TEST DRIVE
07.09.18 - 06:000

Mini Cooper SD, regina di emozioni anche a gasolio

La compatta inglese si rifà il “trucco” con una serie di aggiornamenti e personalizzazioni, ma conserva un’anima sportiva convincente: anche spinta dal turbodiesel di punta da 170 cv.

L’auto è fedele a se stessa. Dove e come cambia in realtà?
Si tratta di aggiustamenti di dettaglio, non per questo meno apprezzabili. A livello estetico, si notano i fanali posteriori ispirati alla bandiera del Regno Unito, tema ripreso anche negli interni con la particolare illuminazione notturna del cruscotto lato passeggero (compresa nel pacchetto Yours Interior Style Piano Black); figurano inoltre un logo rinnovato, tre nuovi set di cerchi in lega e le inedite finiture nero laccato all’esterno, che contribuiscono ad un ulteriore tocco di ricercatezza, oltre ai proiettori anteriori a matrice di LED; più in generale, con l’aggiornamento si estende ulteriormente l’offerta di personalizzazione della vettura. Internamente, gli interventi lasciano inalterata la struttura dell’arredo ma introducono inedite finiture in pelle, maggior selezione di rivestimenti oltre a volante a tre razze multifunzione di nuova foggia, postazione di ricarica induttiva per smartphone incorporato nel bracciolo centrale e funzioni estese Mini Connected che includono tra gli altri informazioni traffico in tempo reale, aggiornamenti automatici mappe di navigazione tramite connessione 4G LTE, servizio Mini Concierge Service e portale Mini Online con diverse applicazioni.

La guida è da sempre gustosissima, un vero valore aggiunto: è sempre così?
Possiamo ben dire di sì, anche se la Mini prima edizione – particolarmente svelta e guizzante – ha via via lasciato posto ad una certa maturità del modello, cresciuta in maniera significativa con l’ultima edizione dalle dimensioni accresciute. L’auto di test dotata degli aggiornamenti 2018 vanta ad ogni modo l’allestimento ideale per assaporare le gioie comunque estese di un comportamento dinamico a dir poco ispirato: la Cooper SD 3P col due litri turbodiesel da 170 cavalli (37'300 CHF), aggiornato nell’impianto di alimentazione common rail e nella turbina – ora a doppio stadio –, nonché abbinato di serie al cambio automatico Steptronic a otto rapporti. Appagante nell’aspetto, aggressivo il giusto e molto caratteristico, la compatta inglese non passa inosservata anche grazie alle ruote da 18 pollici con coperture 205/40, che contribuiscono alle qualità stradali d’insieme. La sistemazione a bordo è del tutto invariata e permette un’elevata personalizzazione della postura, indipendentemente dallo spazio in apparenza limitato che invece, quanto meno davanti, è più che soddisfacente per due; le poltrone sono avvolgenti senza eccessi, rigide il giusto nelle imbottiture per contenere a dovere ed assicurare spostamenti ridotti del corpo durante le curve più allegre. Comodo il supporto estensibile per le cosce. La guida mette subito in mostra il carattere deciso e sportivo, con un assetto già duretto anche nella modalità standard di guida dato dalle sospensioni regolabili, cui si aggiunge lo sterzo molto “caricato” specie al centro che insieme alla posizione ribassata – da preferire, per il carattere dell’auto – lascia fluire particolarmente intesa la sensazione di pilotare, più che guidare.

Le prestazioni sono entusiasmanti, i freni un po’ meno…
L’aderenza laterale è molto elevata e si combina ad inserimenti in curva rapidi e precisi, anche se la sterzata ad angoli superiori rivela in verità un po’ di inerzia nel comando unita ad una rapidità solo discreta: l’insieme suggerisce “presenza” ma in special modo stabilità di traiettoria, mentre per trovare l’agilità che pure l’auto consente ci si trova ad agire con un po’ più di decisione sullo sterzo. Anche perché la velata tendenza ad allargare la traiettoria col frontale resta sempre avvertibile, non appena si alza il ritmo di marcia; la Cooper SD è ad ogni modo capace di ritmi davvero intensi balzando di curva in curva con notevole rapidità, bastando giusto anticipare sempre l’inserimento con la sterzata. E per chiudere la traiettoria basta lasciare il gas, grazie ad un retrotreno reattivo ma senza alcun eccesso. Se l’assetto piatto convince – ancor più accentuato in modalità Sport, ma al prezzo di una sonorità del diesel amplificata dalla sgradevole amplificazione tramite hi-fi – la frenata lascia invece un po’ delusi: ottima per capacità di rallentamento e nel traffico, ma per la guida “ispirata” non è un granché il pedale un po’ lungo e spugnoso, mai ben presente per modulare con precisione.

Ci si rifà con l’accoppiata motore-cambio.
È così. Il primo è reattivo e tira parecchio già da basso regime, contribuendo alla rapidità di variazione dell’andatura (0-100 km/h in 7,2 secondi, 225 km orari di punta) con un allungo in zona alta del contagiri sufficiente per l’azione grintosa, anche se privo di “guizzi” di spinta supplementari (l’erogazione è in effetti molto lineare), il secondo aggiungendo efficacia e versatilità: dolce e docile, ma anche diretto e secco nella modalità di guida più spinta. Soddisfa pure il controllo di trazione sportivo, che lascia spazio alle piene prestazioni e ai piccoli movimenti dell’auto frenando però ogni eccesso di accenno al pattinamento. Quanto al comfort, ci si deve abituare ad una certa rigidità ma per il resto l’insonorizzazione appare più che discreta, mentre sul fronte consumi nel corso del test la media registrata è sempre stata sotto i 6 l/100 km: il serbatoio è piccolo ma dura.

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