Keystone
SVIZZERA
14.12.20 - 12:240

Al via la campagna contro l'identità elettronica

Non piace l'idea che per avere un'identità digitale occorrerà passa da operatori privati.

Secondo il comitato referendario il rilascio dei documenti d'identità deve rimanere competenza della Confederazione. La votazione è prevista per il prossimo 7 marzo.

BERNA - «Non vogliamo un passaporto digitale in mano alle aziende private». Con questo slogan il comitato referendario ha lanciato oggi la campagna contro la legge sulla cosiddetta identità elettronica, in votazione il prossimo 7 marzo.

Gli oppositori alla Legge federale sui servizi d'identificazione elettronica (Legge eID) contestano in particolare il fatto che per avere un'identità digitale occorra passare attraverso operatori privati.

Aziende come banche e compagnie assicurative prenderebbero il posto degli uffici passaporti e gestirebbero i dati sensibili dei cittadini, hanno criticato oggi a Berna rappresentanti dell'ampia alleanza di organizzazioni e partiti che si oppone alla privatizzazione. Davanti alla stampa hanno preso la parola esponenti del PS, dei Verdi, del PLR e del PBD.

La campagna referendaria è condotta dall'ong "Digitale Gesellschaft" (Società Digitale) e dall'associazione "Public Beta", con il sostegno dell'Associazione svizzera degli anziani (ASA).

«Il rilascio di documenti d'identità deve rimanere di competenza dello Stato e deve avvenire sotto il controllo democratico», hanno ribadito i vari oratori.

Regole più chiare - La creazione di un passaporto digitale privato è un attacco alla sovranità dello Stato, ha dichiarato Nuria Gorrite (PS), presidente del governo cantonale di Vaud. Come tutti gli altri membri del comitato, Gorrite ha sottolineato che dire "no" alla Legge eID non significa essere contro il progresso tecnologico, ma che «al contrario, il nostro impegno crea fiducia da parte dei cittadini nella digitalizzazione».

Proprio perché l'eID è il pilastro della democrazia digitale, sono necessarie regole del gioco più chiare, ha detto Erik Schönenberger, direttore di Società Digitale.

«I cittadini dovrebbero poter decidere autonomamente se vogliono ottenere l'eID da aziende private o dalla Confederazione», ha proseguito la consigliera nazionale zurighese Doris Fiala (PLR). Questa libertà di scelta non è contemplata dalla legge.

«Con il cuore e con la mente» - «La privatizzazione dell'eID equivale a una dichiarazione di fallimento dello Stato digitalizzato», ha rincarato il consigliere nazionale friburghese Gerhard Andrey (Verdi). Sulla stessa linea di vedute la consigliera nazionale zurighese Min Li Marti (PS), per la quale il rilascio di un'identità digitale è un servizio pubblico e uno dei compiti fondamentali dello Stato: «Sarebbe assurdo ordinare il passaporto su Amazon e chiedere il rinnovo della carta d'identità a uno sportello di UBS».

La digitalizzazione della società deve essere fatta «con il cuore e con la mente», ha detto Jörg Mäder (PBD), un altro deputato zurighese. Per le aziende private, sarebbe molto «allettante raccogliere il maggior numero di dati possibili».

«I dati sensibili non devono finire nelle mani di privati», ha avvertito anche Karl Vögeli, presidente dell'Associazione svizzera degli anziani (ATA). Questo vale anche per il dossier elettronico del paziente, che può essere considerato il fratello dell'eID.

Il comitato referendario ha fatto sapere di aver raccolto per la sua campagna circa 250'000 franchi, finanziati in gran parte da piccole donazioni. A gennaio è ad esempio prevista la distribuzione di un milione di volantini con la forma di passaporti svizzeri, ha dichiarato il responsabile della campagna elettorale Daniel Graf.

Le Camere federali hanno approvato Legge federale sui servizi d'identificazione elettronica nel settembre 2019. Responsabile per il riconoscimento e della supervisione del rilascio della eID sarà un'apposita Commissione delle eID (EIDCOM).

La società emittente dovrebbe essere Swiss Sign Group, un consorzio che riunisce la Posta Svizzera, le FFS, Swisscom, Six, le grandi banche e le assicurazioni.

