20min/Simon Glauser
SVIZZERA
04.08.21 - 15:300

I dipendenti della Confederazione? Sempre di più e meglio pagati

I salari sono ormai in linea con quelli del settore bancario, secondo un'inchiesta della NZZ

BERNA - I dipendenti della Confederazione sono sempre più numerosi e ricevono stipendi sempre più elevati, che sono ormai in linea con quelli delle banche: in soli vent'anni i costi del personale sono raddoppiati, calcola la Neue Zürcher Zeitung (NZZ) che al tema dedica oggi un'inchiesta.

Di recente ha fatto per esempio discutere l'intenzione del Consiglio federale di proporre una nuova offensiva informativa sulle reti sociali. Per farlo verranno creati dieci posti supplementari, in un comparto in cui il personale peraltro non manca: nel 2020 erano 379 gli impieghi a tempo pieno dedicati alla comunicazione, 70 in più di tre anni prima. Si tratta di posizioni non esattamente economiche, commenta la NZZ: gli oneri del personale in questo segmento ammontano infatti a 168'000 franchi per persona.

Negli ultimi 20 anni l'organico presso la Confederazione è passato da 31'269 a 37'689 posti a tempo pieno, con una crescita del 21%. I numeri comprendono anche esternalizzazioni e il loro contrario, danno però una chiara indicazione della tendenza in atto. La forte crescita è confermata anche dalle statistiche generali dell'impiego: gli statali (non solo federali) nel 2020 erano 167'000 in Svizzera (senza contare insegnanti e personale sanitario), un terzo in più di due decenni prima. L'aumento è addirittura più forte di quello della popolazione generale (+20%) e del numero degli occupati (+23%), nonostante si potrebbe pensare che le varie componenti non debbano andare di pari passo: un raddoppio della popolazione non significa che lo stato abbia bisogno di raddoppiare gli addetti alla difesa nazionale o al prelievo delle imposte.

Ancora più importante è stata inoltre la progressione degli oneri del personale: +50% a 6 miliardi di franchi dal 2000. Allora lo stipendio lordo medio annuo era di 109'337 franchi, salito a 125'618 franchi nel 2020: un aumento del 15%. Le buste paga versate agli impiegati pubblici federali sono ormai allo stesso livello di quelle in uso nelle banche, osserva la NZZ.

Le progressioni hanno vissuto un'accelerazione soprattutto dal 2017, con l'adeguamento del sistema salariale. Chi riceve una buona valutazione dai superiori può aspettarsi un aumento di stipendio dall'1,5 al 2,5% e se l'attività è valutata molto buona si ha diritto a un ritocco di stipendio dal 3 al 4%. L'effetto è stato favorevole per il personale, meno per i contribuenti: nel 2020 il 78% dei dipendenti ha ricevuto una buona valutazione e il 19% una valutazione molto buona. I dipendenti della Confederazione avranno quindi aumenti salariali che molti lavoratori del settore privato possono solo sognarsi, commentano i giornalisti della testata zurighese.

Il quotidiano di ispirazione liberale si chiede quali siano gli strumenti per far fronte a una crescita di quello che negli Stati Uniti verrebbe chiamato "big government" e constata che in materia di politica finanziaria la democrazia diretta non è stata finora in grado di esercitare pienamente la sua funzione di controllo, a livello federale. Non ci sono votazioni sul bilancio o sulle singole spese: il Consiglio federale può però sottoporre leggi a un referendum facoltativo ad hoc.

Più sistematico - scrive la NZZ - sarebbe se il referendum facoltativo si applicasse automaticamente ai progetti di legge le cui implicazioni di costo superano una certa soglia, per esempio 250 o 500 milioni di franchi. Il referendum finanziario potrebbe impedire a gruppi ben organizzati di accaparrarsi il controllo delle le finanze dello stato ed eviterebbe che i politici possano realizzare progetti di prestigio non voluti dal popolo.

Si tratterebbe per esempio di votare sulla garanzia di deficit per i giochi olimpici, sull'acquisto di jet da combattimento o sui sussidi all'agricoltura. Se esistesse un tale referendum il Consiglio federale e il parlamento dovrebbero inoltre sempre considerare se le spese che decidono sono in linea con i desideri dei cittadini: altrimenti sarebbero minacciati da una sconfitta alle urne. Secondo la NZZ il fatto che il parlamento abbia più volte silurato il progetto di introdurre il nuovo strumento di democrazia diretta dimostra proprio che esso potrebbe avere una sua efficacia.

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