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06.05.20 - 10:190

Come reinventare la propria attività: 6 esempi da cui trarre spunto

Che cos’è la “mentalità startup” e perché adottarla aiuta aziende e professionisti a sopravvivere ai periodi di crisi

Le sfide imposte dal Coronavirus hanno stimolato aziende e professionisti a compiere molti cambiamenti non solo organizzativi, accelerando la cosiddetta digital transformation, ma anche a mutare la propria proposta di prodotti e servizi. Mettersi in pari con i tempi ha motivazioni semplici e intuitive: resilienza, cultura del lavoro, motivazione a non rimanere fermi a guardare - per citare una celebre metafora - la barca che affonda.

Questa capacità di essere versatili e reinventarsi a dipendenza dei tempi e delle opportunità viene definita, oggi, “mentalità startup”. Ma cosa significa, in termini pratici, avere questo atteggiamento? Che cos’è una startup e perché dovrebbe ispirare realtà lavorative attive anche da moltissimo tempo?

 

Che cos’è una startup e perché bisognerebbe sempre avere la mentalità di chi inizia

Se dovessimo affidarci ad una definizione da dizionario, infatti, leggeremmo che la fase di “startup” di un’impresa è quella iniziale, di lancio, di ingresso sul mercato. Il termine, però, ha assunto connotati strettamente legati ai meccanismi di innovazione: con “startup” oggi si intendono, infatti, imprese neo-costituite che operano in settori spesso collegati alla tecnologia, o in generale al passo con i trend economici e sociali del periodo in cui nascono.

Un esempio molto calzante di startup è Snapback, che ha sviluppato un software che permette di usare lo smartphone senza usare né il tatto né la vista: un’iniziativa nata con l’obiettivo di rivolgersi a tutti i guidatori. È proprio quando siamo al volante, infatti, che ci assumiamo gravi rischi per compiere operazioni poco urgenti, come rispondere a un messaggio o impostare la musica. Snapback vuole eliminarli, permettendo di compiere delle operazioni sullo smartphone o il sistema dell’auto, della moto e della bici senza staccare gli occhi dalla strada, con movimenti delle mani, comandi vocali, schiocchi di dita o soffi. Tale idea, da poco messa sul mercato, sta già riscontrando l’interesse di molti (compagnie del settore automotive, ma anche app musicali e legate all’intrattenimento spesso usate durante la guida) per rendere l’esperienza al volante più sicura e divertente al tempo stesso.

Un altro, che coniuga tecnologia ed esigenze dei propri clienti, è l’ormai celebre Drexcode: una vera e propria boutique di lusso online in cui si possono non solo acquistare abiti di grandi marche, anche noleggiarli per un’occasione particolare, godendo di un prezzo vantaggioso ed evitando che gli armadi si riempiano di prodotti poi raramente indossati. Le fondatrici, prima di avviare il progetto, hanno ascoltato con attenzione il proprio mercato: hanno individuato un target preciso nelle donne giovani e attive, e visto come altrove – negli USA, ad esempio – tali servizi fossero già esistenti e molto, molto apprezzati.

Le caratteristiche delle startup, in linea di massima, sono quindi le seguenti:

  • temporaneità, poiché, come detto, la “fase startup” è quella di lancio;
  • sperimentazione, necessaria alla ricerca di un business model (ovvero di una formula di guadagno) appropriato;
  • scalabilità, uno dei connotati fondamentali, secondo cui l’attività deve essere il più possibile replicabile su scala sempre più grande, affinché il proprio giro di affari possa espandersi nel tempo, con i dovuti investimenti.

La loro “mentalità”, però, è applicabile a ogni tipo di iniziativa economica. Innanzitutto, la loro capacità di cambiamento e la loro velocità decisionale sono fondamentali: proprio perché frutto di sperimentazione, le startup hanno natura versatile e si adattano in fretta al tipo di utente e di mercato che hanno a disposizione, nonché al periodo storico in cui operano, anche grazie a una catena di comando molto snella, garantita pure dalle loro piccole dimensioni.

Ma l’ecosistema in cui ogni impresa cresce è estremamente competitivo e volubile, dunque chi non è in grado di adattarsi e cambiare è spesso destinato a scomparire: è fondamentale, quindi, che questi concetti vengano fatti propri anche da aziende più strutturate.

La discontinuità legata al Covid-19 ha sicuramente dimostrato, inoltre, quanto sia importante la creatività: ogni azienda si è dovuta aprire alla realtà, mettendo in campo competenze precedenti e acquisendone ulteriori, per trovare la propria, nuova soluzione.

Come detto, ragionare come una startup significa avere un legame stretto con l’innovazione: proprio per questo, non sorprende che molti dei cambiamenti messi in atto da piccole e grandi aziende abbiano o debbano avere molto a che fare con la tecnologia e il digitale. A favore di ciò, gioca oggi il fatto che questi canali aiutino a fruire di un servizio senza che ci sia presenza fisica e che, quindi, il rischio di diffusione del contagio sia molto più basso.

 

6 comparti e aziende che hanno saputo reinventarsi

● Il settore della moda e quello della valigeria

La riconversione della produzione è uno degli esempi di “mentalità startup” messa in pratica anche dai maggiori players nelle grandi congiunture di crisi. Come nei periodi bellici, infatti, disponiamo di innumerevoli esempi eccellenti di realtà che hanno rivisitato i loro meccanismi industriali per far fronte all’emergenza Coronavirus: basti pensare a Gucci e Prada, ma soprattutto ad Armani, che oggi dedicano parte dei loro impianti alla realizzazione di camici, o a Roncato, che insieme ad altri big della valigeria - ambito oggi in crisi - sta impiegando gran parte della propria forza lavoro per realizzare ventilatori e mascherine chirurgiche. Riconvertire significa cambiare settore – o sottocategoria del proprio settore – a dipendenza della domanda in ingresso, evitando perdite in termini di denaro e risorse umane.

