PRIME IMPRESSIONI
12.09.16 - 22:290

L’Audi SQ7 sarà l’esempio da seguire?

Dinamica di primo livello e prestazioni incredibili, erogate però da un poderoso V8 TDI. Forse la “fine” dei super-SUV a benzina.

Anche solo una ventina d’anni fa era impensabile che un veicolo lungo oltre cinque metri, alto più di un metro e settanta e dal peso superiore alle due tonnellate potesse affrontare una strada ricca di curve nel mondo in cui la affronta, con la più assoluta compostezza, l’Audi SQ7.

Parliamo di un livello dinamico elevatissimo e di contenuti tecnologici altamente innovativi. Debutta per esempio la barra anti-rollio attiva, in cui un attuatore elettromeccanico installato sulla stessa genera una forza contraria in grado, se non di eliminare completamente, quantomeno di contrastare notevolmente il rollio. Cerca, detto grossolanamente, di fare pressione sullo snodo delle sospensioni all’esterno della curva (cioé quelle verso cui si corica la scocca) per “livellare” il corpo vettura. E funziona: perché sembra davvero di avere sempre un assetto “piatto”. Poi c’è - per la prima volta in assoluto su un’auto di serie - un turbocompressore ad razionamento elettrico ad affiancare le due turbine tradizionali. Di queste ultime ve n’è una attiva ai bassi regimi, mentre agli alti lavorano entrambe. Tuttavia nelle partenze da fermo o in condizioni di carico parziale, quella ad azionamento elettronico è capace di attivarsi in un quarto di secondo e senza aver bisogno dei gas di scarico, riuscendo a compensare quindi il classico “turbo lag”. Tutti dispositivi, questi, che necessitano di una batteria ausiliaria agli ioni di litio da 48V (con 470 Wh di capacità e un picco di potenza massima di 13 Kw) per “sgravare” lo starter nonché quella da 12V altrimenti presente per tutti gli altri sistemi di bordo.

Il risultato è che il 4 litri V8 TDI ha una risposta assolutamente spontanea, molto più rispetto a quanto i già ottimi turbodiesel ci hanno già abituato in questi anni. Il turbo-lag, praticamente, scompare. Si tratta di un propulsore comunque emozionante, per certi versi. Perché mettendolo in moto senti il timbro tipico dei V8, che volendo può accompagnarti anche nel traffico cittadino. E poi è un mostro di potenza: al di dei numeri comunque notevoli (435 cavalli, 900 Nm a partire da 1’000 giri/min.), la potenza è talmente sovrabbondante che ad ogni rapporto innestato sempre spingere sempre con maggiore vigore, come se la progressione non conoscesse fine. Prestazioni (0-100 km/h in 4,8 secondi) che ovviamente vengono trasmesse a terra con la massima efficacia. La motricità è perfetta e generosa col retrotreno quanto basta, l’assetto è piatto e non mostra il benché minimo rollio, gli pneumatici fanno un ottimo lavoro per tenerla al suolo. Un’efficacia paurosa, ma delle sensazioni di guida molto asettiche. In particolare a causa di un sterzo che non trasmette nulla e la cui scarsa reattività viene compensata da un Torque Vectoring che aiuta l’SQ7 a infilarsi in curva come si deve, non da ultimo con l’ausilio delle quattro ruote sterzanti. Un’automobile perfetta. Forse pure troppo.

Però la SQ7 ti porta inevitabilmente ad una riflessione, certamente razionale, ma significativa. Qui il livello dinamico è elevatissimo, l’abbiamo scritto. E che i consumi sono bassi lo avremmo scritto tra qualche riga. Ti muovi in città e in autostrada senza inutili sprechi, consumando il giusto (tra gli 8 e i 10 l/100 km, a dipendenza del piede), e al tempo stesso con riserve di potenza incredibili. Quindi è probabile che nel corso di pochi anni il futuro dei SUV sportivi appartenga proprio a versioni come la SQ7: efficacissime sul piano dinamico, ma con un grande motore turbodiesel anziché un brutale V8 a benzina sovralimentato. In futuro vi saranno probabilmente più “Superdiesel” che Cayenne Turbo, per dirla in modo semplice. Se così sarà, la casa dei quattro anelli potrà direi di esserci arrivata per prima.

 

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