SVIZZERA
07.11.16 - 12:350

Nessuna legge permette la sorveglianza preventiva delle moschee

Il direttore dell'intelligence elvetica Markus Seiler spiega che non ve ne sarebbe nemmeno il motivo

BERNA - Sorvegliare a titolo preventivo le moschee o gli imam in Svizzera non è legalmente possibile, nemmeno con la nuova legge sui servizi segreti. Inoltre non c'è motivo. Lo afferma il direttore dell'intelligence elvetica Markus Seiler.

La nuova legge federale sulle attività informative (LAIn) - accolta in votazione popolare lo scorso 25 settembre, entrerà in vigore il primo di settembre del 2017 - non dà una base legale che consenta un controllo generale dei luoghi di culto e dei predicatori, spiega il capo del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) in un'intervista pubblicata oggi dall'Aargauer Zeitung.

Inoltre - sottolinea Seiler - «le moschee, i loro imam e le associazioni che le sostengono costituiscono raramente un problema». La minaccia viene perlopiù da circuiti alternativi che vi si insinuano. Ma se non ci sono indizi concreti di una possibile minaccia, il SIC non può intervenire per ragioni preventive.

Il capo dei servizi segreti svizzeri avverte comunque che quanto accaduto alla moschea An'Nur di Winterthur (ZH) non va considerato un caso isolato: «Reti di contatto complesse come quella di Winterthur esistono in tutto il Paese», e terroristi potenziali ci sono anche da noi, ha detto senza fornire ulteriori particolari.

La moschea dell'associazione culturale An'Nur (in arabo "la luce") di Winterthur negli anni scorsi è finita diverse volte nel mirino delle autorità e sotto i riflettori della cronaca come luogo di radicalizzazione di giovani andati a combattere nei ranghi dell'Isis. La polizia zurighese ha perquisito mercoledì la moschea e posto in detenzione preventiva un imam etiope che aveva incitato a uccidere i musulmani che si rifiutano di partecipare alle preghiere comuni, esortando inoltre i presenti a fare i nomi dei non praticanti. Il predicatore e un altro uomo, anch'esso in stato di fermo, sono accusati di pubblica istigazione a un crimine o alla violenza. Altri due fermati sono stati rilasciati.

La nuova LAIn - ricorda Seiler - permette di porre sotto osservazione una persona se questa ha a che fare con questioni che riguardano il terrorismo, lo spionaggio e i mezzi di distruzione di massa. In tutti gli altri casi non è possibile. Il SIC non può quindi effettuare uno spionaggio a tappeto. Inoltre la Svizzera fa distinzione tra l'estremismo violento e quello politico: ciò che uno pensa non è punibile, mentre è rilevante quello che fa. Dopo lo scandalo delle schedature nessuno vuole che i servizi di spionaggio ricostituiscano il cosiddetto Stato ficcanaso.

E comunque - aggiunge - anche la nuova legge non può garantire che non ci siano attentati. Tutto dipende da quanto una persone riesca a mantenere segrete le proprie azioni. La LAIn aumenta però le possibilità di scoprire in tempo la pianificazione di atti violenti e di sventarli.

Primordiale - sottolinea il direttore del SIC - è la collaborazione tra i servizi segreti (che in totale contano circa 300 persone) e le autorità di giustizia. Attualmente il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) si sta occupando di una sessantina di casi che riguardano il terrorismo in generale o presunti sostenitori di Al Qaida o del sedicente Stato Islamico (ISIS). E gran parte di questi dossier sono stati aperti su indicazioni o con il contributo del SIC, riferisce Seiler.

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