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Il corteo di lunedì in stazione
LUGANO
12.03.21 - 14:530
Aggiornamento : 15:18

«Ci si vede per strada. Qui siamo e qui restiamo»

Dopo il corteo degli scontri, il CSOA Il Molino prende posizione e parla di «provocazione» e «pretesto»

L'assemblea degli autogestiti smentisce che ci sia stata una carica dei manifestanti contro la polizia e parla di un «tentativo di avviarsi verso l'unico buco lasciato libero dal dispositivo»

LUGANO - «Ci si vede per strada. Qui siamo e qui restiamo» è il finale bellicoso della presa di posizione con cui l'assemblea del Centro sociale il Molino torna sui fatti di alcuni giorni fa in stazione a Lugano. «Quella di lunedì è stata una non-manifestazione partecipata e densa di interventi». Interventi che, per la cronaca, sono ruotati anche attorno agli scontri tra la polizia, in tenuta antisommossa, e i manifestanti. Dopo il preambolo in cui si ricorda l'intento del corteo, contro patriarcato, razzismo e islamofobia, gli autogestiti parlano della sua realizzazione che «è stata resa impossibile. Un dispiego di polizia in antisommossa prevedibilmente provocatorio, ha accolto e circondato fin da subito, in una situazione di nervosismo e di incertezza, le attiviste e i solidali partecipanti».

L'accerchiamento - L'intento della dispositivo di polizia, secondo il CSOA, era di impedire lo svolgersi della manifestazione per le strade di Lugano. «E poco importa il grado di risposta delle persone presenti: da quell’accerchiamento nessuno ne sarebbe dovuto uscire indenne. Sia stato esso un controllo d’identità, una perquisizione, una provocazione. Fino ad arrivare all’ennesimo pretesto per attaccare l’esperienza di autogestione del Centro Sociale».

L'unico buco libero - Gli autogestiti smentiscono che ci sia stata una carica contro la polizia. «Dopo più di un’ora di blocco, il tentativo di avviarsi verso l’unico buco lasciato libero dal dispositivo (circa 70 agenti in assetto antisommossa!), non era nient’altro che la voglia di tornare a respirare e di provare a portare per le strade cittadine le rivendicazioni dell’8 marzo» affermano. La carica, nella lettura di chi ha manifestato, «sono stati i 5 e più passi necessari verso il cordone di polizia, proprio per uscire dall’accerchiamento. E il cui risultato sono state manganellate, spray al pepe e calcioni vari».

Le maniere forti - Secondo gli autogestiti «più donne sono state picchiate, toccate, spintonate, allontanate, insultate, sprayate, manganellate, ammanettate da agenti di polizia maschi. E a una giovane ragazza fermata è stato pure strappato il velo (hijab)!». Una ricostruzione di parte, che riportiamo per dovere di cronaca. 

La concomitanza con il voto - Gli autogestiti non si dicono stupiti per «il trattamento dell’apparato repressivo dello stato, che di fatto ben sappiamo si fonda su controllo e violenza. Così come non ci stupisce l’ennesimo teatrino messo in piedi contro il Molino alla vigilia di ogni campagna elettorale». Sono scene, continuano, già viste in occasione delle precedenti elezioni, «terminate le quali, silenzio assoluto: finché si sta chiusi dentro le mura dell’ex macello, senza disturbare la città vetrina, tutto fila liscio…».

Gli anniversari - Nel 2021, conclude la presa di posizione, saranno passati 25 anni «dal violento sgombero della festa di primavera al parco del Tassino che portò all'occupazione dei Mulini Bernasconi e i 150 anni della Comune di Parigi». Ma più che di anniversari i "molinari" parlano di «esperienze rivoluzionarie da riprendere» per la «creazione di altri mondi possibili». Quanto al ventilato sgombero, non se ne fa direttamente cenno. Ma il finale non lascia presagire una resa tranquilla, dal momento che gli autogestiti si dicono pronti ad agire così: «Con determinazione, complicità e tanto amore. Ma - se necessario - anche con sassi e bastoni. Ci si vede per strada. Qui siamo e qui restiamo».

 

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