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28.05.18 - 18:060
Aggiornamento : 22:16

Ristorni dei frontalieri: «Agisca il Governo»

Il Parlamento ha accolto la mozione di Agustoni e Fonio che chiedeva «un uso conforme dell'accordo» e spronava il Consiglio di Stato a prendere posizione

BELLINZONA - Il Governo ticinese deve spronare la controparte italiana in maniera che, con i soldi dei ristorni dei lavoratori frontalieri (le imposte alla fonte) , vengano realizzate strutture transfrontaliere, opere cioé che possano interessare entrambe le parti chiamate in causa. 

È una decisione scontata quella presa oggi dal Gran Consiglio, chinatosi oggi sulla mozione del 2015 dei deputati Maurizio Agustoni e Giorgio Fonio denominata “Ristorni dei frontalieri: quando ci attiveremo per un uso conforme all’accordo?”.

Il rapporto di maggioranza allestito da Fiorenzo Dadò (PPD), approvato dal 56% del Parlamento, invitava il plenum ad accogliere la mozione, ricordando che il Governo non ha ancora preso posizione sulla mozione e che il nuovo accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri non è ancora stato firmato né dai rispettivi governi né approvato dai rispettivi parlamenti.

Il rapporto di minoranza di Matteo Quadranti (PLR) sottolineava sì la necessità di «uscire dalla situazione di stallo», ma «non sulla base di atti di forza unilaterali». Lo stesso invitava il Gran Consiglio a considerare evasa la mozione, precisando che la richiesta al Governo «mal si concilierebbe» con le attuali negoziazioni per un nuovo accordo sull’imposizione dei frontalieri in corso tra Confederazione - a cui spettano tutti gli aspetti di natura fiscale - e Italia. Per il deputato PLR, inoltre, il nuovo testo sarebbe «inattuabile nella misura in cui con l’accordo in vigore dal 1974 le autorità ticinesi e svizzere semmai hanno solo un diritto di essere informati sull’utilizzo dei ristorni ma senza poterlo imporre restando questa una competenza sovrana italiana».

Le posizioni - Tra i favorevoli Daniele Caverzasio, per la Lega dei Ticinesi, che ha definito la mozione un a«proposta minimalista e di buonsenso». «Speriamo - ha aggiunto - di portare qualcosa a noi del Mendrisiotto ma anche nell'Alto Malcantone dove le problematiche del traffico sono molto più sentite».

Caverzasio non ha mancato una frecciatina al consigliere federale Ignazio Cassis, riguardo il suo ruolo negli affari esteri: «Speriamo che questo tasto reset lo trovi sul tavolo e non lo dimentichi da qualche parte».

Favorevoli anche i Verdi: «Ogni anno versiamo 60 milioni di franchi di ristorni in base a un accordo che non prevede alcuna reciprocità - ha sottolineato Tamara Merlo -. L'attenzione l'abbiamo ottenuta con i blocchi, ma poi il boresellino si è sempre riaperto. E non è cambiato nulla. Bisogna far rispettare l'accordo del '74, secondo il quale i ristorni devono essere impiegati per opere e servizi pubblici i cui costi i comuni sostengono a causa dei frontalieri».

Restii, in questo senso, i socialisti: «Questa mozione ha sollevato il dubbio che il Consiglio di Stato non si sia mai mosso e che possiamo imporre all'Italia l'uso di quei soldi - ha spiegato Ivo Durisch -. Peccato che non sia il Governo il titolare del dossier in questione. Nonostante questo il Consiglio di Stato già discute regolarmente con il Governo della Regione Lombardia».

Durisch ha ricordato come il consiglio federale abbia già risposto a una mozione di Marco Romano molto simile a quella in discussione oggi: «È stato risposto che nel quadro delle riunioni tra Svizzera e Italia è previsto che gli italiani informino circa l'uso dei ristorni. Ma non esiste alcun vincolo che permetta alle autorità svizzere di imporre l'uso di questo denaro».

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