Keystone
Virginie Masserey
SVIZZERA
03.11.20 - 14:200
Aggiornamento : 18:01

«Cure intense piene fra cinque giorni»

La situazione in Svizzera continua a preoccupare gli esperti della Confederazione.

Virginie Masserey: «Leggero calo nella crescita dei contagi, ma la situazione resta allarmante». Rudolf Hauri: «Il tracciamento dei contatti non funziona più come dovrebbe».

BERNA - Nell'ormai tradizionale appuntamento del martedì pomeriggio, l'Ufficio federale della sanità pubblica prende posizione sull'attuale situazione legata al coronavirus. Alla conferenza stampa da Berna sono presenti i seguenti esperti federali: Virginie Masserey, capo della sezione controllo delle infezioni, Rudolf Hauri, presidente della conferenza dei medici cantonale e Medico cantonale di Zugo, Daniel Albrecht, capo della sezione diritto sugli agenti terapeutici, e Amedeo Cianci, capo della sezione giuridica 2.

Leggero appiattimento della curva - La prima a intervenire è stata Virginie Masserey, che ha parlato di «un aumento delle ospedalizzazioni e dei decessi simile a quello della prima ondata». Sembra per contro esserci, per la prima volta, un leggero calo nella crescita dei contagi, anche se la situazione resta allarmante, specie per quanto riguarda la Svizzera romanda. «Guardando all'età, continuiamo a vedere che le persone di età superiore ai 65 anni hanno maggiori probabilità di essere colpite», ha affermato Masserey. La mobilità della popolazione, grazie alle misure prese dal Governo la scorsa settimana, è scesa.

45% di pazienti Covid - Per quanto riguarda gli ospedali, «l'occupazione sta aumentando molto rapidamente, ma abbiamo ancora capacità, circa del 27%», ha aggiunto Masserey. Attualmente il 45% delle persone ricoverate in terapia intensiva sono pazienti Covid. È possibile che il limite per le cure intense venga raggiunto fra ​​cinque giorni. Anche per questo gli interventi non urgenti sono stati posticipati nella maggior parte dei cantoni, alcuni dei quali hanno chiesto l'aiuto dell'esercito affinché vengano forniti ulteriori ventilatori. Masserey ha infine sottolineato l'importanza d'indossare una mascherina, soprattutto per proteggere i gruppi a rischio.

Eccezioni per la quarantena - Dopo Masserey ha preso la parola Rudolf Hauri, che ha ammesso come il tracciamento dei contatti non funzioni a dovere a causa dell'elevato numero di contagi giornalieri. «L'isolamento e la quarantena rimangono però ancora importanti», ha affermato Hauri, aggiungendo che ci sono persone e aziende che chiedono sempre più insistentemente delle eccezioni, «ma queste sono possibili solo per gli operatori sanitari o gli assistenti sociali».

Più qualità negli ospedali - «La qualità del trattamento è attualmente migliorata - ha spiegato ancora Hauri - il che significa che meno pazienti devono recarsi nell'unità di terapia intensiva». Nonostante le misure protettive, il numero di focolai nelle case di cura è in aumento, per questo non sono escluse ulteriori restrizioni. Hauri conclude: «L'apparenza di un declino non è sufficiente. Deve essere significativo. Le regole igieniche e indossare una maschera rimangono all'ordine del giorno».

Contact tracing in difficoltà - Durante le domande poste dai giornalisti, Virginie Masserey è tornata sul tema del contact tracing. In alcuni Cantoni sono state in effetti riscontrate parecchie difficoltà. «Abbiamo già aumentato notevolmente le nostre capacità», ha detto. «Ora ci sono anche i test rapidi, ma ci vuole del tempo per iniziare». Daniel Albrecht ha confermato: «La situazione è critica. Con 30'000 test PCR al giorno, le scorte sono praticamente esaurite. Ecco perché anche il numero di test è diminuito negli ultimi giorni e talvolta ci sono dei ritardi».

Trasferimento in altri cantoni - «Quando un ospedale raggiunge il limite, ci sono accordi su come i pazienti vengono trasferiti. Esistono anche regole federali e la Rega ha il compito di coordinare il trasferimento dei pazienti», ha risposto a una domanda sul tema Virginie Masserey.

Triage - Sul triage, ciò che è importante è la possibilità di sopravvivenza e la qualità della vita prospettata. «L'età è un criterio, ma non l'unico», è stato spiegato. «Per prima cosa cercheremo di occupare i letti di terapia intensiva in tutta la Svizzera. È quindi possibile che un paziente venga trasportato da un'estremità all'altra della Svizzera. Solo quando anche tutti i letti saranno pieni entreranno in vigore i principi del triage».

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