Test Drive
24.01.18 - 06:000

Aston Martin V12 Vantage S: godiamocela per l’ultima volta.

Auto piccola e motore immenso, per di più aspirato: una combinazione che da sola fa battere il cuore. A questo aggiungi il cambio manuale e la trazione posteriore. Nasceranno ancora vetture così?

Quando il V12 prende vita dopo aver sonnecchiato per una notte intera sembra quasi di vivere un momento sacro, di raccoglimento, in cui tutte le nostre orecchie sono indirizzate verso le fonti foniche del propulsore in attesa di sentire quel rumore che lacererà il silenzio. Il fatto che per accenderlo si debba inserire una chiave di cristallo nella consolle centrale passa quasi in secondo piano.

E com’è questa colonna sonora?
Brutale, in quanto emesso da un propulsore aspirato che non si fa tanti problemi a disturbare il vicinato. E che propulsore! Come suggerisce il nome si tratta di un 12 cilindri da sei litri, il quale eroga 573 cavalli e 620 Nm, entrambi piuttosto in alto nella scala del contagiri. Ovviamente questo non è un problema in quanto i sei litri di cilindrata assicurano una “schiena” più che sufficiente. Giusto per rendere l’idea in settima a 50 km/h, ovvero 1'000 giri/min., riprende con vigore fino a raggiungere i 300 km/h. Come ogni bravo aspirato che si rispetti la sua spinta acquisisce energicità man mano che si sale con il regime, sebbene in termini soggettivi sembrano mancargli un migliaio di giri per assecondare appieno il suo spirito di ribelle indomita e pure lo scarico, vicino alla zona rosa, potrebbe urlare un po’ di più. Ma questo alla fine ci ricorda che questo motore è in realtà più pensato per una Gran Turismo che non per un’auto da corsa.

Fermi tutti: ho capito bene che il cambio (manuale) ha sette rapporti?
Hai capito benissimo. Certo non è il primo, ma si tratta in ogni caso di una configurazione piuttosto inusuale. La prima è tra l’altro posizionata in basso a sinistra così da facilitare le cambiate che si effettuano più soventemente durante un impiego sportivo. I tempi necessari per effettuare una cambiata sono abbastanza brevi, ma gli innesti ravvicinati e non ben definiti li rendono talvolta difficoltosi tanto che a volte capita di cambiare dalla terza alla sesta, anziché in quarta. Frustrante quando guidi da solo, imbarazzante se c’è qualcuno seduto al tuo fianco. La tipologia di cambio si integra in ogni caso alla perfezione con questo schema meccanico e lo stile di guida anacronistico.

Allora raccontaci quali sensazioni di guida si provano.
È molto spontanea, rispondendo istantaneamente a qualsiasi sollecitazione all’indirizzo del propulsore e ha uno sterzo molto corposo e comunicativo, il quale non perde sensibilità nella zona “zero” e fa trasparire sin dalle prime volte la sua precisione. Da insomma soddisfazione anche se guidata ai bassi regimi. Tranquilli: ovviamente non ci siamo limitati ad un passeggiata. Anche dandoci dentro la cattiveria dell’auto è proporzionale al suo regime di rotazione. Non si viene infatti sovrastati dalla coppia e si può calibrare con accuratezza la potenza, fatto che semplifica la presa di contatto con la vettura stessa. Che da subito piace per la compattezza del telaio e la rispettiva prontezza, nonché le reazioni sempre coerenti tra avantreno e retrotreno che sembrano diventare un tutt’uno. L’assetto, pur rigido, cerca sempre con contatto con la strada e attraverso il volante in Alcantara senti esattamente cosa si trova sotto le ruote anteriori, mentre il fondoschiena funge sempre da buon indicatore per quanto grip rimane sotto le ruote posteriori. Sentendo tutto ciò che fa o che vorrebbe fare il coinvolgimento nella guida è ovviamente massimo, tanto che nonostante richieda una certa esperienza per essere spremuta al limite si lascia guidare con naturalezza, sempre contraddistinta da un comportamento neutro. E l’assetto è tarato così bene che anche sfrecciando su asfalti dissestanti non bisogna attuare troppe correzioni, e anziché stringere il volante la presa su di esso resta sempre bella leggera. Riassumendo la V12 Vantage S è un fantastico insieme di prontezza grazie alla corpo vettura compatto, di comunicatività e di sensazioni di guida sincere, del passato.

Come mai sei così malinconico mentre la guidi?
Nel 2009 un collega leggermente più conosciuto di me, che di nome fa Jeremy Clarckson, nella conclusione della tredicesima stagione di Top Gear ha guidato la prima edizione dell’Aston Martin V12 Vantage. Diceva già allora, giustamente, che con l’evoluzione del mondo che impone sempre maggiori limitazioni sul fronte ambientale e combatte le automobili e la velocità, automobili come queste sarebbero presto destinate ai libri di storia. E qualche anno di distanza dove i motori aspirati praticamente non esistono più, che il cambio manuale sembra non avere mercato, che l’elettrificazione ha ormai preso il sopravvento e che la guida autonoma è dietro l’angolo, questo pensiero acquisisce ancora più concretezza. Se doveste disporre di 190'900 franchi, questo non sarebbe sicuramente un brutto modo in cui spenderli. Forse oggi possono esserci automobili sportive più interessanti sul mercato, ma in futuro la guarderemo come una delle ultime di una gloriosa stirpe.

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