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VAUD
14.07.21 - 18:100

Evacuazione di Mormont, spunta la denuncia per abuso d'autorità

Secondo un'attivista gli agenti non avrebbero rispettato un accordo raggiunto prima dell'operazione.

Il rapporto del governo vodese in cui giudica proporzionato e legale l'allontanamento dei giovani, minimizzerebbe e occulterebbe i veri problemi.

LOSANNA - Un'attivista ambientalista, allontanata dalla polizia a fine marzo dalla collina di Mormont (VD) occupata da centinaia di persone per protestare contro un progetto del cementificio Holcim, ha sporto denuncia penale contro la polizia per abuso di autorità.

Nel corso di una conferenza stampa odierna a Losanna, la donna - accompagnata da alcuni sodali - ha spiegato questa decisione col fatto che gli agenti non avrebbero rispettato un accordo raggiunto prima dell'operazione con gli occupanti della cosiddetta ZAD (zone à défendre, zona da difendere) e, in generale, con la criminalizzazione del movimento.

Secondo l'attivista, che davanti ai media non ha voluto rivelare le proprie generalità, il rapporto del governo vodese in cui giudica proporzionato e legale l'allontanamento dei giovani, minimizza e occulta i veri problemi.

Durante l'operazione, la ragazza aveva come compito di proteggere i compagni saliti sugli alberi affinché non si facessero male. Tale accordo sarebbe stato raggiunto con la polizia e i responsabili politici; gli agenti, però, l'avrebbero arrestata ugualmente, infischiandosene dei patti, benché sia rimasta pacifica. Prima di portarla al comando, l'avrebbero spinta a terra e ammanettata, usando insomma metodi a suo parere poco ortodossi.

La donna è stata accusata di violenze contro funzionari, un'accusa "falsa" a parere dell'attivista, tanto che pochi giorni dopo il fermo tale contestazione è stata abbandonata. Rimane però il comportamento sopra le righe dei poliziotti, contro i quali ha sporto denuncia per abuso di autorità il 30 di giugno, come confermato dal suo legale. La donna chiede inoltre l'apertura di un'inchiesta per esaminare le circostanze dell'intesa tra attivisti e autorità e per capire come mai i patti siano stati violati.

Il collettivo denuncia inoltre la repressione esagerata del movimento. Il Ministero pubblico ha chiesto di stabilire un profilo genetico per tutte le persone sfollate. I quattro attivisti presentatisi oggi davanti ai media hanno parlato di schedatura generalizzata, mentre il loro avvocato ha sostenuto che una simile prassi non si applica per reati minori passibili di una semplice contravvenzione.

Stando al collettivo una seconda denuncia sarebbe stata sporta da una donna, anch'essa fermata e lasciata ammanettata al sole, tanto da prendersi un'insolazione.

Agli ambientalisti, confluiti sulla collina di Mormont nell'ottobre 2020 per protestare contro l'espansione della cava appartenente alla società di cemento Holcim, era stato ordinato di andarsene entro 20 giorni; in caso contrario si sarebbe fatto ricorso alle maniere forti.

Il 29 di marzo, a causa del mancato rispetto dell'ingiunzione, Holcim ha richiesto lo sgombero della zona. L'indomani agenti di polizia sono intervenuti allontanando gli attivisti. Stando al Consiglio di Stato, l'allontanamento forzato si è svolto senza grossi intoppi, è stato proporzionato e rispettoso della legalità.

L'operazione, che ha richiesto l'impiego totale di oltre 600 persone tra cui personale paramedico e pompieri, è costata in tutto circa 239 mila franchi.

Per complicare il compito della polizia, gli occupanti della cosiddetta ZAD avevano eretto barricate, amache e case sugli alberi. L'occupazione della collina di Mormont il 17 di ottobre scorso rappresenta la prima ZAD svizzera. Il progetto di Holcim è ancora oggetto di un ricorso al Tribunale federale.

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