Allarme clima: 12 luoghi che rischiano di scomparire

Chi salverà il pianeta? Secondo gli scienziati abbiamo 18 mesi di tempo per trasformare le nostre abitudini distruttive ed evitare il tracollo ambientale. Intanto 12 località sono a rischio scomparsa.

Diciotto mesi per salvare la Terra: è questo il tempo che rimane a tutti gli abitanti del pianeta per trasformare le proprie abitudini distruttive in un aiuto prezioso al risanamento delle condizioni ambientali. La notizia è una drastica correzione alla chance dei 12 anni, tempo massimo per arrestare il cambiamento climatico, prevista dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, (Intergovernmental Panel on Climate Change- IPCC), ed è diffusa da illustri scienziati. L'IPCC, infatti, nel 2018 aveva puntato su una riduzione delle emissioni di anidride carbonica, pari al 45% entro il 2030, per fermare il tracollo climatico, ma a quanto pare questo provvedimento non basterebbe, visto che « sebbene il mondo non possa essere guarito nei prossimi anni, potrebbe essere fatalmente ferito dai nostri comportamenti negligenti già entro il 2020», come ha sottolineato il fondatore del Potsdam Climate Institute, Hans Joachim Schellnhuber.

Una corsa contro il tempo


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Lo stridulo campanello d'allarme suona mentre brucia la foresta Amazzonica, subito dopo i roghi in Siberia, in Angola ed in Congo, e mentre in tutto il mondo la vita va avanti vampirizzando le risorse ambientali e riducendo allo stremo le forze rigenerative della natura. Tutto in nome della domanda globale di risorse naturali che, priva di scrupoli, opera deforestazioni a scopo industriale, senza preoccuparsi troppo di attuare le disposizioni dettate dall'accordo sul clima, firmato a Parigi nel 2015 da 195 Paesi e contenente il piano operativo finalizzato ad arginare i cambiamenti climatici pericolosi.


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Incendio nella foresta amazzonica - agosto 2019

Tra il dire e il fare - Sulla carta gli intenti sono ottimi, ma è il passaggio all'attuazione che incontra pesanti difficoltà, ostacoli generati da ignoranza ed indifferenza, in quel disgustoso atteggiamento di pavida tolleranza o colpevole distrazione rispetto ad abitudini sbagliate e tremendamente dannose per il futuro della Terra e dei suoi abitanti. Sono diventate virali le immagini della foresta Amazzonica in fiamme, hanno strappato commenti accorati e sguardi contriti le morti degli animali che la abitavano prima del rogo gigantesco che l'ha flagellata, eppure lontano da quell'inferno nulla è cambiato. Madre Natura è lì che osserva e sembra quasi ammonire con esempi impressionanti. Il più famoso è sicuramente il Pacific Trash Vortex, l'isola di plastica nota per essere un impressionante accumulo di spazzatura formatosi nell'oceano Pacifico per opera del movimento a spirale del  vortice subtropicale del Nord Pacifico che raccoglie enormi quantità dei rifiuti prodotti ed abbandonati dall'uomo.


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Earth Day - L'attenzione per l'ambiente e la salvaguardia del pianeta non sono temi nuovi. Essi sono il fulcro di un impegno costante che ogni anno dal 1970, un mese e due giorni dopo l'equinozio di primavera, celebra l'Earth Day, la Giornata della Terra, un evento a carattere internazionale finalizzato a sensibilizzare tutti sui problemi ambientali. Distruzione degli ecosistemi, con la conseguente estinzione di numerose specie animali e vegetali, inquinamento delle acque, dell'aria e del suolo, sfruttamento smisurato delle risorse naturali: sono i problemi macroscopici che attentano alla sopravvivenza della Terra il cui patrimonio è affidato alla responsabilità dei singoli, ma soprattutto dei governi che dovrebbero cimentarsi nella riformulazione dei protocolli di salvaguardia ambientale, senza dare assoluta ed esclusiva priorità agli interessi economici. Non c'è tempo. Non si possono fare strategie a lungo termine. Bisogna intervenire presto e bene per recuperare quello che è sempre più rovinosamente compromesso e rischia di sparire definitivamente.


