Keystone
Una donna incinta si fa vaccinare a Montevideo, Uruguay.
SVIZZERA
12.09.21 - 13:160
Aggiornamento : 17:34

«Mi sembra di dover comprare la mia libertà, forse a spese del mio bambino»

L’UFSP non raccomanda il vaccino a chi è in gravidanza. Ma gli obblighi del certificato Covid valgono anche per loro.

E mentre da domani l’accesso a ristoranti, cinema e palestre sarà riservato a testati, guariti e vaccinati e la revoca della gratuità dei test è alle porte, la preoccupazione tra le donne incinte si intensifica.

BERNA - Conto alla rovescia. Da domani in Svizzera scatta l’estensione del Certificato Covid. Un obbligo che, nonostante il vaccino non sia raccomandato dall’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) per questa categoria, vale anche per le donne incinte. Che ora si fanno sentire, criticando questa incongruenza. 

Nessuna raccomandazione, stessi obblighi - Nella sezione «Domande frequenti» del suo sito web, l'UFSP afferma che una vaccinazione generalizzata delle donne in gravidanza non è ancora raccomandata perché non ci sono ancora molti dati sulla vaccinazione contro il Coronavirus durante la gestazione. Ma questa mancata raccomandazione non le esenta dal dover presentare il certificato Covid dove è richiesto. Da lunedì, dunque, anche al cinema, in palestra e all’interno di bar e ristoranti. 

«Un sacco di soldi per una giornata allo zoo» - Tra le donne in gravidanza montano sdegno e preoccupazione. «L'UFSP non consiglia alle donne incinte di farsi vaccinare, ma richiede comunque loro di disporre di un certificato. La situazione è estremamente poco chiara», afferma Eris G.*. E questa contraddizione pesa anche dal punto di vista finanziario. Sì, perché a partire dal primo ottobre i costi dei test, per gli asintomatici, non saranno più presi a carico dalla Confederazione. Molte donne si chiedono dunque se non sia il caso, comunque, di vaccinarsi: «Altrimenti dovrò pagare un sacco di soldi per ogni gita allo zoo o al parco giochi al coperto con i miei due figli. Non posso permettermelo», dice G. 

Noi, dimenticate - Un'altra futura mamma* si dice delusa dal fatto che nessuno abbia pensato alla sua categoria: «Nessuno si interessa delle minoranze che non possono essere vaccinate ma che, per condurre una vita normale, dovranno ora spendere da 50 a 150 franchi alla volta per farsi testare ogni due per tre». Nonostante lo scetticismo, la signora ha però deciso di registrarsi per la vaccinazione: «Spero che vada tutto liscio. Il nostro sistema sanitario funziona molto bene, anche se al momento mi sembra di comprare la mia libertà, forse a spese della salute a lungo termine di un bambino».

Libere di farlo - Secondo Christoph Berger, presidente della Commissione federale per le vaccinazioni, una certa confusione è quantomeno comprensibile. «Per il momento non vogliamo lanciare una vaccinazione generalizzata per le donne in gravidanza. Ma, dopo aver consultato un medico, dal secondo trimestre in poi si è liberi di vaccinarsi».

Presto un punto di svolta - Poiché al momento non ci sono prove che la vaccinazione possa causare problemi alle donne incinte durante la gravidanza, Berger si dice però fiducioso che la raccomandazione verrà presto estesa anche a questa fascia di popolazione. «Sono ottimista sul fatto che questo accadrà prima che si debba pagare il costo dei test (a partire dal primo di ottobre ndr.)».

*Nomi noti alla redazione

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