TiPress - foto d'archivio
COMANO
02.02.21 - 21:090

Tweet di Canetta, insorge il sindacato

Il SSM chiede a Direzione generale, CORSI e CdA di intervenire «con la stessa fermezza usata in altri casi»

COMANO - Il "dossier molestie" in RSI è passato da Maurizio Canetta a Enrico Carpani (in attesa dell'arrivo di Mario Timbal) per volontà della direzione generale di SSR. Il motivo risiede in alcuni commenti del direttore a dei tweet, giudicati "inappropriati" lo scorso aprile e per i quali era finito anche di fronte alle Risorse umane. Ma al sindacato svizzero dei massmedia (SSM) le (doppie) scuse di Canetta non bastano.

«È inaccettabile - scrive il SSM - che colui che in passato ha deciso per gravi sanzioni nei confronti di altri dipendenti in casi simili si sia autoassolto in un primo tempo (quando i tweet sono stati segnalati da alcuni dipendenti), e si autoassolva ancora oggi pubblicamente, per messaggi di gravità indiscutibile e certamente lesivi della reputazione della RSI, ritenendo sufficienti le proprie scuse».

Il sindacato fa riferimento a casi in cui «alcune colleghe e colleghi, pur essendosi scusati pubblicamente e privatamente per messaggi o commenti giudicati impropri dalla RSI, sono stati sanzionati pesantemente, con sospensioni, riduzioni di stipendio, e anche con il licenziamento», come nel caso «di una madre con figli agli studi». Sono le linee guida della RSI a prevederlo, «nel rispetto del principio di proporzionalità»: «Tutti i collaboratori attivi sui social media diano prova di buon senso e correttezza e rispettino il dovere di lealtà nei confronti del datore di lavoro» evitando «che l'utilizzo dei social possa in qualche modo ledere gli interessi della RSI/SSR, pregiudicandone l’immagine e la reputazione o arrecando in altro modo danno l’azienda».

Il SSM si è quindi rivolto alla Direzione generale, alla CORSI, al consiglio d'amministrazione SSR affinché «intervengano con la stessa fermezza dimostrata in altri casi nell'applicazione delle norme«, per non «violare gravemente il principio di equità e di giustizia, e accettare che sia il giudicato (Maurizio Canetta, al beneficio della pensione a fine aprile, ndr.) a giudicare sé stesso». 

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