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Antropocene - I cambiamenti profondi ai quali è stato sottoposto il nostro pianeta sono nuovi e radicali, sconosciuti nei millenni precedenti, tanto da essere indicati con il nome di antropocene. Un nuovo nome per indicare l'epoca contemporanea che assiste al condizionamento dell'ambiente terrestre dalle azioni umane. Il danno arrecato all'ambiente si concentra nell'esagerata emissione nell'atmosfera di anidride carbonica e metano, ovvero i gas ad effetto serra responsabili del surriscaldamento globale.  L'aumento della temperatura rappresenta un dato in continua crescita e, stando ai dati diffusi dall'Organizzazione metereologica mondiale, gli ultimi 5 anni sono da considerare i più caldi dell'era moderna, mentre dei 19 anni più caldi mai riscontrati, 18 sono di questo secolo.

Disastri ambientali e deficit di risorse - L'aumento delle temperature causa lo scioglimento dei ghiacciai e, di conseguenza, l'innalzamento delle acque, cambiamenti pericolosi che si aggiungono ai danni di eventi climatici estremi quali siccità, incendi, alluvioni, cicloni ed uragani. L'osservazione della biodiversità evidenzia una riduzione del 60% in cinquant'anni delle popolazioni di vertebrati, alla quale si unisce il rischio estinzione per quasi novemila specie, tutto a causa di cambiamento climatico, inquinamento, sovrasfruttamento delle risorse ed alterazione degli ambienti naturali. Prestare attenzione ai segnali che la natura offre puntualmente aiuterebbe la formazione di una coscienza ambientale grazie alla quale restituire speranza alla rinascita del pianeta. L' Earth Overshoot Day, il giorno in cui la Terra supera il margine della sostenibilità ambientale, arriva sempre prima e questo significa che consumiamo il capitale naturale a disposizione troppo in fretta rispetto ai tempi necessari alla Terra per ricrearlo. Ridurre gli sprechi alimentari sarebbe il primo passo verso lo spostamento dell'Overshoot day di 4 giorni e mezzo ogni anno, così da riequilibrare i cicli di riproduzione e consumo entro il 2050.

Dodici perle destinate a scomparire


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La produttività ad ogni costo è, evidentemente, causa di inquinamento ed emissione di sostanze tossiche o comunque nocive per l'ambiente. Ciò che non avvelena causa il cambiamento climatico che, tra troppo caldo e troppo freddo, oltre a mandare in tilt i cicli biologici di animali e piante, provoca danni ingenti ed irrimediabili all'ambiente mettendo a rischio la sopravvivenza di molti luoghi.


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1. Mar Morto: senza un intervento rapido e risolutivo da parte dell'uomo, il Mar Morto rischia di scomparire, così come è già accaduto al mare d'Aral ed al lago Ciad. L'enorme bacino - è propriamente un lago -, situato nel punto più profondo della terra e pieno di acqua 10 volte più salata rispetto a quella di tutti gli altri mari, è ufficialmente a rischio sopravvivenza. Il suo livello, infatti, si è abbassato di ben 27 metri negli ultimi decenni. Un dato allarmante che trova spiegazione nella perdita di equilibrio tra la quantità di acqua che evapora e quella che arriva dal fiume Giordano e da altri affluenti presenti nell'area settentrionale del lago. Questa mancanza di compensazione trova origine nell'intervento dell'uomo che per provvedere ai bisogni idrici delle proprie attività agricole, hanno deviato il corso dei fiumi riducendone abbondantemente la portata. A questo si aggiunge anche l’eccessivo utilizzo delle acque del Mar Nero da parte delle industrie dedite all'estrazione di minerali per la propria attività.


