ATED
02.11.18 - 07:000

Il coding come nuova materia didattica nelle scuole

La tecnologia sta interessando tutti gli ambiti della nostra vita, essa incide sul successo dell’alunno in tutti i gradi scolastici allo sviluppo delle competenze di cittadinanza digitale

 

Avete mai sentito parlare di coding? Significa “programmazione informatica” e potrebbe diventare nei prossimi anni una vera e propria materia di studio a scuola.

La scuola sta cambiando, da qualche tempo, sta cambiando strategie e metodi didattici: la tecnologia in tutte le sue forme sta entrando a pieno titolo tra gli strumenti utili per realizzare lezioni innovative e confacente alle esigenze formative del momento.

Coding e pensiero computazionale: cosa significano questi due termini, come stanno cambiando i metodi di insegnamento e di apprendimento a partire dalla scuola primaria e dell’infanzia e perché ne sentiremo parlare sempre più di frequente? 

Programmazione informatica: è questo il significato della parola inglese “coding ”. E non si tratta solo di insegnamenti per informatici e ingegneri: il coding è anche alla portata dei bambini.

Parliamo di programmazione informatica ovviamente ma non nel senso più tradizionale dell’espressione. Il coding a scuola è una scoperta – se così possiamo definirla – recente. Parliamo di un approccio che mette la programmazione al centro di un percorso dove l’apprendimento, già a partire dai primi anni di vita, percorre strade nuove ed è al centro di un progetto più ampio che abbatte le barriere dell’informatica, stimola un approccio votato alla risoluzione dei problemi.
Parliamo di pensiero computazionale, ovvero di un approccio inedito alla soluzione dei problemi.

Con il coding bambini e ragazzi sviluppano il pensiero computazionale, l’attitudine a risolvere problemi più o meno complessi. Non imparano solo a programmare ma programmano per apprendere.

Con il processo di digitalizzazione che le istituzioni scolastiche stanno avviando il coding dovrebbe essere inserito come materia obbligatoria.

Il coding possiamo intenderlo come una nuova lingua che permette di “dialogare” con il computer per assegnargli dei compiti e dei comandi in modo semplice.

L’insegnamento della programmazione a bambini avviene tramite l’utilizzo di giochi interattivi, come i robot che obbediscono a comandi in codice, oppure, tramite apposite applicazioni, come ad esempio Scratch: un «tool» di programmazione visuale che permette di creare il proprio gioco virtuale o speciali animazioni o come lo sono ancora gli esercizi del sito code.org. Più che esercizi sembrano giochi. E in effetti sotto un certo punto di vista lo sono.

I bambini giocano e vincere ogni sfida significa risolvere problemi. Piccoli problemi come evitare un ostacolo o di farsi catturare da uno dei personaggi cattivi della storia, giusto per fare un paio di esempi. Per risolvere il problema devono impegnarsi per capire quale possa essere la possibile soluzione, e se raggiungono l’obiettivo hanno imparato come fare. Intanto inconsapevolmente hanno scritto righe di codice informatico, anche se materialmente non ne hanno scritto nemmeno una e hanno spostato solo dei blocchetti rettangolari a ciascuno dei quali corrisponde una funzione e un codice. Stiamo parlando della programmazione a blocchi, detta anche programmazione visuale.

Come fanno gli studenti ad apprendere e a divertirsi? Bambini e ragazzi si trovano davanti a quello che più li diverte: un tablet, il monitor di un pc, un robot. Sta a loro animare, far prendere vita, imparare a fare muovere i loro personaggi in un certo modo, siano essi virtuali o meno (come nel caso della robotica educativa). In sintesi imparano a raggiungere un obiettivo. E come si raggiunge un obiettivo se non risolvendo il problema che si frappone fra noi e la meta?

Il Coding e pensiero computazionale, nella scuola primaria o in altri contesti, sono fratelli della robotica educativa, la possibilità cioè che i ragazzi possano imparare assemblando un kit robot da costruire, come il progetto “Robot Street Challangeideato da ated4Kids e dopo averlo costruito programmino il loro robot. Nel coding si usano strumenti che consentono di visualizzare i risultati su uno schermo. Nella robotica educativa i bambini apprendono un approccio nuovo alle materie scientifiche attraverso la robotica. 

I principi sono del tutto simili a quelli sui quali si fonda la robotica educativa, sono strettamente legati a essa e in alcuni casi sono un tutt’uno. Bambini e ragazzi si cimentano in attività nuove come la programmazione, imparano i linguaggi di programmazione divertendosi. Imparano facendo. Quindi niente più lezioni lunghe e noiose su temi lunghi e noiosi. Si può imparare facendo cose che piacciono.

Il coding a scuola può essere tutto questo!

Un modo diverso di aggiungere cose nuove al proprio bagaglio di conoscenze, percorrendo strade nuove per apprendere (i ragazzi) e per insegnare (i docenti). E attraverso il coding imparare i concetti base di altre materie come scienze, matematica, nel caso dei più piccoli anche ad applicare la logica nella risoluzione di problemi più o meno complessi.

Così come la storia, l’inglese e la matematica, secondo alcuni il “coding” è una materia fondamentale per le nuove generazioni di studenti.

ated4kids, sperimenta tutto questo da oltre cinque anni con grande successo con bambine e bambini, ragazze e ragazzi, dai 5 ai 15 anni.
“ated4kids potrebbe essere un valido interlocutore per il territorio, grazie ai molti specialisti volontari che mettono a disposizione il loro tempo senza alcuna pretesa, per affiancare le istituzioni e le scuole del Cantone Ticino in questo grande momento di cambiamenti, offrendo il proprio sostegno nella formazione di adulti e ragazzi e nel creare nuove sinergie di carattere interdisciplinare.” racconta Cristina Giotto.

Tra le tante attività di ated4kids anche gli incontri gratuiti di Coderdojo Lugano con il quale i ragazzi possono sperimentare proprio la programmazione informatica divertendosi!

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