CANTONE
14.10.13 - 20:320
Aggiornamento : 24.11.14 - 11:15

"I furbetti se ne vadano dal Ticino"

Borelli, Unia: "Ne va del futuro del Ticino. Quale futuro possiamo dare ai cittadini di questo Cantone in un mercato del lavoro che si sta trasformando in una giungla?"

BELLINZONA - Enrico Borelli è senza parole. La presa di posizione di Alessandro Mecatti, sindacalista dell’OCST di Mendrisio, che ha definito la iniziativa sul salario minimo un’assurdità lo ha lasciato di stucco: “Ma come? Questa è un’iniziativa sostenuta da tutto il movimento sindacale. Recentemente anche i sindacati cattolici, come il Syna si sono schierati a favore del salario minimo di 4.000 franchi. E all’interno della sinistra la posizione è unanime, è una iniziativa sostenuta da tutti. Tanto è vero che per sabato prossimo è stata convocata a Lugano, da un ampissimo numero di forze, una manifestazione per la difesa dei diritti sociali ed economici. Ma non solo. L'onorevole Sadis, capo dipartimento DFE, conscia della problematica, ha dimostrato pubblicamente, in occasione di un dibattito televisivo, una certa simpatia per questa iniziativa. Non è solo un'iniziativa che raccoglie consensi a livello sindacale e politico, ma anche a livello istituzionale, laddove ci sono delle persone che riflettono sulle distorsioni del mercato del lavoro, che sono veramente molto gravi”.

"Dalle parole ai fatti" - Per il co-segretario di Unia Ticino l’iniziativa sul salario minimo è fondamentale per dare una svolta alla politica economica nel nostro Cantone:  “Ora dobbiamo passare dalle parole ai fatti. La situazione del mercato del lavoro in Ticino ha raggiunto livelli di emergenza tali che per i salariati sta diventando ormai insostenibile”.

"Chi preclude l'occupazione dei residenti non può avere diritto di cittadinanza" - Borelli, non è d’accordo con il suo collega dell’OCST, che a Ticinonline ha sostenuto la tesi del “lavoro crea altro lavoro”. “Aziende che aprono i battenti in Ticino, applicano dei salari che di fatto precludono l'occupazione dei residenti, sfruttano le condizioni dei frontalieri, creano e rafforzano il dumping e la pressione generalizzata verso il ribasso di tutti i livelli salariali, sfruttano le maglie larghe o le lacune contrattuali o legali, non possono avere diritto di cittadinanza”.

"Mercato del lavoro che sta diventando una giungla" - La parola d’ordine è salario minimo, non meno di 4.000 franchi al mese: “Ne va del futuro del Ticino e del suo tessuto economico. Quale futuro possiamo dare ai cittadini di questo Cantone in un mercato del lavoro che si sta trasformando in una giungla?” chiede Borelli che butta altra carne sul fuoco: il tema del marchio “Swiss Made”. “Pensiamo alla contraddizione esistente oggi – afferma il segretario di Unia -  “Queste aziende si fregiano del marchio Swiss Made. Ma come si fa ad avere questo marchio per i prodotti e allo stesso tempo applicare salari indecorosi che precludono l'occupazione ai residenti? ”

“Ma non solo – ha continuato Borelli - Scaricano sulla collettività le ricadute negative di queste loro iniziative imprenditoriali. Ci sono aziende che si installano in Ticino, stanno qui sei sette-otto mesi, non pagano i salari e se ne vanno. E chi paga la differenza? La pagano i contribuenti attraverso l'insolvenza”.

“O introduciamo dei salari minimi dignitosi o questa messa in concorrenza brutale che oggi il padronato applica tra i lavoratori continuerà ad approfondirsi con tutte le conseguenze drammatiche che ne conseguono, a partire dalla tenuta della coesione sociale”.

A Borelli facciamo presente un fenomeno, che potrebbe ritorcersi negativamente anche per i sindacati stessi nel loro insieme: se le aziende se ne vanno all’estero, il sindacato perderà a sua volta affiliati... “Il sindacato deve anteporre all'interesse dell'apparato – ribatte il segretario di Unia – quello dei lavoratori. Quella di Mecatti è una voce fuori dal coro e contraria agli interessi dei lavoratori”.

Zimmerli dice che qui una pizza costa 10 franchi, a Zurigo dai 16 in su...
Vogliamo fare un discorso di gabbie salariali? Un litro di latte costa uguale alla Migros di Chiasso, così come a quella di Dübendorf o Basilea”.

Lei teme una fuga delle ditte del tessile?
“Io non penso che ci sarebbe un fuggi-fuggi generale con il salario minimo di 4.000 franchi. Un’azienda seria prima di andarsene di solito fa tutta una serie di valutazioni che partono dalla realtà: un sistema politico stabile, un mercato del lavoro fortemente liberalizzato, la presenza di buoni servizi di assistenza alle imprese, una rete dei trasporti e viaria eccellente, così come sono eccellenti  le condizioni a livello di stabilità politica e fiscali. A quelle aziende che vengono semplicemente per pagare stipendi da fame, che precludono l'occupazione ai residenti lo diciamo chiaramente: se ne vadano via. Creano solo problemi, dividono i lavoratori, non lasciano nulla a livello d'indotto e distruggono i diritti. Che se ne vadano a 10 km più a sud. I furbetti se ne possono anche andare”.

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