il 38enne ucciso
CANTONE
10.10.17 - 10:550
Aggiornamento : 14:17

«Sconcertata dai commenti razzisti e pieni d'odio sulla morte del 38enne dello Sri Lanka»

Parla una giovane tamil che con il richiedente l'asilo ucciso a Brissago condivide il paese natale: «Aspettiamo di sapere cosa sia accaduto». I dati: oltre 3 svizzeri su 10 infastiditi dai "diversi"

Razzismo

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Questi sondaggi non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.

BRISSAGO - Sono stati centinaia, in pochissimi minuti, i commenti sul caso della morte avvenuta per mano di un poliziotto nelle prime ore di sabato 7 ottobre. Tra questi molti pregni di una cattiveria tale da costringerci a bloccare la possibilità di commentare gli articoli rimuovendoli dai social. Il tenore dei post, tra chi gioiva per la morte di un uomo e chi addirittura invitava alla razzia degli stranieri, non era affatto stemperato dal buon senso.

«Sconcertata e spaventata» -  Commenti, questi, incuranti della sensibilità di altri che, in un modo o nell'altro sono rimasti colpiti e persino toccati da tanta rabbia. Tra questi A.D., giovane studentessa tamil dello Sri Lanka, che con il 38enne richiedente l'asilo ha in comune il paese d'origine. «È spaventosa la disparità di trattamento. Ognuno ha una storia, che sia straniero, frontaliere o cittadino svizzero. La vita ha lo stesso valore a tutte le latitudini. Sono sconcertata e persino spaventata».

A rattristare maggiormente la giovane studentessa di diritto, vi sono le reazioni delle istituzioni all’accaduto: «Nelle interviste, i politici e i rappresentanti del governo ticinese paiono avere già un’idea chiara e incontestabile del caso. Da più parti si sono profusi nel dimostrare vicinanza all’agente. Sono poche, invece, le parole espresse per quello che evidentemente è “solo” un richiedente d’asilo, uno straniero».

«Fate luce sull’accaduto» - È evidente, nella voce di A.D. che a parlare è il dolore di chi viene fatto sentire un “diverso”. «Vivo ogni giorno dimostrazioni di razzismo. Nei locali pubblici vengo trattata diversamente dagli altri. Camminando per strada mi capita di venire urtata anche se c'è spazio per camminare. Entro in un negozio, saluto, e vengo squadrata da testa a piedi. Poi sento del caso di Brissago e mi viene da chiedermi a chi possa importare della vita di uno straniero. Se lui muore, non cambia niente qui, ma a migliaia di chilometri c’è chi è distrutto dal dolore. Sono la sua famiglia. I suoi figli».  Per la ragazza il silenzio sarebbe piuttosto il giusto sottofondo al lavoro degli inquirenti: «Aspettiamo di sapere cosa sia accaduto. Sono tante le domande alle quali dare risposta.  Aspettiamo prima di sputare sentenze, prima di odiare. Perché l’uomo era arrabbiato? Cosa lo ha scatenato?». La giovane chiede di far luce anche sull’operato dell’agente: «Sparare senza uccidere non era possibile? Perché sono stati esplosi più colpi? Quello del poliziotto è un mestiere rischioso che richiede coraggio. Ma anche responsabilità». Quindi conclude con una domanda, che invita a una riflessione: «Mettiamo che la persona uccisa fosse stata svizzera, la comunità come avrebbe reagito?».

Razzismo statisticamente presente - Lo sfogo della giovane studentessa non fa che riportare d’attualità un tema che ciclicamente torna e fa sempre discutere: l’apertura nei confronti degli stranieri. Sull’argomento sono arrivati proprio oggi i dati dell’Ufficio di Statistica (UST). E parlano chiaro. Se i due terzi della popolazione svizzera, infatti, ritiene il razzismo un problema di grande importanza, il 36% della popolazione ha dichiarato di potersi sentire disturbata dalla presenza di persone percepite come diverse (per colore, razza, religione o stato sociale d’appartenenza). E ancora, a sentirsi minacciato dagli stranieri è il 16% delle persone.

Le paure, infine, si cristallizzano in particolare attorno a specifici gruppi. È attorno ai musulmani che si concentrano le tensioni sociali più marcate. Seguono ebrei e neri. L’ostilità nei confronti del gruppo dei musulmani è però meno marcata rispetto alla diffidenza verso l’islam, che nel 2016 era pari al 33%.

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