Keystone
ITALIA
14.03.18 - 07:340

Ordigno della Seconda Guerra Mondiale trasferito in mare, sollievo per la città di Fano

Ieri sera circa 23mila persone erano state evacuate. La bomba era stata innescata accidentalmente durante i lavori di escavazione

FANO - Tira un sospiro di sollievo dopo ore di tensione, il sindaco di Fano (Pesaro) Massimo Seri dopo il completamento dell'imbragatura e del trasferimento in acqua della bomba - un ordigno della Seconda Guerra Mondiale, di fabbricazione inglese, 1,10 metri di lunghezza, carico di oltre 225 kg di tritolo - trovata ieri durante i lavori della multiservizi Aset per realizzare uno scolmatore vicino alla spiaggia Sassonia.

«Il pericolo è cessato, l'ordigno è a due miglia al largo di Fano», ha detto il sindaco. La bomba, messa in sicurezza dagli artificieri dell'Esercito e della Marina Militare, resterà in mare almeno 144 ore (il tempo massimo per l'eventuale esplosione) prima della distruzione.

Dalle 20.00 di ieri in vari quartieri di Fano - il centro storico, la zona Sassonia e la periferia sud - circa 23 mila persone erano state completamente evacuate e ospitate da parenti o in palestre e parrocchie della città. Le verifiche sull'ordigno, infatti, avevano accertato che poteva esplodere: era stato accidentalmente innescato durante i lavori di escavazione e aveva una spoletta ritardata che avrebbe potuto far detonare la bomba entro 144 ore. Da questo elemento è partita una rincorsa a mettere in sicurezza un raggio di 1,8 km dal luogo del ritrovamento: sono state evacuati anche la stazione e, parzialmente, l'ospedale Santa Croce oltre ad essere sospesi il servizio di Pronto Soccorso, la circolazione ferroviaria e il traffico aereo per circa due km sopra Fano in cui è stato chiuso l'aeroporto.

Il sindaco aveva deciso anche la chiusura delle scuole oggi.

"Abbiamo una grande organizzazione nel nostro Paese", ha commentato il sindaco al cessato pericolo durante le operazioni seguite dal Centro operativo comunale (Coc) in costante contatto radio: il riferimento alla macchina organizzativa che ha coinvolto tutte le istituzioni coordinate dal prefetto Carla Ciancarilli. Dalla Protezione civile alle forze dell'ordine, dalla Croce Rossa al Reggimento Genio ferrovieri di Bologna dell'esercito, che ha curato la prima fase delicata di rimozione dell'ordigno, fino agli artificieri della Marina Militare che hanno portato in mare e affondato l'ordigno.

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