PROVA SU STRADA
03.04.14 - 20:400
Aggiornamento : 25.11.14 - 02:08

Il canto del cigno è sempre il più bello

Con la Squadra Corse si chiude la storia della Lamborghini Gallardo. Una versione per puristi, forse la migliore interpretazione della Gallardo in tutta la sua storia. Peccato, che sia tutto finito…

UNA SVOLTA, UNA NUOVA EPOCA - In conclusione potrei dire che la Lamborghini Gallardo LP 570-4 Squadra Corse è un’ottima, davvero ottima automobile sportiva. Una favolosa automobile sportiva. Forse una delle migliori che abbia mai guidato. Anzi: per alcuni aspetti è sicuramente la migliore che abbia mai guidato. Però mi rendo conto che una conclusione del genere sarebbe fin troppo scontata visto che stiamo parlando di una Lamborghini. Tuttavia va fatta una doverosa premessa perché, come probabilmente sapete, di Gallardo non ne ho mai guidata una prima d’ora. Oltretutto vi devo confessare con tutta l’onestà di cui dispongo che io e la Gallardo non ci siamo sempre voluti bene. Per diversi motivi. Vuoi che come spesso accade, quando si amplia la gamma verso il basso ti sembra che un marchio venga snaturato, vuoi perché nelle sue versioni più stradali è sempre stata - come tutte le Audi dell’epoca - troppo asettica, vuoi perché era sempre stata molto veloce ma non così veloce come le storiche rivali di Maranello, vuoi per la componentistica proveniente da Ingolstadt poco mascherata,  vuoi per quel 10 cilindri troppo costoso nella produzione, troppo pesante, inizialmente addirittura fragile. È altresì vero che senza Audi e senza la Gallardo, oggi probabilmente Lamborghini non esisterebbe più, o almeno: non come la conosciamo ora. Perché c’è un dato industriale capace a spiegare tutto, ovvero che in poco più di cinquant’anni d’esistenza sono state prodotte in totale all’incirca 30'000 Lamborghini, di cui 14'022 Gallardo. Quasi la metà. E la Gallardo esiste appena dal 2003, quindi poco più di dieci anni. Poi, anche grazie ad Audi, proprietaria del marchio, la qualità è stata migliorata sempre di più, sempre più a fondo, sino a raggiungere i livelli che uno si aspetta da un marchio di lusso. Il V10 è stato addirittura usato per alcuni modelli sportivi della casa dei quattro anelli e con tutte le evoluzioni anche la Gallardo è diventata un oggetto di tutto rispetto. In particolare questa Squadra Corse.

IL PARADISO DEL PURISTA - Trattasi dell’ultima tra le 32 versioni speciali che si sono susseguite in poco più di un decennio d’esistenza, e come spesso accade il canto del cigno è sempre quello che più di tutti riesce ad intrigare, a commuovere, a far sentire la mancanza di qualcosa che ormai sembra già appartenere al passato. Per essere precisi è il 25 Novembre 2013 il giorno in cui l’ultima Gallardo ha lasciato la linea di montaggio. La consapevolezza di poterla guidare probabilmente per l’ultima volta nella tua vita ti rende testimone della fine di un’epoca che da questo momento in avanti potrai solo ricordare. E della Squadra corse al momento ricordo in particolare tre cose: appendici aerodinamiche, Alcantara e fibra di carbonio. C’è fibra di carbonio ovunque; anche l’Alcantara è ovunque. Ma non come sulle altre automobili, qui è proprio: ovunque. L’Alcantara riveste il padiglione dell’abitacolo, i montanti, i sedili, il volante, la plancia, tutto. La fibra di carbonio ricopre il guscio dei sedili, è applicata sui pannelli porta, la tocchi quando apri la portiera o tiri il freno a mano, la sfiori ogni volta in cui utilizzi qualche comando ubicato nella consolle centrale e la vedi ogni volta in cui controlli la strumentazione o i manometri. Non c’è la radio né il navigatore: tanto meglio. Le palette del cambio elettroattuato sono (fortunatamente) fisse, dietro al volante, e il motore si avvia alla vecchia maniera, girando la chiave. Si sta seduti in basso, quasi rasoterra, per migliorare il baricentro, su sedili duri come assi di legno. Peccato solo che non abbiano le cinture a quattro punti, sarebbe davvero la ciliegina sula torta. La pedaliera è parecchio disassata sulla destra a causa dell’ingombrante passaruota. Mi ricordo anche che appena seduto avevo parecchia soggezione per la lunghissima plancia la quale ti da l’illusione che il cofano finisca quaranta metri più avanti, ma non è così. Perché poi in realtà la posizione di guida si fa apprezzare (parecchio!), e una volta prese le misure all’anteriore si realizza che quello che si ha dal sedile di guida è un bella prospettiva dalla quale riesci ad avere il controllo su tutta la lunghezza e la larghezza dell’auto, che già solo dopo qualche chilometro si rivela molto più compatta e quindi più maneggevole di un’Aventador. Inoltre ogni volta in cui dai uno sguardo a tergo tramite il retrovisore interno vi sono perennemente due listelli verticali a ricordati che c’è un alettone identico a quello della Super Trofeo del campionato monomarca, e di conseguenza che quella che stai guidando non è una normale Gallardo. Se Machiavelli avesse guidato la Squadra Corse sono sicuro sulla che descrivendo i primi chilometri di guida avrebbe affermato che “il timore è tenuto da una paura di pena che non ti abbandona mai “, nel senso che l’assetto rigidissimo, il cambio rude ai bassi regimi e l’attacco incostante dell’impianto frenante sembrano suggerirti di non fare casini perché altrimenti finisci male. Molto male. Ma poi, appena aumenti il ritmo scopri che…

