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CANTONE
21.02.19 - 15:000

La blasfemia va sempre punita

Il Consiglio federale conferma la ragione d'essere dell'articolo penale 261, invitando a respingere la mozione presentata dal consigliere nazionale Beat Flaach

BERNA - L'articolo penale 261 che punisce la blasfemia ha tutta la sua ragione di esistere. È quanto risponde il Consiglio federale a una mozione di Beat Flaach (Verdi liberali/AG), che invita a respingere. Per il governo, la libertà di opinione non è assoluta.

A detta del consigliere nazionale argoviese, la norma penale antirazzismo e quella che protegge gli individui da lesioni all'onore e dalle ingiurie sarebbero sufficienti.

Inoltre, fa notare Flaach, l'attuale articolo del codice penale «Perturbamento della libertà di credenza e di culto» non punisce direttamente la denigrazione di Dio, ma il fatto di schernire «le convinzioni altrui in materia di credenza, particolarmente di credenza in Dio».

Ciò significa, secondo il deputato verde-liberale, che le convinzioni religiose non possono essere criticate pubblicamente nella stessa misura possibile per altri tipi di convinzioni. Per Flaach, questo articolo, in uno Stato laico e liberale, non è più al passo coi tempi: la Danimarca, la Francia, la Norvegia e Malta, hanno già abolito il divieto di blasfemia, come la cattolica Irlanda.

Di parere opposto il governo. L'articolo 261 punisce con una pena pecuniaria chiunque pubblicamente ed in modo abietto offende o schernisce le convinzioni altrui in materia di credenza, particolarmente di credenza in Dio, ovvero profana oggetti di venerazione religiosa, chiunque con malanimo impedisce, perturba o schernisce pubblicamente un atto di culto garantito dalla Costituzione e chiunque profana con malanimo un luogo od un oggetto destinati ad un culto o ad un atto di culto garantiti dalla Costituzione.

Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, non sono punibili tutte le critiche, neanche se interpretabili come offensive, provocatorie o derisorie, ma soltanto quelle che mirano a disprezzare e denigrare e che, per la loro forma o contenuto, violano il principio elementare della tolleranza.

Benché la libertà di opinione costituisca l'elemento centrale di uno Stato liberale, essa non è tuttavia assoluta e deve essere applicata in maniera responsabile al fine di garantire la convivenza pacifica delle religioni, scrive il Consiglio federale.

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