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2. Kivalina: un'alluvione nei prossimi 8 anni potrebbe cancellare definitivamente l'esistenza di questa piccola isola che si trova tra l'Alaska e la calotta polare artica. L'innalzamento delle temperature nell'area artica ed il conseguente ritiro dei ghiacciai causano una continua e grave erosione costiera. Conseguenza di questo processo è la riduzione della superficie dell'isoletta che ormai possiede solo una sottile striscia di sabbia che separa il mare dal villaggio situato nella parte centrale del territorio ed abitato da poche centinaia di eschimesi. Proprio il continuo e progressivo avvicinamento del mare costringerà gli abitanti di Kivalina ad abbandonare la propria isola e trasferirsi sulla terra ferma non avendo alternative da porre in essere per arginare il fenomeno di erosione e le sue catastrofiche conseguenze. L'isola nella prima metà dell'Ottocento aveva una superficie tre volte maggiore di quella attuale ed agli inizi del secolo scorso cominciò a popolarsi grazie alle risorse ittiche presenti nelle acque circostanti. Gli abitanti crebbero di numero e si insediarono stabilmente. Nel centro abitato sorse anche una scuola. Ora il futuro dell'isola è legato alla resistenza dei ghiacci: più in fretta continueranno a sciogliersi e prima priveranno il territorio della protezione necessaria per sopportare le mareggiate.


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3. Barriera corallina del Belize: l'aumento della temperatura dell'acqua, il turismo di massa e l'inquinamento dell'oceano ne avevano messo fortemente a rischio la sopravvivenza. Questo ecosistema, ricchissimo di biodiversità, è stato minacciato anche dalle scriteriate autorizzazioni alla ricerca del petrolio a soli 10 chilometri di distanza dalla barriera, poi morate dal Governo locale che ha emanato severi regolamenti per la salvaguardia dell'area. Il danno riportato dalla barriera corallina del Belize riguardava soprattutto lo sbiancamento dei coralli che, dal 1998, sono stati danneggiati per il 40% della loro totalità. Il pericolo di una imminente sparizione è momentaneamente scongiurato, ma richiede un monitoraggio costante per evitare che altre minacce si possano ripresentare.


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Grande barriera corallina australiana

 

 

 

4. Grande barriera corallina australiana: i cambiamenti climatici sono causa anche dei rischi corsi dalla Great barrier reef, arrivata ad un livello di rischio estinzione piuttosto elevato. Per ben cinque volte negli ultimi tremila anni ha rischiato di morire stressata dai cambiamenti climatici, ma è riuscita a farcela. Le parti della barriera danneggiate impiegano migliaia di anni per riformarsi e questo è il punto a sfavore per la sua sopravvivenza considerato l'avanzato stato di sbiancamento dei coralli, che ha colpito due terzi dell'intera barriera, e le continue minacce causate dal riscaldamento globale, non è certo che ancora una volta essa riesca a sopravvivere. I cambiamenti climatici che colpiscono anche la Great barrier reef sono così veloci da non agevolarne i tempi di ripresa e sembra che i cambiamenti siano già a livello irreversibile. Manca, in pratica, il tempo necessario alle forme di vita della barriera per riformarsi perchè il surriscaldamento globale ed il processo di acidificazione avanzano troppo velocemente. Senza una drastica riduzione della temperatura delle acque la Grande barriera corallina rischia la definitiva scomparsa.


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Foresta Amazzonica

5. Foresta Amazzonica: sono arrivati anche gli incendi degli ultimi giorni ad aggravare le condizioni del polmone verde del mondo. E così la biodiversità dell'Amazzonia è stata ulteriormente compromessa dopo che una continua deforestazione ne aveva già distrutto oltre un quinto della superficie. I dati diffusi sono allarmanti: ogni sessanta secondi scompare un pezzo di foresta grande come un campo da calcio a causa dell'incalzare del progresso economico ed occupazionale in nome del quale il Brasile ha chiaramente detto di voler eliminare le posizioni di salvaguardia ambientale. Le leggi a tutela della foresta sono state allentate lasciando campo libero alle operazioni di disboscamento per ricavare aree da destinare ad altri usi. L'allarme lanciato del WWF richiama l'attenzione sul rischio di perdere circa il 40% della restante foresta nei prossimi cinquant'anni, senza un freno a queste politiche tutt'altro che sostenibili che privilegiano la distruzione ambientale per ottenere nuove terre da coltivare o per costruire strade asfaltate.