PAROLA D’ORDINE: ADERENZA - Scopri che appena si incalza il ritmo giusto in realtà è molto, parecchio intuitiva per avere un V10 da 5,2 litri e 570 cavalli che lavora a qualche decina di centimetri dietro le tue spalle. Il punto è che te la senti cucita addosso, come se il pilota, cioè tu, diventasse una parte integrante del telaio ubicato ben vicino al centro della massa. Il tutto diventa una dipendenza  assoluta, esponenziale,  in quanto più veloce si va più ci si accorge che i suo limiti sono alti, incredibilmente alti, e più si va vicino al limite più la Squadra Corse diventa viva e incisiva esprimendosi sempre di più nel modo giusto. E più inizia ad esprimersi nel modo giusto, maggiore diventa la consapevolezza che si vorrebbe e dovrebbe andare in pista per poter dire di averla davvero sfruttata fino in fondo. In particolare perché in questo specifico caso tutte le sue capacità dinamiche sono amplificate dalle Pirelli PZero Corsa (235/35 ZR 19 davanti, 295/30 ZR 19 dietro) con le quali sembra di avere degli pneumatici Slick. O quasi. Perché l’aderenza è semplicemente: impressionante. Anche se poco elegante quest’ultima parola dovremmo scriverla tutta in maiuscolo per rendere realmente l’idea. Tenuta laterale, motricità, frenata; praticamente niente riesce a metterla in crisi. A questi livelli di aderenza descritti aggiungi una generale sensazione di fiducia che ti può dare una Lotus Exige. Il punto è che combinare queste due cose ti fa credere, per un momento, che per la pura e semplice esperienza di guida questa potrebbe essere la migliore automobile per un appassionato, perché oltretutto curva dopo curva continuano ad emergere sempre più aspetti nella Gallardo per i quali può essere considerata senza alcuna ombra di dubbio un’automobile da corsa con la targa.

DALLA PISTA ALLA STRADA - L’assetto, prima di tutto: il migliore che abbia mai guidato in vita mia. Talmente rigido da spaccare la schiena e dimostrarsi inflessibile a qualsiasi lusinga da parte della signora rollio e dalla signora beccheggio, ma sufficientemente morbido così da non saltellare sulle buche e seguire ed assorbire qualsiasi gobba, avvallamento o giunzione che si presenti sotto le sue ruote. Sarebbe davvero perfetta per la Nordschleife, specie in quelle sezioni in cui in terza piena, con l’acceleratore a tavoletta, deve essere in grado di sopportare qualsiasi forza trasversale che le si voglia infliggere senza scomporsi minimamente se qualche ondulazione del manto asfaltato decida di complicarle la vita. È proprio la combinazione tra telaio, assetto, pneumatici e freni a trasmetterti quell’impressione di essere alla guida un’auto da corsa – derivata da un modello di serie, ma pur sempre un’auto corsa – strappata ai cordoli dei circuiti e messa su strada. Perché anche i freni, con quella corsa iniziale del pedale molto lunga e senza quasi alcuna forza frenante che può disorientare nell’uso stradale, decelerano con rassicurante violenza e precisa modulabilità quando a inizi a sfruttarli con intensità a fine corsa del pedale. Un’automobile nata per andare forte.

MUSICA, MAESTRO! - A questo ci pensa ovviamente il noto 10 cilindri a V, che si può criticare quanto volete ma appartiene alla Gallardo come i sei cilindri boxer appartiene alla cultura Porsche. Di fatto la parte più caratterizzante, per quanto possa sembrare un po’ superficiale, è il sound. Ma per quanto possa sembrare superficile ascoltarlo su youtube, sentirlo cantare dietro le tue orecchie per un’intera giornata ti fa andare a letto con quell’acuto che riecheggia nella tua testa per tutta la notte. Che poi, al di la del sound, è proprio anche un bel motore da guidare e in lui si racchiude anche uno dei punti chiave della Gallardo Squadra Corse, ovvero la sfruttabilità delle prestazioni. Disponibile già ai bassi regimi con una bella corposità, può esse impiegato per una guida sportiva già dai 4'000 giri al minuto, e da li in poi diventa sempre più energico e sempre più possente man mano che ci si avvicina alla linea rossa fissata oltre la soglia degli 8'000 in cui raggiunge la potenza massima. Quindi di tanto in tanto puoi anche “sbagliarti” nel utilizzare un rapporto più alto perché di coppia ce n’è sempre a sufficienza e puoi comunque goderti un passo di tutto rispetto, ma la colonna sonora incitante ti porta inevitabilmente sempre a tenerla nella zona nobile del contagiri. Quella alta.

