EGITTO / SVIZZERA / ITALIA
12.05.18 - 20:330

Attivista arrestata al Cairo, interviene l'ambasciata svizzera. «Rischia un’accusa per terrorismo»

La donna è moglie dello svizzero/egiziano Mohamed Lotfy, legale e sostenitore dei Regeni al Cairo

IL CAIRO - È durante un'incorsione notturna che Mohamed Lotfy, il responsabile della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (ECRF), nonché legale e sostenitore dei Regeni al Cairo (la famiglia di Giulio Regeni, dottorando italiano dell'Università di Cambridge ucciso in Egitto tra il gennaio e il febbraio 2016, si sospetta per mano del governo egiziano, è stato arrestato nella notte tra giovedì e venerdì assieme alla moglie e il figlio di 3 anni.

«Sono arrivati alle 2.30, nel bel mezzo della notte. Le forze speciali e gli agenti di sicurezza nazionale hanno fatto irruzione in casa nostra mentre dormivamo - racconta al portale TPI -. Io, mia moglie e mio figlio di tre anni siamo stati portati in una stazione di polizia. I raid notturni sono la loro tecnica. L’ufficiale mi ha detto che aveva un mandato di arresto ma si è rifiutato di mostrarmelo».

Lotfy e figlio sono stati liberati poche ore dopo l’arresto grazie al doppio passaporto egiziano e svizzero. «L’ambasciata svizzera è intervenuta per noi - spiega -. Mia moglie, Amal Fathy è ancora in stato di fermo e rischia di essere condannata a un numero imprecisato di anni di carcere per terrorismo».

L’accusa partirebbe da un video pubblicato su Youtube. «È indagata per aver trasmesso un video che "nuoce alla sicurezza nazionale"», aggiunge il sostenitore dei Regeni. Nel video la donna inveisce pesantemente contro lo Stato per i lunghi tempi d’attesa per accedere a un conto corrente dopo la perdita di un bancomat. Al momento per lei è stato deciso il carcere preventivo, ma la situazione potrebbe peggiorare.

L’episodio è stato denunciato anche dalla ong ECRF, che parla del settimo episodio di “intimidazioni e persecuzioni” compiute dalla Sicurezza. Lotfy, la moglie e il piccolo “sono stati messi sotto grande pressione, la casa perquisita, i telefoni cellulari sequestrati ed è stato negato loro il diritto di comunicare con un avvocato”, sostiene l’ong definendo “vergognoso” che questo trattamento sia stato riservato al proprio dirigente.

Paola Deffendi, madre di Giulio Regeni, ha commentato l’accaduto: «Sono molto inquieta per l’arresto della moglie del nostro legale. Se questo accade vuol dire che siamo molto vicini alla verità. Ma la verità non può essere pericolosa per chi la cerca. E’ stata arrestata con il marito e il figlio, ma loro sono stati poi rilasciati perché hanno la doppia cittadinanza, egiziana e svizzera».

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