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SVIZZERAOcchio alle centrali eoliche, le pale potrebbero colpire i gipeti barbuti

09.02.22 - 11:24
Secondo uno studio è alto il potenziale di collisione tra gli esemplari del gipeto e le pale eoliche
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Fonte ats
Occhio alle centrali eoliche, le pale potrebbero colpire i gipeti barbuti
Secondo uno studio è alto il potenziale di collisione tra gli esemplari del gipeto e le pale eoliche
Il gipeto viene chiamato "re delle alpi", vista la sua apertura alare di quasi tre metri

BERNA - Nelle Alpi esiste un conflitto nell'uso dello spazio aereo tra i rapaci e le pale delle turbine eoliche. Entrambi abbisognano di condizioni del vento adeguate che spesso si sovrappongono. Lo indica uno studio dell'Università di Berna condotto sui gipeti barbuti.

Utilizzando i dati forniti da 28 esemplari dotati di segnalatori GPS durante sei anni, i ricercatori - il cui studio è stato pubblicato sulla rivista "Royal Society Open Science" - hanno scoperto che il 74% delle posizioni GPS è stato registrato a un'altezza inferiore a 200 metri. Questo dato concorda con precedenti studi condotti in Sudafrica.

Di conseguenza, notano i ricercatori, si può affermare che i gipeti nelle Alpi svizzere sono attivi per la maggior parte del tempo in una fascia di altitudine pericolosa, dove potrebbero verificarsi collisioni se in tali luoghi fossero installati parchi eolici.

Il potenziale di rischio di collisione è particolarmente elevato sui versanti esposti a sud, nelle zone dove la probabilità per il gipeto di trovare carcasse di stambecco sono più elevate. In queste aree i venti ascendenti utilizzati da questi rapaci sono frequenti.

77% dell'habitat è a rischio
Lo studio ha permesso di stabilire che il 77% dell'habitat del gipeto barbuto (che corrisponde al 30% dell'intero arco alpino Svizzero) presenta un potenziale rischio di collisione tra il rapace e una ipotetica centrale eolica. Le zone maggiormente interessate, che i ricercatori hanno illustrato su una cartina, sono le Alpi Pennine, quelle Bernesi, quelle Glaronesi e quelle Retiche.

L'auspicio dei ricercatori è che lo studio possa guidare le autorità e le aziende elettriche nella pianificazione dei parchi eolici. L'analisi si è concentrata solo sul gipeto barbuto, ma anche altri animali come i pipistrelli, gli uccelli migratori e l'aquila reale vanno ovviamente presi in considerazione, ha indicato l'autore principale della ricerca Sergio Vignali a Keystone-ATS.

Con la sua équipe sta del resto già elaborando una mappa del rischio proprio per l'aquila reale. Due settimane fa, BirdLife aveva annunciato la morte di una aquila reale dopo che questa aveva urtato una pala di una turbina eolica del sito del Mont-Soleil, nel Giura bernese. Secondo l'associazione di protezione della natura e degli uccelli, l'incidente, che risale allo scorso novembre, costituisce il primo caso documentato in Svizzera.

Il gipeto barbuto
Con un'apertura alare di quasi tre metri, il gipeto barbuto è l'uccello più grande delle Alpi. Può vivere fino a 40 anni in cattività; in natura circa 25. In Europa all'inizio del XX secolo si era estinto, come specie nidificante, in tutto l'arco alpino e in vaste aree dei Carpazi, dei Balcani e dei Pirenei.

Nel 1986, i primi giovani gipeti sono stati liberati in natura in Austria, nel parco nazionale degli Alti Tauri, al fine di ricostruire una popolazione nelle Alpi. Da allora, più di 220 giovani uccelli sono stati rilasciati nella regione alpina. Attualmente vivono in Svizzera 24 coppie di uccelli nidificanti selvatici.

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