Keystone
VAUD
06.06.19 - 19:100

La colpirono, la lasciarono morire e finsero un suicidio: condannati marito e figlia

Un uomo di 81 anni è stato condannato a 18 anni di prigione per aver assassinato la moglie 70enne nel dicembre 2016 a Saint-Légier. 20 anni per la figlia

VEVEY - Un uomo di 81 anni è stato condannato oggi a 18 anni di prigione per aver assassinato la moglie 70enne nel dicembre 2016 nell'appartamento in cui i due vivevano a Saint-Légier (VD), con l'aiuto della loro unica figlia, che dovrà invece scontare 20 anni di carcere. Entrambi sono stati riconosciuti colpevoli di assassinio e perturbamento della pace dei morti.

L'anziano vodese ha ucciso la moglie con una chiave per smontare le ruote d'auto nella notte tra l'11 e il 12 dicembre 2016. Secondo quanto è emerso dall'inchiesta, la figlia non si sarebbe "accontentata" di aiutare il padre a sbarazzarsi del cadavere e a simulare un suicidio, come aveva sostenuto dopo l'arresto, ma avrebbe partecipato attivamente all'attuazione del crimine.

Il Tribunale dell'Est vodese, a Vevey (VD), ha dato seguito alle richieste di pena del pubblico ministero. I giudici hanno ritenuto che i due colpevoli, intrattenendo «legami fusionali di interdipendenza in una famiglia con un'atmosfera incestuosa» - secondo le parole degli esperti - hanno premeditato il gesto prima di compierlo.

Ricerche su internet - La Corte ha inoltre indicato che sia il padre, sia la figlia nei giorni precedenti l'assassinio hanno condotto ricerche su internet relative a diversi modi di far sparire dei corpi. Altre ricerche, effettuate tramite un sito di geolocalizzazione, riguardavano la gola boschiva nei pressi dei Monts-de-Corsier (VD), situati tra Vevey e Châtel-St-Denis (FR), dove hanno poi nascosto il cadavere della vittima.

L'81enne sosteneva di aver ucciso la moglie per sbaglio, dopo che quest'ultima - sotto l'influenza di alcolici - aveva avuto l'ennesimo scatto d'ira nei suoi confronti. Inoltre, l'anziano aveva indicato che la figlia lo aveva aiutato solo alla fase di "pulizia" del luogo del crimine e nello sbarazzarsi del corpo della vittima.

La difesa farà appello - Il tribunale ha stabilito che gli imputati avevano agito con «determinazione, perfidia, freddezza, crudeltà» e anche per profitto. La vittima, unica proprietaria dell'alloggio della coppia e con un patrimonio superiore ai 900'000 franchi, minacciava regolarmente di escludere dal testamento e di tagliare i fondi al marito squattrinato e alla figlia unica, che dipendeva da lei finanziariamente. Gli avvocati della difesa hanno indicato che faranno appello.

I fatti - Secondo quanto riferito nel corso del processo, la notte della sua morte, dopo aver bevuto molto alcol, la moglie 70enne avrebbe reiterato la minaccia in una ennesima lite famigliare. Il marito e la figlia l'avrebbero allora colpita ripetutamente alla testa, trascinandola insanguinata sul balcone, legandola in posizione fetale infilandola in un sacco per l'erba. Poi l'avrebbero gettata in un serbatoio per l'acqua dove sarebbe morta.

L'indomani, il marito ha ripulito la scenda del delitto, aiutato dalla figlia. I due hanno aspettato la sera del 16 dicembre 2016 per gettare il contenitore in un dirupo boscoso e isolato nella zona dei Monts-de-Corsier.

Il 17, padre e figlia hanno inscenato il suicidio della settantenne, scrivendo una lettera d'addio e abbandonando la sua automobile a Chessel (VD), località sulle rive del Rodano situata al confine con il canton Vallese, poco prima dello sbocco del fiume nel lago Lemano. La sera stessa ne hanno annunciato la scomparsa alla gendarmeria di Rennaz (VD), a pochi chilometri da Chessel. La vettura è stata localizzata tre giorni più tardi, ma della vittima nessuna traccia.

Il suo cadavere è stato trovato in stato di decomposizione avanzata cinque mesi più tardi, nell'aprile 2017, da un escursionista. Il marito ha confessato il crimine pochi giorni dopo. Successivamente è stata arrestata anche la figlia.

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