Keystone
BERNA
14.06.21 - 15:480

Donne di nuovo in sciopero contro la violenza

In diverse città l'acqua delle fontane è stata tinta di viola

BERNA - Donne di nuovo in piazza in Svizzera per migliorare la loro condizione: a 30 anni dallo storico sciopero femminile del 14 giugno 1991 numerose persone sono tornate a manifestare in diverse città elvetiche a favore di migliori condizioni di lavoro, di un sistema pensionistico più idoneo e della presa a carico della cura dei bambini anche da parte della società. In primo piano vi erano pure la violenza di genere e, più in generale, il sessismo.

La giornata è cominciata all'insegna di un cosiddetto "risveglio viola": in diverse località l'acqua delle fontane è stata tinta con un colorante (alimentare) viola, colore che in Svizzera contraddistingue le rivendicazioni di stampo femminista. Secondo quanto comunicato dalle promotrici dell'azione l'acqua con l'additivo viola è innocua per le donne* (l'asterisco è per comprendere anche tutte le varie forme umane non maschili), le madri, i bambini e tutto ciò che striscia e vola, "ma non per il patriarcato, per la disuguaglianza salariale, nonché per la violenza domestica, strutturale e sessuale".

Ogni due settimane viene uccisa una donna - Innumerevoli associazioni, collettivi e organizzazioni sindacali hanno organizzato eventi. In un video con cornice viola diverse esponenti del PS - tra cui la copresidente Mattea Meyer e la consigliera nazionale ticinese Marina Carobbio - hanno spiegato i vari perché dello sciopero, che vanno dal fatto che una donna viene uccisa ogni due settimane sino al trattamento pensionistico considerato insufficiente, passando dal molto lavoro femminile che viene tuttora prestato a titolo gratuito.

Salari bassi - Stando all'Unione sindacale svizzera (USS) le lavoratrici hanno il doppio delle probabilità di essere confrontate con salari bassi: nelle loro professioni e nei loro settori di attività - per esempio negli asili nido, negli ospedali e nelle case di cura - gli stipendi sono infatti costantemente inferiori. Per accudire i bambini o i familiari malati le donne si trovano inoltre costrette a rinunciare al loro reddito.

Strutture di accoglienza - Per la Federazione svizzera delle strutture d'accoglienza per l'infanzia (Kibesuisse) servono urgentemente più posti dove lasciare i figli quando si lavora: solo così si arriverà alle pari opportunità, argomenta l'organizzazione. La stessa USS sostiene che il 70% delle madri con un impiego vorrebbe aumentare la propria percentuale di attività, se gli asili nido mettessero a disposizione più posti e a prezzo inferiore. Kibesuisse auspica un abbassamento delle tariffe e investimenti statali per promuovere la qualità.

Il Sindacato dei servizi pubblici e sociosanitari VPOD/SSP ha invitato i suoi membri ad esercitare più pressione sul posto di lavoro, per concretizzare il principio della parità di salario tra i sessi. I lavoratori e le lavoratrici dovrebbero, per esempio, parlare con i colleghi e scoprire se vi sono differenze retributive. L'organizzazione ricorda che un'analisi del tema è obbligatoria per le aziende con almeno 100 dipendenti, ma può essere eseguita su base volontaria anche nelle realtà più piccole.

Cortei e manifestazioni - Un momento saliente della giornata è scattato alle 15.19: da quell'ora le donne non si sentono infatti più retribuite sull'arco della giornata, vista la differenza statistica con i maschi. L'anno scorso l'orario determinante - sempre considerati i calcoli delle promotrici - era ancora alle 15.24: vi è stato quindi un peggioramento, nell'ottica femminile. "La disparità salariale è aumentata in particolare a causa della crisi del coronavirus, che ha avuto un impatto maggiore sul lavoro delle donne", ha sostenuto Tamara Knezevic, segretaria sindacale presso Unia Vaud, in dichiarazioni raccolte da Keystone-ATS.

Con la fine anticipata della giornata lavorativa si è poi passati ai raduni veri e propri. In numerose città si stanno tenendo in queste ore cortei e manifestazioni ma anche da appuntamenti più piccoli quali pic-nic femministi, seminari, letture collettive e azioni di vario tipo. In Ticino l'orgoglio femminile si è concentrato a Bellinzona.

Il 14 giugno viene considerata una data chiave dal movimento femminista svizzero. In quel giorno nel 1981 il popolo e i cantoni accettarono infatti di ancorare nella Costituzione il principio della parità. "Uomo e donna hanno uguali diritti. La legge ne assicura l'uguaglianza, di diritto e di fatto, in particolare per quanto concerne la famiglia, l'istruzione e il lavoro. Uomo e donna hanno diritto a un salario uguale per un lavoro di uguale valore", recita il capoverso 3 dell'articolo 8 della carta fondamentale elvetica.

Dieci anni più tardi, nel 1991, centinaia di migliaia di donne parteciparono ad azioni di protesta per i loro diritti: si trattò della più ampia mobilitazione pubblica dopo lo sciopero generale del 1918. Fu un evento festoso, all'insegna dello slogan "Se le donne vogliono tutto si ferma" e secondo gli storici ebbe grande impatto, non solo in Svizzera. Un secondo cosiddetto sciopero delle donne si è verificato due anni or sono, il 14 giugno 2019.
 
 

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