Tipress (archivio)
CANTONE
11.03.19 - 17:050
Aggiornamento : 19:13

L’ex camionista non è colpevole

All’origine dell’incidente che nel 2016 ha stroncato la vita di una famiglia tedesca c’era un colpo di sonno. La Corte ha assolto il cinquantaduenne al volante del mezzo pesante

LUGANO - Quell’incidente sull’A2 si è verificato a causa di un colpo di sonno. È quindi stato assolto l’ex camionista di cinquantadue anni che oggi è comparso alle Correzionali per la tragedia in cui, il 26 luglio del 2016, perse la vita una famiglia tedesca. Lo ha stabilito la Corte presieduta dal giudice Mauro Ermani.

Non è dunque stata riscontrata negligenza nel comportamento dell’uomo che quel giorno si trovava al volante del TIR. La Corte lo ha accertato sulla base della perizia medica fatta allestire dallo stesso tribunale, secondo cui l’uomo soffre già da tempo di una forma grave della sindrome da apnea notturna. Sindrome che può causare, appunto, colpi di sonno.

La velocità costante dell’autoarticolato e il mantenimento della curva non sono in contrasto con queste conclusioni: analogamente al sonnambulismo, «il paziente è in grado di agire dal punto di vista motorio, sebbene stia dormendo». E come avvenuto nell’incidente in questione, non riesce a percepire i veicoli fermi davanti a lui, spiega la perizia medica.

Ma il cinquantaduenne poteva prevedere il possibile colpo di sonno? «La perizia dice che il disturbo può manifestarsi anche improvvisamente, pure la prima volta in maniera importante: qua si parla infatti di dieci secondi» ha detto il giudice.

E ha concluso la comunicazione della sentenza affermando che «la Giustizia opera con gli strumenti che ha: se non vi è colpa, non vi può essere sanzione. Anche di fronte a un incidente con conseguenze così drammatiche, che ha stroncato la vita di un’intera famiglia».

Le richieste delle parti - Il difensore, l’avvocato Stefano Genetelli, aveva puntato all’assoluzione del cinquantaduenne, facendo leva sulla sindrome da apnea notturna che sarebbe stata all’origine di un colpo di sonno al volante. Ma il procuratore pubblico Arturo Garzoni aveva sollevato alcuni interrogativi sulla presenza della patologia prima dell’incidente, chiedendo quindi la conferma dell’atto d’accusa e una pena di venti mesi, sospesa per un periodo di prova di due anni.

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