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17.10.21 - 09:320
Aggiornamento : 11:48

«Mafia gay», la Procura indaga per discriminazione

Pink Cross ha presentato una denuncia contro il direttore di una rivista residente a Lugano

LUGANO - Diverse denunce sono state di recente depositate in Svizzera per discriminazione basata sull'orientamento sessuale ai sensi dell'articolo 261bis del Codice penale: una di esse è pervenuta al Procuratore generale ticinese Andrea Pagani. Si riferiscono in particolare a testi e video pubblicati sul web o nel contesto della campagna per la votazione per l'iniziativa "matrimonio per tutti", approvata lo scorso 26 settembre alle urne dal 64% dei votanti.

L'azione legale depositata a Lugano è promossa da Pink Cross, la federazione svizzera di omo- e bisessuali, contro il direttore della rivista bimestrale cattolica in lingua tedesca THEOLOGISCHES e del suo sito web. Essa è stata consegnata al procuratore ticinese dato che il direttore della pubblicazione risiede a Lugano.

Nella denuncia - di cui l'agenzia Keystone-ATS è in possesso di una copia - si legge «nei numeri di gennaio/febbraio e marzo/aprile 2021 della rivista THEOLOGISCHES nonché sul sito web, l'accusato ha pubblicato un articolo intitolato "Über die Notwendigkeit homosexuelle Cliquen in der Kirche zu begrenzen" ("Della necessità di arginare le cricche omosessuali nella Chiesa") il quale a nostro parere viola l'articolo 261bis CP». Quest'ultimo dal luglio 2020 punisce anche le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale.

Mafiosi e parassiti - In questi testi - rileva Pink Cross - gli omosessuali sono paragonati senza mezzi termini alla mafia e accusati di essere parassiti della società. In particolare si legge: «Una simile mafia gay si comporta come qualsiasi mafia, come un parassita privo di scrupoli, come un cancro che non esita ad ammazzare il suo ospite, succhiarne fino all'ultima risorsa, fino all'ultima scorta, allo scopo di assicurarsi una comoda esistenza».

Nella rivista si sostiene pure che «circa il 20 per cento degli omosessuali ha una predilezione efebofila o pederastica, uno dei loro disturbi più tipici». Si parla inoltre dell'omosessualità come di una «malattia» che va curata, si legge nella denuncia. Queste affermazioni violano secondo Pink Cross l'articolo 261bis: «la federazione ritiene quindi che l'accusato debba essere punito in maniera adeguata».

Soral - Sempre Pink Cross e l'omologa LOS, l'Organizzazione svizzera delle lesbiche, hanno presentato ieri un'altra denuncia, già annunciata il mese scorso, contro Alain Soral. Il saggista francese di estrema destra, residente a Losanna, aveva rivolto commenti duri contro la comunità LGBTQ+ e contro una giornalista romanda che aveva scritto un testo sulla diffusione in Svizzera delle idee di Soral.

Le affermazioni di Alain Soral sono state diffuse in video sul web e sui social network. «Non possiamo tollerare nelle nostre democrazie che si diffonda l'odio e che si discrimini talune parti della società», ha detto Muriel Waeger, direttrice romanda di Pink Cross, spiegando i motivi della denuncia.

Lettere anonime omofobe nel Giura - Altre due denunce sono state presentate nel Giura, nella regione di Delémont, dove diversi omosessuali e lesbiche hanno ricevuto lettere anonime o trovato volantini con insulti omofobi nelle loro bucalettere. Ne riferisce Juragai, l'associazione Jura LGBTQ+ nella sua ultima newsletter.

Uno dei querelanti ha anche segnalato alla polizia una violazione di domicilio e un furto: a lui e al suo compagno è infatti stata rubata la bandiera "Yes, I do". Nella loro bucalettere è stato infilato anche un volantino con scritto: «No a quegli stupidi froci e a quelle pazze lesbiche».

Lo stesso volantino è stato inviato per posta a una donna che vive in un villaggio vicino: anch'essa ha presentato una denuncia, ha indicato alla Keystone-ATS Nicole Béguin, un membro del comitato Juragai. E un altro membro del comitato ha trovato diversi volantini con la stessa scritta per terra in una strada di Delémont.

Nuova norma penale - I querelanti si basano sulla nuova legge penale contro l'omofobia, che è stata approvata da oltre il 63% dei votanti l'anno scorso ed è entrata in vigore nel luglio 2020.

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