La luce in fondo al Covid? Ci sono cinque "se"
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SVIZZERA
25.10.21 - 11:220
Aggiornamento : 18:33

La luce in fondo al Covid? Ci sono cinque "se"

Il capo della Conferenza dei direttori sanitari Engelberger è ottimista. Ma restano dei punti di domanda

Gli esperti valutano una serie di condizioni, perché la Svizzera possa uscire dal tunnel in primavera. Ecco quali

Fonte 20 Minuten/Claudia Blumer
elaborata da Davide Illarietti
Giornalista

BERNA - L'ultimo inverno di crisi pandemica. O forse no. Alcuni esponenti del mondo sanitario hanno iniziato a sbilanciarsi sulla possibilità di una Covid-exit a primavera: nel weekend è stato il turno di Lukas Engelberger, capo della Conferenza dei direttori sanitari cantonali. «La Svizzera potrebbe lasciarsi alle spalle il Covid a primavera» ha detto. 

Di recente anche Daniel Speiser, immunologo dell'università di Losanna, si è lasciato andare a previsioni ottimistiche. C'è chi, come il vice-presidente della task force Urs Karrer, vede nell'aumento del numero di infezioni un fattore positivo: «La variante Delta è così contagiosa che tutti coloro che vivono in Svizzera entreranno in contatto con il virus entro la prossima primavera». Un'immunità collettiva, insomma. Ma a certe condizioni, e con qualche punto interrogativo.  

Secondo Speiser è «improbabile» che il virus scompaia completamente di punto in bianco. In passato i virus corona hanno dimostrato una tendenza a continuare a circolare per lunghi periodi. «Il Covid continuerà a diffondersi» tuttavia la situazione potrebbe normalizzarsi. «Stiamo effettivamente uscendo da questa pandemia più velocemente rispetto alle pandemie del passato». Le condizioni perché ciò si verifichi sono almeno cinque. 

Immunità della popolazione - È l'elemento cruciale. L'immunità viene continuamente costruita attraverso infezioni e vaccinazioni. «Entrambe stanno progredendo» afferma Speiser. La priorità rimane ovviamente proteggere le persone particolarmente a rischio. Sarebbe necessario un tasso di vaccinazione di circa l'80 per cento per superare la pandemia entro la primavera. Attualmente, il 62 per cento degli svizzeri ha ricevuto entrambe le dosi di vaccino. 

La vaccinazione di richiamo - Per i soggetti a rischio urge una terza dose di vaccino. «Non è detto che ciò sarà necessario anche nei prossimi anni» precisa Speiser. È necessario però cogliere il momento opportuno: le persone particolarmente esposte, che sono state vaccinate un anno fa, ora hanno bisogno di un richiamo, conferma Engelberger.  

Accettare le restrizioni - Se qualcuno non vuole essere vaccinato o testato, allora dovrebbe accettare di sottostare ad alcune restrizioni, come il certificato Covid. «Si tratta di venire a un compromesso» afferma Speiser. Anziché protestare e adottare comportamenti "disobbedienti", i non vaccinati dovrebbero «mantenere le distanze, socializzare di meno».

Un inverno tranquillo - Prima di dichiarare conclusa l'emergenza, bisogna prima riuscire a «tenere la situazione sotto controllo» per diversi mesi, afferma Engelberger. Niente ondate di morti nelle case anziani, niente terapie intensive sovraffollate. «Se riusciremo a farlo quest'inverno, in primavera saremo a buon punto».

Coerenza nelle misure -  Il presidente dei direttori sanitari raccomanda di mantenere le misure attuali, compreso il requisito del certificato. «Sconsiglierei di abrogare la misura nel mese di novembre». Secondo Engelberger occorre «coerenza» soprattutto perché il certificato è una misura «tutto sommato gestibile». 

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