VIVA#DEANDRÉ
CANTONE
30.09.20 - 06:300

«Fabrizio il suo cellulare dopo due mesi decise... di sotterrarlo»

Quattro chiacchiere con Dori Ghezzi, parlando (non solo) di Faber, in attesa dell'omaggio VIVA#DE ANDRÉ del 9 ottobre

LOCARNO - Ci sarà anche Dori Ghezzi questo 9 ottobre al PalaCinema di Locarno per VIVA#DE ANDRÉ. Il progetto - presentato da JazzAscona con la partecipazione della Fondazione Fabrizio De André Onlus - ripropone in chiave jazz, e narrata, la musica del leggendario Faber.

Abbiamo avuto la fortunata occasione di scambiare quattro chiacchiere proprio con lei, parlando - ovviamente - di De André, ma non solo.

Se fosse ancora vivo, come si porrebbe Fabrizio rispetto al mondo d'oggi?

L'unica cosa certa è che lui avrebbe messo al primo posto l'amore. Aveva questa grande speranza nell'umanità, nella sua salvezza e nelle sue risorse. Nella storia dell'uomo ci sono stati periodi bui e periodi di illuminismo, lui sicuramente avrebbe visto la luce in fondo al tunnel: un ritorno all'amore e alla comprensione.

E che rapporti avrebbe oggi con i social media?

Voi non potete nemmeno immaginare quanto ci sia voluto per convincere Fabrizio a comprarsi un cellulare. E dopo due mesi... l'ha sotterrato! Era questo il suo rapporto con la tecnologia (ride). 

Per lui era importante il vedersi, il raccontarsi e il conoscersi di persona. Per questo ha iniziato a fare concerti, perché aveva capito che l'incontro faccia a faccia con il pubblico era fondamentale.

Secondo lei suonerebbe comporrebbe ancora? Si dedicherebbe magari ad altro?

Non lo so, dipende. È sempre stato uno che si è esposto nel momento in cui era convinto di avere ancora qualcosa da dire. Forse avrebbe continuato a suonare e cantare o forse avrebbe preferito lasciare perdere, e lasciare un buon ricordo (ride).

I giovani lo ascoltano e lo amano ancora. A suo modo di vedere, perché?

Perché ha toccato temi universali che non hanno tempo e che valgono tanto per il secolo passato quanto per questo. Per questo al giorno d'oggi non risulta anacronistico, anzi, è sempre attuale.

Fabrizio ha dovuto faticare parecchio prima di arrivare al grande successo, oggi ce l'avrebbe fatta? 

Probabilmente oggi De André non sarebbe esistito, oggi devi farcela in tempi brevissimi o altrimenti... addio. Se pensiamo a Lucio Dalla, è diventato popolare al suo quinto disco! Al giorno d'oggi sarebbe impensabile. I talent? Da una parte capisco la loro utilità, però è difficile che riescano a codificare veramente un artista o a cercare il vero talento.

È cambiato anche il modo di ascoltare, una volta si aspettava l'album e poi lo si sentiva per intero. Oggi la musica si fruisce frammentata, fra playlist e singoli...

La mia non è una critica ai giovani artisti, anzi, sono molto solidale con loro. Per loro è molto più difficile emergere, noi siamo cresciuti in un momento storico in cui il settore musicale era florido, investiva, e non aveva problemi. Oggi non è più così, bisogna praticamente fare tutto da sé.

C'era qualcosa che era in grado di far arrabbiare Fabrizio?

Io! (ride). Così diceva, scherzando. Non c'era una cosa in particolare, ovviamente, era comunque uno che era in grado di scrollarsela di dosso in giro di pochi minuti. Per fortuna, perché quando era arrabbiato... lo era davvero!

E, invece, c'è qualcosa che fa arrabbiare lei? 

Di solito mi "accendo" per cose di poco conto, piuttosto che per i grandi problemi, quelli che richiedono grandi sforzi e ragionamenti. Per questo motivo, dopo averli affrontati, finisci per sfogarti in altri momenti. Un po'... fuori luogo, se vogliamo. 

Parlando della sua carriera di cantante. Lo sa che ha ancora molti appassionati? I suoi primi dischi su eBay costano spesso più di 100€...

Appena? (ride)

 Che ricordo ha del suo passato musicale? Non le è mai venuta, in questi anni, la voglia di tornare a incidere?

No, quello no... lasciamo spazio ad altri. È capitato, qualche volta di tornare a cantare - come per il documentario di Fernanda Pivano o con Fiorella Mannoia - ma sono stati singoli episodi. Pensare di ricominciare mi sembra una cosa addirittura ridicola. Poi tornare a cantare dopo tanto tempo non è facile, richiede anche un certo allenamento vocale!

In ogni caso continuo a vivere nel mondo della musica, perché non posso farne a meno, per me è una cosa vitale. Trovo, fra l’altro, che sia un ambiente fra i più sani che esistano, contrariamente a quello che si crede.

Cosa pensava Fabrizio De André del suo lavoro? La sosteneva, le dava consigli?

Sì, ci siamo sempre sostenuti. Se io ho deciso di smettere non l'ho fatto perché avrebbe fatto piacere a lui, anzi tutt’altro. Aveva un grande rispetto di quello che facevo. Io aiutavo lui e lui aiutava me (ride), era davvero così!

Parto sempre dal primo incontro, dove dico sorridendo che ci siamo incontrati in una premiazione dove paradossalmente avevo vinto questo premio per il successo di “Casatchock” e lui invece lo vinse per "Tutti morimmo a stento".

Due mondi completamente diversi, lontanissimi che poi - quando ci siamo conosciuti - si sono rivelati molto vicini.

VIVA#DE ANDRÉ, venerdì 9 ottobre alle 20.30.

Scritto e narrato da Luigi Viva, indiscusso esperto di Faber, sarà accompagnato dalla musica di un manipolo di alcuni fra i migliori jazzisti italiani: Francesco Bearzatti (sax), Francesco Poeti (basso, bouzouki), Pietro Iodice (batteria), Giampiero Locatelli (piano) e, alla chitarra, Luigi Masciari, che ha curato anche gli arrangiamenti e la direzione musicale. Ospite la cantante Oona Rea.

In scaletta ci saranno brani iconici come “La Guerra di Piero", "Valzer Per Un Amore", "Creuza de mä", “La Canzone di Marinella”, “La Canzone dell’Amore Perduto” e “Il Pescatore”.

La prevendita è attiva su www.biglietteria.ch

 

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