limitazioni imposte alla capanna dell’Hörnli: «Grazie alla riduzione dei posti letto e al divieto di campeggio (introdotto dal Comune di Zermatt, ndr) ora nei giorni di punta ci sono al massimo 70 alpinisti sulla montagna», spiega. La Cresta dell’Hörnli è così diventata «meno affollata e caotica e soprattutto più sicura»: «Mi auguro che anche gli amici italiani della Cresta del Leone riescano a trovare la soluzione giusta per loro», afferma il custode.

Lauber, che sta chiudendo la sua ultima estate come custode all’Hörnlihütte, conclude con un appello: «Ci sono montagne su cui c’è bisogno di introdurre delle regole per proteggere coloro che hanno rispetto per la montagna e per impedire a coloro che non ce l’hanno di mettere in pericolo altre persone con il loro comportamento».

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Commenti
 
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Nadine Ferrari 2 anni fa su fb
Il problema non arriva dalla Svizzera ma da "alpinisti della domenica" che si preoccupano più del borsellino che della loro stessa vita. E infatti che fanno? Credendosi delle volpi, aggirano il problema e vanno a spiaccicarsi sul versante più economico.
Zia Cin 2 anni fa su fb
150 franchi a notte ??????? ????
negang 2 anni fa su tio
In montagna sei tu in prima persona responsabile di quello che fai. Non puoi vietare di salire. Salire sul Cervino pero' non e' come andare sul Generoso a piedi. Quindi se non sei capace o non hai l'attrezzatura o ci vai in scarp del tennis perche' hai visto un asan su Tutubo che lo fa .. .beh .. cavoli tuoi.
albertolupo 2 anni fa su tio
Tutti pronti a collaborare a parole, ma poi le affermazioni concrete sembrano indicare proprio il contrario...
sedelin 2 anni fa su tio
sarà forse "colpa" della svizzera, ma la responsabilità è e rimane di chi si avventura sulle montagne, ghè mia ball che tegn!
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