La legge federale sui servizi d'identificazione elettronica (legge eID) stabilisce regole chiare e rigorose per una procedura d'identificazione digitale semplice ma sicura, sostengono invece i sostenitori. I fornitori privati rilascerebbero il documento d'identità verificato della Confederazione, con una chiara divisione dei compiti tra lo Stato e il settore privato.

Commenti
 
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Tato50 11 mesi fa su tio
Se il tutto fosse gestito dalla Confederazione, forse sarei anche d’accordo. Ma dare in "mano" i miei dati personali a ditte private che poi ne faranno magari uso illegale, mi spiace, ma col cavolo che accetto. Stanno quasi per arrivare a bloccare le telefonate moleste e vanno a dare dati sensibili a chi ? Alla Billag così ci fa pagare anche l'IVA ;-((((( Tanto, con i mezzi attuali, sanno già quasi tutto di noi. Sull'auto di mia figlia, che "quello" si è schiantato contro la Chiesa tra Gnosa e Preonzo, ammazzandogli il piccolo angioletto di 13 mesi, c'era la scatola nera e nessuno ne era al corrente. Forse però, grazie a quella, si potranno portare alla luce particolari importanti sulla dinamica. Io la mia idea l'ho già; vediamo se la tecnica me la conferma ;-(((
vulpus 11 mesi fa su tio
Assolutamente NO!
Tzozjlred 11 mesi fa su tio
Sono assolutamente contrario. Un assurdità inaccettabile. Lo stato non può accettare la privatizzazione dei dati sensibili del cittadino svizzero. Un esempio... se la società incaricata trasferisce i suoi uffici in Tunisia per risparmiare (accade già con tanti colossi della telefonia e assicurazioni) potete immaginare che i nostri dati sensibili siano davvero al sicuro?? A voi la risposta...
Tzozjlred 11 mesi fa su tio
Ormai, le nostre opinioni contrarie serviranno ben poco...anzi avranno un effetto boomerang. I "signori che hanno progettato questa follia sapevano che le nostre reazioni sarebbero state blande, senza sostanza e soprattutto senza peso politico. Esempio più palese e l affermazione di Equalizer che ridimensiona probabilmente a ragione, le forze politiche, io aggiungo tutte, destra e sinistra. Tornando indietro negli anni, ricordo un movimento che riusci ad ammonire la società civile tutta, sugli effetti nefasti delle privatizzazioni che l'organizzazione mondiale del commercio stava mettendo in atto. Decisioni prese a tavolino durante i vari Forum mondiali e i vari WEF da Ministri dell economia, da capi Militari e Ceo di multinazionali potentissime, autoproclamandosi padroni del mondo senza chiedere niente a nessuno, per anni hanno progettato portato a termine. privatizzazioni di ogni sorta, conflitti internazionali e inquinamento del pianeta. Quel movimento fu praticamente annientato brutalmente dalle forze dell'ordine durante le contromanifestazioni a Ginevra, Seattle, Praga, Roma, Rockstoock, Genova, ecc ecc. il movimento era formato dalla società civile tutta, sindacati del lavoro operai e studenti, collettivi e centri sociali, immigranti, sino a , collettivi di prostitute, artisti, scrittori premi nobel, giornalisti e anche blackblock. Tutti insieme diedero vita al movimento No-Global. Per concludere e un po malinconicamente...furono in grado di tener testa e contrastare le privatizzazioni di quei folli e credo che avevano ragione.
LucaAstro 11 mesi fa su tio
Magari diamo tutto in mano a Facebook... tanto siamo “prodotti”..
Nikko 11 mesi fa su tio
Non voglio che i miei dati vengano raccolti da aziende private perché non ci sono garanzie su ciò che ne faranno in futuro, ad esempio in caso di vendita di quell’azienda... È già successo tempo fa con lo scandalo degli embrioni umani: un’azienda privata che gestiva un archivio di embrioni congelati è stata acquistata da un’altra che non ha voluto mantenere tutti gli gli impegni e le garanzie di riservatezza sottoscritte dell’azienda originale...
Equalizer 11 mesi fa su tio
Normalmente non approvo le idee socialiste, ma questa volta hanno tutto il mio sostegno, quando leggo banche e assicurazioni mi si accappona la pelle
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