VELOCISSIMA, FACILE, EMOZIONANTE - A differenza di tantissime altre automobili sportive e non solo necessariamente di queste potenze, la Gallardo piace perché puoi usare tutti i 570 cavalli e tutti i 540 Newtonmetri con relativa facilità. Capito come non far sottosterzare l’anteriore in ingresso scopri che in uscita di curva premi sempre troppo tardi sull’acceleratore, perché c’è sempre una grandissima riserva di potenza la quale può essere intuitivamente sfruttata grazie alla regolarità d’erogazione di un motore aspirato fatto alla vecchia maniera. Escludendo il primo rapporto c’è sempre motricità a non finire. Al punto tale che più si preme sull’acceleratore, più le PZero Corsa sembrano fondersi nell’asfalto, anche in curva. Digerisce qualsiasi strada e sopporta qualsiasi forza fisica con la compostezza e la facilità con cui James Bond affronta cinque sicari contemporaneamente. Ti chiedi quindi dove sarà il limite: un pensiero che respingi subito perché – fidatevi – è meglio non scoprirlo. Persino il cambio, un elettroattuato non sempre amato, agli altri regimi combina la giusta dose di aggressività intrinseca dello spirito Lamborghini senza però comprometterne la piacevolezza stradale. Infili un rapporto dopo l’altro, freni, scali, infili il muso e ti fiondi fuori dalla curva con il V10 che urla alle tue spalle trovando facilmente un ritmo a te congeniale. Una fantastica equilibrista stradale che per la semplicità con cui si raggiungono e la si controlla a ritmi forsennati ricorda la Nissan GT-R. Perché con la Squadra Corse puoi andare forte, ma forte davvero. Tuttavia a guidarla sei tu. O meglio: a guidarla è tanta meccanica e poca elettronica, perché si tratta pur sempre di un’auto sviluppata oltre dieci anni fa. Tanto per rendere l’idea è assai improbabile sentire l’intervento dell’ABS e la si può guidare costantemente con l’ESC (il controllo della stabilità) impostato nella modalità Sport senza che questa debba ricorrere in tuo aiuto. Una sensazione molto analogica e non digitale, rispetto alla GT-R. E oltretutto, più corsaiola: sulla bilancia segna appena 1'340 chili a secco, è lunga pressappoco come una Golf e pesa 350 chili in meno di una 911 Turbo S. L’unico aspetto negativo di tutto ciò è che anche lo sterzo mostra qualche limite dovuto all’età in quanto è meno diretto se confrontato con i comandi più recenti. Però essendo appunto un comando di una certa età ce lo saremmo aspettati un po’ meno “freddo” per quanto riguarda la comunicatività, trattandosi di un’automobile particolarmente puristica, ma la sua precisione la sua velocità non vengono minimamente messe in discussione.

L’EPILOGO - La Gallardo Squadra Corse è proprio una di quelle rare automobili, che ogni tanto di capita di provare, con le quali non vorresti mai smettere di guidare nonostante i rigidi sedili ti distruggano la schiena in meno di un’ora. È una sofferenza che viene ripagata trentasei a uno ogni volta in cui incroci la strada giusta lungo la quale lasciarla libera di cantare e di esprimersi. Per le sue qualità dinamiche, onestamente, potrebbero forse lasciarla in produzione anche qualche anno senza aver paura di sfigurare di fronte ad altre supersportive, magari più veloci, ma cariche di aiuti elettronici. Per quanto non sia mai stato un grande ammiratore della Gallardo, per quanto non abbia mai avuto l’opportunità di provare altre Gallardo e per quanto, almeno inizialmente, non mi sentivo particolarmente colpito dalla fine della sua produzione, posso dire che se tutte le Gallardo sono state emozionanti almeno la metà di quanto lo è stata la Squadra Corse, allora la piccola e talvolta sottovalutata “baby Lambo” ci mancherà. Ci mancherà parecchio.

 

SCHEDA TECNICA

Modello Lamborghini Gallardo
Versione LP 570-4 Squadra Corse
Motore 10 cilindri a V, benzina, aspirato
Cilindrata 5'204 cc
Potenza 570 cv @ 8'000 giri/min.
Coppia 540 Nm @ 6'500 giri/min.
Trasmissione Cambio robotizzato a 6 rapporti, trazione integrale
Massa a vuoto 1'340 kg
Accelerazione 0-100 km/h 3,4 secondi (dichiarato)
Velocità massima 320 km/h (dichiarato)
Consumo medio 13,5 L/100 km (dichiarato)
Prezzo 314'200 CHF (tasse escluse)
Prezzo esemplare provato -
   
Ci piace Ti colpisce dritto al cuore
Non ci piace Ormai appartiene al passato

 

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