● Dai latticini alle mandorle

Un altro esempio di riconversione della produzione è la Giacomazzi Dairy, il caseificio più antico dello stato della California. Attivo dal 1893, dopo quasi 125 anni di vendita di prodotti a base di latte, ha deciso di dedicarsi alla coltivazione di mandorle. Allo scopo di far fronte a normative sempre più stringenti, a prezzi di vendita della materia prima molto bassi e costi del personale in aumento, i dirigenti dell’azienda hanno studiato una strada completamente nuova, che permettesse loro di sfruttare i numerosi ettari della proprietà: investire nel settore vegetale. Mandorle, soprattutto, ma anche uva e pistacchi. Un business più sostenibile e con ottime prospettive, poiché l’industria casearia ha un grande competitor, sia in Europa che in America: le alternative dairy free, difatti, non sono solo consolidate sul mercato, ma anche in netta crescita. Secondo alcuni dati rilevati dall’osservatorio Veganok, il fatturato annuale di latte e derivati vegetali arriverà a 34,4 miliardi entro il 2024, segnando definitivamente una svolta importante nelle tendenze di consumo.

● Taxi? No, consegna a domicilio

Wetaxi è un’app che permette di contattare il proprio taxi, scoprendo da subito quanto si spenderà per compiere un determinato tragitto. La tariffa massima garantita rende il servizio molto appetibile, poiché efficiente e trasparente, anche rispetto a competitor come Uber.
Come molti altri, durante questi mesi il settore dei trasporti ha subito un notevole calo di attività, a parità di timori per la propria sicurezza, poiché i guidatori sono costantemente in contatto con il pubblico. Per queste ragioni, Wetaxi ha deciso di sperimentare, nella città di Roma, un servizio di delivery: gli utenti possono richiedere la consegna, per spesa e articoli di necessità, direttamente tramite smartphone, pagando digitalmente. I taxi, ricevuti ordine, data e orario preferiti, organizzano il recapito e lo effettuano a bordo strada, in piena sicurezza. Questo modo di reinventarsi ha avuto risvolti positivi non solo per i tassisti, che hanno potuto aumentare le proprie corse, ma anche per le attività e i commercianti che hanno visto moltiplicarsi gli acquisti dei beni poi consegnati agli utenti.

● Case vacanza che diventano uffici per lo smartworking

È un'idea semplice quanto geniale, a nostro parere, quella dell'azienda italiana "bnb Working Spaces", che ha pensato di convertire le numerose case-vacanze di medio-alto standing ormai sfitte da mesi in spazi in cui la gente può lavorare da remoto in tutta comodità. In tempo di epidemia, il distanziamento sociale è d'obbligo, e spesso il lavoro da casa è ricco di distrazioni. Il nuovo concetto di case di vacanza convertite in uffici smart può interessare sia il singolo lavoratore che le aziende, ed è un modo per riconvertire gli spazi non affittati con un piccolo investimento. E non è escluso che questo concetto venga poi mantenuto anche quando la situazione sarà migliorata, e i viaggi di lavoro ricominceranno ad essere frequenti, soprattutto nelle grandi città. 

● Scuola? No, eventi digitali

Cambridge English è, da decenni, una celebre scuola ed ente certificatore del proprio livello di lingua inglese. Anche loro, però, hanno saputo organizzarsi al passo con i tempi, e in modo molto semplice. Dal 31 marzo al 2 aprile, infatti, si è svolta la Cambridge Online Experience, una serie di eventi virtuali completamente gratuiti, pensati per l’alta formazione dei docenti di lingua inglese. L’iniziativa ha sostituito i classici Cambridge Days, un ciclo di convegni solitamente tenuti nel mese di marzo in diverse città, annullati a causa del Coronavirus.

● Party a distanza

Comehome è una piattaforma creata per permettere a degli host di organizzare, in tutta Europa, feste private aperte agli utenti registrati della community. Un ottimo servizio per conoscere nuove persone, spesso con interessi affini, e rompere il ghiaccio in un ambiente socievole, mentre ci si trova all’estero. Inutile dire come, in questo periodo, organizzare eventi non potesse essere il servizio centrale di Comehome. Per questo, l’azienda ha lanciato l’iniziativa #stayhome: il concetto è lo stesso, ma la differenza è sostanziale. Gli host, infatti, non organizzano più incontri nelle proprie case, bensì in apposite stanze virtuali che permettono agli utenti di conoscersi ed entrare in contatto, divertendosi anche con giochi e attività interattive, senza rischi per la propria salute.

 

Conosci altri esempi di professionisti e imprese (sia piccole che grandi, sia locali che internazionali) che si sono adattati bene al cambiamento? Segnalaceli!

Startup, alternative o integrazioni digitali che sia, il Mondo stava già cambiando, e adesso cambia ancora più in fretta. È bene non chiudersi alle novità, bensì ad accoglierle e trarne vantaggio. Vuoi riflettere su come adattare la tua attività al tempo che viviamo, e promuoverla in rete?
Contattaci per una consulenza gratuita. Metteremo in campo le nostre competenze per aiutarti a reinventare il tuo business e soprattutto a farlo conoscere.

 

Articolo a cura di Linkfloyd Sagl, agenzia di marketing e comunicazione in Ticino.

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