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Australia meridionale

 

 

6. Australia meridionale - Africa sub sahariana: la desertificazione divora circa 6 milioni di ettari di superficie nel mondo ogni anno. Particolarmente esposti a questo rischio sono i territori dell'Australia meridionale e dell'Africa sub-sahariana, vittime dei fattori climatici peggiorati dal surriscaldamento globale e dall'eccessivo sfruttamento delle risorse naturali. La natura particolarmente arida di queste terre diventa una realtà pericolosa a causa del progressivo prosciugamento delle risorse idriche con il conseguente inaridimento di vaste aree. Il peggioramento di questa condizione accresce il rischio di incendi con conseguenze gravose per gli animali che popolano queste regioni, ma anche per gli insediamenti urbani ed i villaggi, oltre che per le attività agricole disseminate sui territori. Nei territori africani in particolar modo cresce la minaccia alla sicurezza alimentare ed all'alimentazione considerata la povertà dei luoghi vessati dalle conseguenze del cambiamento climatico che compromette anche le colture di base, affamando letteralmente le popolazioni locali.


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Kiribati, l'isola di Capodanno

7. Kiribati: entro la fine del secolo, buona parte del territorio di questo stato dell'Oceania potrebbe scomparire sommerso dall'Oceano Pacifico a causa dell'innalzamento del livello del mare. L'arcipelago corallino, che per posizione geografica si trova praticamente al centro del mondo, è vittima dei cambiamenti climatici che minacciano gli atolli dalla conformazione particolarmente indifesa al cospetto dell'aumento del livello del mare. La scomparsa di Kiribati sembra inevitabile considerato l'andamento dei cambiamenti climatici globali e nell'arco di qualche decennio gli abitanti delle isole si ritroveranno senza una casa. Nel panorama generale nessuna soluzione sembra possibile, purtroppo, ed anche qui solo un'inversione di tendenza nell'emissione di gas serra potrebbe arrestare il peggioramento climatico e, quindi, l'innalzamento del livello dei mari e degli oceani, salvando Kiribati dall'essere sommersa.


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Maldive

 

 

 

8. Maldive: il 2120 potrebbe essere l'anno della scomparsa anche dell'arcipelago indiano che è noto per essere lo stato più basso del mondo. Ben l'80% delle oltre mille isole che formano l'arcipelago delle Maldive si trova a meno di un metro di altezza sul livello del mare ed è, quindi, comprensibile l'allarme derivante dall'innalzamento delle acque degli oceani a causa del surriscaldamento globale. Il governo locale ha messo a punto una campagna di acquisto di territori da altre nazioni per poter provvedere al trasferimento degli abitanti delle Maldive quando le condizioni non consentiranno più di abitare sulle isole. In un secolo, circa, questo scenario per ora solo ipotetico diventerà realtà ed un altro luogo soccomberà ai danni ambientali provocati dall'uomo e dalla sua strafottente brama di progresso ai danni di Madre Natura.


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Glacier Montana Park

9. Glacier Montana Park (Stati Uniti-Canada) : i 150 ghiacciai presenti nelle 16 mila miglia quadrate del parco agli inizi del secolo scorso si sono ormai ridotti a 37 e sarebbero destinati a scomparire definitivamente entro il 2030. I cambiamenti climatici attuali causa dello scioglimento dei ghiacciai continuerà a causarne il ritiro sino alla completa scomparsa con la conseguente distruzione anche della fauna e della flora tipiche di questi ambienti e, quindi, legate indissolubilmente al clima freddo di questi luoghi. Stesso destino per i ghiacciai delle Alpi, condannati a ridursi drasticamente entro il 2050 ed a scomparire entro il 2100 sempre a causa del global warming che causa il continuo ritiro dei ghiacciai, facilitato anche dalla relativa altezza di queste montagne rispetto ad altre.


