Così la finanza islamica sta conquistando il mondo

Niente speculazioni, rischi o astrazioni: le banche musulmane funzionano e convincono anche chi non lo è

Nel 2017, il 90% dei risparmiatori che hanno aperto dei conti bancari presso la Al Rayan Bank, una banca islamica del Regno Unito, erano non musulmani. Al Rayan è la più grande e antica banca del Paese a seguire i precetti della Shari’ah, la legge sacra dell’islamismo, e serve milioni di clienti in tutto il Regno Unito.

La finanza islamica, muove oltre 2'200 miliardi di dollari ed è un giro d’affari che, da alcuni anni a questa parte, si mostra attivo e in continua espansione. La diffusione in Europa continua ad aumentare ed è per questo che l’industria finanziaria islamica è cresciuta del 525,7 punti percentuali.

Cosa significa “Finanza islamica"?

Per finanza islamica si intende una serie di istituti giuridici, strumenti finanziari e imprese che operano conformemente ai dettami e alle tradizioni della Shari’ah, legge sacra islamica, fondata su pochi ma chiari principi fondanti: divieto di pagamento degli interessi, ribà, svincolati da un’attività reale con un determinato livello di rischio, divieto di stipulare contratti con carattere d'incertezza o ambiguità, gharar, divieto di speculazione, maisir e divieto di svolgere attività economiche vietate dal Corano quali la produzione o distribuzione di alcol, armi, carne suina, pornografia e gioco d’azzardo.

Né rischi, né speculazioni - L’Islam non concepisce, in base ai suoi principi, l’alea che caratterizza la finanza pura e non sono permesse le attività che presentano un rischio, motivo per cui sono escluse la speculazione, la leva finanziaria e anche la carta di credito. Il divieto del tasso d'interesse trova il proprio fondamento nel principio della condivisione del rischio e del rendimento.

Inoltre, la ricchezza derivata dagli investimenti deve essere distribuita in maniera equa. Nel mondo islamico, infatti, il denaro non viene inteso come un bene fine a se stesso ma come un semplice mezzo di scambio. E’ questo il motivo per cui il tasso d'interesse è stato sostituito dalla condivisione del profitto e le banche vanno intese come partner del cliente.

Qualsiasi transazione finanziaria, quindi, deve scaturire o avere a oggetto un bene di natura reale. Ogni prodotto finanziario islamico, deve essere certificato dallo Shari’ah Board, organo di controllo indipendente, composto da esperti di legge islamica, che fornisce interpretazioni vincolanti per gli operatori finanziari o redime eventuali controversie.


Archivio Reuters
L'ingresso della sede dell'Islamic Development Bank Group di Jeddah, Arabia Saudita.

Dall'Egitto, in tutto il mondo - La finanza islamica ha iniziato a svilupparsi alla fine del secondo conflitto mondiale in Egitto, dove ci si iniziò a interrogare sulla possibilità di coniugare le regole del mondo economico con quelle dell’Islam.

Nel 1963, per volere dell’economista Ahmad Al-Najjar, nacque la Cassa Rurale di Risparmio, Mit Ghamr, che aveva come clienti le piccole imprese e i privati. Nel 1979, a seguito della rivoluzione iraniana che portò al potere l’ayatollah Khomeyni, fu stravolto anche il sistema bancario iraniano che venne trasformato radicalmente in modo da aderire alla legge sacra islamica.

L’esempio di Teheran, venne poi seguito anche dal Pakistan e dal Sudan che fecero da apripista agli altri Paesi islamici. Nel 1975 viene fondata la prima istituzione finanziaria internazionale, la
Islamic Development Bank e, tre anni dopo, venne aperta la prima banca islamica in Lussemburgo. 

L'arrivo nella Confederazione - In Svizzera, la finanza islamica è arrivata nel 1981 con la fondazione di ‘La Dar al Maal al-Islami Trust’, la casa del denaro islamico, divenuta, con il tempo, una delle più famose istituzioni finanziarie islamiche a livello globale. La Dmi Trust, la quale si è scelta uno slogan di forte impatto «Allah è il fornitore del successo», gestisce anche la Faisal Islamic Bank, che ha sedi in diversi Paesi quali Barhain, Egitto e Pakistan.

La Gran Bretagna è la nazione dove essa si è diffusa più capillarmente. Nel 2004 a Londra è stata aperta la Islamic Bank of Britain, IBB, seguita poi, visto il successo di questo primo istituto di credito, da tante altre banche islamiche quali la European Islamic Investment Bank o la
Gatehouse Bank. Inoltre, molte banche internazionali, vista la possibilità di allargare la propria clientela, hanno aperto degli sportelli chiamati ‘islamic windows’, dedicate a potenziali clienti.  musulmani.

