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11.02.21 - 16:060
Aggiornamento : 19:37

«Sono estremamente pentito, so di essere malato»

Sono le parole finali del 48enne alla sbarra per pedofilia. La difesa punta a una pena di tre anni

Nell’arringa ha in particolare sottolineato che gli abusi sarebbero avvenuti in un periodo di due mesi al massimo. 

LUGANO - «Sono estremamente pentito per quanto ho fatto e per la sofferenza causata. Ho preso coscienza della mia malattia e mi impegno a seguire il trattamento che ho cominciato, sapendo che ci vorranno anni». Sono le parole del 48enne del Luganese a processo alle Criminali per atti sessuali con fanciulli e coazione sessuali.

Processo che poco fa si è chiuso con l’arringa difensiva dell’avvocato Pascal Cattaneo. «La sua è stata una confessione a due tappe dovuta alle sue problematiche psichiatriche» ha affermato, chiedendo quindi una pena detentiva di tre anni. «Non è contestato che vi siano stati degli abusi, ma vanno situati entro due mesi al massimo: non ci sono altre certezze».

Si tratta di una serie di abusi sessuali avvenuti tra il 2004 e il 2014 su due bambine, all’epoca di età compresa tra i sei e gli otto anni. I fatti accaduti con la più grande erano emersi per primi. E l’imputato «li aveva ammessi, riferendo anche ulteriori episodi che la vittima non aveva raccontato». Ma gli abusi sulla più giovane, che erano avvenuti anni prima, erano poi stati scoperti soltanto tre mesi dopo. Il motivo? A dire della difesa, il 48enne riteneva che fosse «un capitolo chiuso», in quanto «con lei aveva avuto la possibilità di parlarne e scusarsi subito dopo i fatti».

L’avvocato Cattaneo si sofferma anche sul fatto che è servito l’intervento delle autorità perché l’imputato confessasse. «Pur capendo di aver sbagliato - spiega - provava vergogna e non trovava il coraggio di rivolgersi alla polizia».

Sulla base di vari accertamenti relativi a traslochi e attività professionali, il difensore ha inoltre insistito sull’effettiva durata dell’arco temporale degli abusi sulla ragazza più giovane. L’imputato ammette infatti tre episodi, che sarebbero però avvenuti in un solo giorno. Mentre la vittima afferma che si tratterebbe di più abusi avvenuti in circa due anni. L’avvocato giunge a racchiudere gli eventi al massimo entro due mesi. «Non è possibile stabilire che siano avvenuti frequentemente».

Ecco quindi che il legale chiede l’assoluzione da più episodi descritti nell’atto d’accusa. «Se la richiesta di assoluzione non viene accolta, una pena adeguata è - secondo la difesa - di quattro anni».

La richiesta dell’accusa - Nel suo intervento di stamani, il procuratore pubblico Roberto Ruggeri ha proposto una pena di cinque anni e otto mesi. «Il suo è stato un comportamento estremamente grave» ha detto, chiedendo alla Corte di confermare integralmente l’atto d’accusa. Un atto d’accusa che descrive sedici episodi. «Quello dell’imputato è un gioco al ribasso volto a limitare le sue responsabilità» ha affermato l’accusa.

La rappresentante legale delle vittime - in aula l’avvocato Demetra Giovanettina - ha sottolineato che l’imputato ha agito con « egoismo e indifferenza, si è mostrato privo di scrupoli e incurante degli effetti delle sue azioni sulle bambine». Per le due vittime è stato chiesto un risarcimento di torto morale di rispettivamente 12’000 e 8’000 franchi.

La decisione della Corte, presieduta dal giudice Francesca Verda Chiocchetti, sarà comunicata a porte chiuse domani 12 febbraio alle 16.

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