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Bangladesh

 

10. Bangladesh: i disastri ambientali derivanti dal surriscaldamento globale minacciano il futuro dello stato asiatico. a rischio scomparsa come tutte le zone costiere del mondo. Le inondazioni frequenti distruggono ogni tipo di costruzione rendendo i luoghi invivibili e privi del minimo necessario per la sopravvivenza delle popolazioni locali e, soprattutto, dei bambini. Le zone costiere sono quelle maggiormente esposte ai rischi dell'innalzamento delle acque degli oceani già stimato in oltre un metro, mentre l'entroterra patisce per le conseguenze della siccità. L'appello lanciato dall'Unicef è rivolto a tutti i Paesi affinché pongano in essere iniziative utili a proteggere la vita dei più piccoli dalle conseguenze disastrose del climate change. Ancora una volta, quindi, un appello per fermare il surriscaldamento globale grazie all'impegno reale di tutti gli stati del mondo.


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Venezia

11. Venezia: quella che viene definita la città più bella e romantica d'Italia sembra avere il destino segnato. Anche la laguna di Venezia, infatti, sarebbe destinata a quella che viene definita «ingressione marina più rapida» ovvero l'innalzamento delle acque del mare che sommergono rapidamente tratti più o meno estesi di costa arrecando gravi danni all'ambiente. Il Mar Mediterraneo è destinato a vedere salire il proprio livello che, secondo gli esperti, registrerà un incremento di circa 20 centimetri entro il 2050 e tra i 37 ed i 50 centimetri entro il 2100. La laguna di Venezia, a questo ritmo, subirà un aumento del livello dell'acqua tra i 60 e gli 82 centimetri, valori davvero troppo alti e già sulla carta molto impressionanti. Il fenomeno dell'acqua alta tipico della città lagunare diventa sempre più frequente e preoccupante segno che il processo di innalzamento delle acque procede molto velocemente, più di quanto si fosse ipotizzato nei secoli passati.


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Grand Canyon

 

 

 

12. Grand Canyon, Arizona: aree importanti di questo luogo storico del territorio statunitense sono destinate ad una progressiva distruzione a causa del frenetico intervento umano per sfruttarne le risorse naturali e paesaggistiche. L'aumento del numero di progetti da realizzare per lo sfruttamento delle risorse minerarie locali si aggiunge a quello già cospicuo relativo alla costruzione di strutture ricettive per turisti. L'invasione umana in nome del progresso e del guadagno rappresenta una grave minaccia per il Grand Canyon che, senza una effettiva data anche solo indicativa, rischia di veder scomparire porzioni consistenti del suo paesaggio e del fiume Colorado, riserva idrica importantissima dell'intero territorio.

 

Svizzera prima della classe per sostenibilità 
 L'Environmental Performance Index indica la scarsa qualità dell'aria come principale pericolo per la salute pubblica. L'Epi-Indice di sostenibilità ambientale, quindi, valuta l’impatto ambientale e l'impegno dei singoli Paesi per migliorare le prestazioni a tutela dell'ambiente e, quindi della salute pubblica. La classifica è stata stilata dai ricercatori delle Università della Columbia e di Yale, considerando i 24 indicatori che permettono di individuare come ed in quale ambito i Paesi siano impegnati per la salvaguardia dell'ambiente. Sui 180 stati valutati, la Svizzera è risultata prima in graduatoria, grazie all'attenzione per il maggior numero di problematiche globali e, soprattutto, per la tutela del clima e la qualità dell'aria. Al secondo posto la Francia seguita da Danimarca, Malta e Svezia. Tredicesimo posto per la Germania, sedicesimo per l' Italia, ventesimo per il Giappone e ventisettesimo per gli Stati Uniti. Fanalini di coda la Cina e l' India, rispettivamente al 120° e 177° posto.

 

 

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