Ma come funziona? Gli schemi contrattuali su cui si basa la finanza islamica sono sostanzialmente di due tipi: il Profit-Loss Sharing, legato alla condivisione del rischio della transazione tra il finanziatore e il finanziato, e il Non Profit-Loss sharing, in cui rientrano tutte le attività di finanziamento che prevedono la condivisione degli utili e delle perdite. Il primo schema contrattuale rappresenta un punto d’incontro tra il divieto d'interessi e la necessità di profitto grazie alla condivisione del rischio d'impresa.


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No all'astrazione, alla speculazione e al rischio.

La mancanza di interessi viene compensata con donazioni in natura o condizioni privilegiate di accesso al credito. Al termine di un investimento, il profitto viene ripartito tra cliente e istituto mentre, in caso di perdite, queste sono a completo carico della banca. Nel caso dell’erogazione di mutui per l’acquisto d'immobili, le banche islamiche acquistano direttamente la casa per poi concederla in affitto al cliente.

La somma dei canoni di affitto sarà pari alla cifra erogata tramite il mutuo, senza interessi, ma con la sola previsione di una commissione sul servizio prestato. Molto complessa appare la situazione delle compagnie assicurative che, per loro stessa natura, agiscono per scopo di lucro, proteggendo il cliente al verificarsi di un determinato evento dietro pagamento di un premio in denaro.

Il concetto di rischio, però, è in aperto contrasto con la legge islamica che, come precedentemente visto, non concepisce l’aleatorietà di un evento. Il takaful, l’assicurazione islamica, è un sistema cooperativo di rimborso nel caso qualcuno subisca una perdita; i contributi degli assicurati sono intesi come donazioni al fondo e le perdite sono divise su base comunitaria.


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Partecipanti a una convention sulla finanza islamica, a Jakarta nel 2016.

Quel tesoro chiamato sukuk - Lo strumento finanziario islamico per eccellenza è lo sukuk, delle obbligazioni che investono esclusivamente in immobili o in altri beni reali che producono una rendita. Una società intermediaria acquista questi beni per emettere certificati di partecipazione che, a scadenza periodica, restituiscono un canone. Conformemente ai precetti della legge islamica, il titolo di debito deve sempre corrispondere a un preciso progetto, solitamente immobiliare.

In Europa i sukuk, sono arrivati nel 2004 quando in Germania, la regione della Sassonia-Anhalt, lanciò la prima emissione sovrana da 123 milioni di dollari. Dal 2006 sono quotati anche alla Borsa di Londra. I sukuk hanno fatto registrare, da subito, un grande successo e a fine 2016 rappresentavano già il 17% del settore finanziario con un'emissione di titoli pari a 88 miliardi di dollari mentre, secondo Moody’s, a fine 2018 la cifra sarebbe salita a 148 miliardi di dollari.

I contratti, secondo la Shari’ah - Nelle banche islamiche, non potendo applicare, come detto, alcun tasso d'interesse, i rendimenti sono garantiti attraverso altri sistemi finanziari: la mudharabah, è uno dei contratti più conosciuti della finanza islamica e si articola nella creazione di un fondo da parte della banca utilizzando le somme depositate dai clienti per poi erogarlo al soggetto che lo utilizzerà per la sua attività lavorativa.

L’ijarah consiste in una forma di leasing mentre l’istisna’a, si configura come un contratto di compravendita utilizzato per finanziare la produzione di beni. Il musharakah, che letteralmente significa ‘condivisione’ viene spesso usato come strumento di finanziamento a lungo termine. La banca finanzia un progetto assumendosi anche la responsabilità della gestione dello stesso di comune accordo con il creditore, ripartendo utili e perdite in maniera condivisa.


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Una dipendente dell'istituto di credito islamico Trustbank Amanah a Paramaribo (Suriname).

L'etica, davanti tutto - Il sempre maggior successo della finanza islamica risiede, in larga parte, proprio sul modello etico proposto: un'economia basata sui beni reali si pone in netto contrasto, infatti, con la finanza sempre più complessa e basata su una serie sempre nuova di strumenti derivati quale quella occidentale.

La salvaguardia del più debole, la condivisione di utili e perdite, la costruzione di progetti reali e la visione del denaro come mezzo e non come fine, sono concetti che vanno di pari passo alla creazione di una economia più sostenibile, non flagellata da continue crisi globali che rendono i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più danarosi.

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