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29.05.20 - 09:000

Il Coronavirus ha salvato l’ambiente? No, lo ha distrutto

Le analisi svolte su Google e i principali social non lasciano dubbi: l’interesse nell’ecologia è praticamente svanito

I social media sono uno specchio potente e affidabile su per capire quali siano le priorità di un’ampia parte della popolazione mondiale. Molti, di conseguenza, avranno notato che, nella massiva quantità di informazioni, commenti e opinioni sulla pandemia ancora in corso (o in fase di decorso), è “annegato” e praticamente scomparso uno dei trend più significativi degli ultimi anni: l’ambiente.

Lo stesso rapporto tra ecologia e Coronavirus è stato fin da subito conflittuale: pochi hanno mancato di notare gli effetti positivi e, di contro, quelli profondamente negativi del secondo sulla prima. Mentre la qualità dell’aria è migliorata, in seguito alla limitazione delle emissioni di CO2 e di gas serra, in fase di lockdown, insieme alla qualità dell’acqua negli oceani, la mole di rifiuti prodotti è notevolmente aumentata. A quelli che la popolazione globale già produceva, infatti, sono prevedibilmente andati ad aggiungersi i “frutti” del consumo dei dispositivi di sicurezza: mascherine di ogni sorta, guanti e camici monouso.

Il Covid-19, la “nuova emergenza”, ha fatto scivolare in secondo piano la cura del pianeta anche da un punto di vista politico e amministrativo: il vertice ONU sul clima, previsto a Glasgow nel mese di novembre 2020, è stato rinviato al 2021. Le autorità dell’Unione Europea assicurano, tuttavia, che il tanto chiacchierato Green Deal su uno sviluppo sostenibile per l’ambiente, che punta al raggiungimento della neutralità climatica - cioè l’azzeramento delle emissioni di gas serra - entro il 2050, non subirà cambi di passo sulla tabella di marcia.

 

Sui social media, Covid-19 batte ambiente 2 a 0

“Ascoltando” la rete con gli strumenti del social media listening, che individuano l’andamento di trend e parole chiave tra gli utenti del web, possiamo fare un confronto interessante fra la situazione attuale delle due emergenze “in lotta” tra loro per lo spazio nelle agende delle persone: Coronavirus e ambiente.

Partendo da quest’ultimo, secondo i dati rilevati da Social Mention, nell’ultimo mese la keyword “eco-friendly” ha una forza pari al 12%: il portale in questione, con il dato di strength appena citato, si riferisce alla probabilità che l’argomento in questione sia menzionato al momento della ricerca tra le varie piattaforme che si stanno ascoltando. La parola chiave oggetto della ricerca, infatti, nell’ultimo mese ha ricevuto, in media, una menzione ogni ora: un risultato tutto sommato deludente per uno degli hot topics dell’era pre-Covid.

Possiamo ipotizzare, invece, una nuova crescita della sensibilità rispetto al tema dell’inquinamento causato da rifiuti di carattere medico difficilmente smaltibili: ricercando il termine “plastic free”, infatti, la percentuale di strength non aumenta di molto (13%), ma cresce il dato di passion.
Quest’ultimo, infatti, rappresenta la probabilità che gli utenti che hanno affrontato l’argomento possano menzionarlo nuovamente tra i post che producono o condividono. Per la keyword “eco-friendly” si fermava al 15%, mentre “plastic free” si aggiudica il 37%, con una menzione, in media, ogni 12 minuti.

Come prevedibile, i numeri cambiano, se analizziamo le parole chiave legate alla pandemia. Il termine “Coronavirus”, nell’ultimo mese, ha goduto di una percentuale di strength del 35%, molto più del doppio di entrambe le parole green menzionate sopra. Tutt’ora, la probabilità che gli stessi utenti menzionino più volte l’argomento è pari al 63%: ogni minuto che passa, qualcuno cita il Coronavirus online.

Non oscillano molto le percentuali riguardo alla keywordCovid-19”: il dato di forza è pari a 36%, molto vicino alla collega succitata, mentre la percentuale di passion cresce ulteriormente, fino a raggiungere il 76%. Anche in questo caso, parliamo di una menzione al minuto.

 

Sui motori di ricerca, il Coronavirus allunga: 4 a 0 e partita finita

I dati delle ricerche Google sono, se vogliamo, ancora più decisi nel farci capire come la schiacciante popolarità della pandemia abbia assorbito tutta l’attenzione degli utenti rispetto all’emergenza ambiente.

Se osserviamo nuovamente l’andamento della queryeco-friendly”, tra le ricerche Google dell’ultimo anno effettuate in tutto il mondo, si può facilmente individuare un picco all’inizio di dicembre 2019, pochi mesi prima dello scoppio della pandemia. Da quella vetta in poi ad oggi, l’interesse degli utenti oscilla, ma senza mai raggiungere le proporzioni dello scorso Natale. Simile l’andamento della query sorella “plastic free”, che a propria volta raggiunge il massimo interesse a luglio 2019, per poi perdere contatto con gli utenti, con una curva più morbida e regolare, ma inesorabilmente tendente al basso.

Se volessimo prendere “eco-friendly” e confrontarla con la query “Coronavirus”, sempre nell’arco degli scorsi 12 mesi, non sorgerebbe più alcun dubbio: i volumi di ricerca che hanno riguardato il virus, in proporzione, sono talmente elevati da far risultare il primo termine di confronto quasi inesistente, non solo nei mesi della pandemia, ma anche in quelli precedenti.

Per quanto riguarda nello specifico il Canton Ticino, l’andamento è simile, ma presenta alcuni tratti specifici. In questo caso, possiamo permetterci di cambiare la query “green” con cui analizzare il rapporto, con termini più generici, in italiano, quali “ambiente” o “plastica”. I risultati variano di pochissimo, ma sono comunque interessanti: infatti entrambe le queries, sebbene in radicale stato di inferiorità rispetto all’opposto termine di confronto, non si rassegnano all’invisibilità totale, ma fanno capolino in diversi momenti dell’anno passato, compresi i mesi in cui la pandemia era già in corso.

 

L’importanza del listening per la politica e le aziende

Lavorare sul social media listening e interpretare i dati di Google Trends è un’interessante prospettiva per comprendere le priorità delle persone in un determinato momento storico, non solo dal punto di vista socio-politico, ma anche sotto il profilo della domanda di prodotti e servizi.
Comprendere chi siano i nostri potenziali clienti, quanti siano e che cosa interessi loro, infatti, può concederci qualche passo di vantaggio rispetto alla concorrenza, e permetterci di organizzare al meglio le risorse, ottimizzando le campagne pubblicitarie.

Le nostre analisi ti hanno incuriosito? Contattaci per una consulenza gratuita: valuteremo insieme come gli strumenti del web possano integrarsi nella tua strategia di marketing, consentendoti di raggiungere gli obiettivi che persegui.

 

Articolo a cura di Linkfloyd Sagl, agenzia di marketing e comunicazione in Ticino.

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