Reuters
CINA
19.10.21 - 09:190

Dopo il terremoto Evergrande, la Cina rallenta e si scopre un po' più fragile

Crescita azzoppata e molte nubi all'orizzonte, la Repubblica Popolare scampa alla recessione Covid ma cede a sé stessa

PECHINO - Non ha attivato una crisi globale come in molti si aspettavano, ma la débâcle del colosso cinese dell'immobiliare Evergrande è riuscita a rallentare l'economia di tutta la Repubblica Popolare. Lo sostengono Ubs e Barclays, citati da Business Insider, che per la Cina si aspettano «una crescita più contenuta».

Questo perché il settore immobiliare in Cina è uno di quelli trainanti, a subire il contraccolpo - confermano gli analisti delle due banche - sarà tanto la piazza finanziaria quanto il giro di liquidità a livello nazionale. Per questo motivo, e malgrado recenti segnali positivi in risposta della crisi, Ubs ha tagliato le stime di crescita da 8,2% a 7,6% mentre Barclays da 8,5% a 8.

Stime che seguono abbastanza da vicino i recenti dati congiunturali che vedono una crescita attorno al +4,9% nel terzo trimestre dell'anno, un netto rallentamento rispetto al 7,9% del trimestre precedente. Resta importante evidenziare come la Repubblica Popolare sia uno dei pochi paesi al mondo ad aver evitato la recessione causata dell'annus horribilis pandemico del 2020.

Cessate le prime forti scosse legate al terremoto Evergrande, il settore immobiliare resta ancora fortemente a rischio bolla con 65 milioni di case e appartamenti sfitti, abbastanza per ospitare la popolazione dell'intera Francia. Insomma, se al momento il cielo sembra sereno le nubi all'orizzonte non mancano e potrebbero tramutarsi in tempesta.

Un'altra criticità è legata al settore energetico ancora molto fragile, come dimostrato dai recenti blackout, e ancora molto legato al carbone al quale Pechino però vorrebbe al più presto rinunciare per ridurre il più possibile le emissioni. Una situazione, questa, che «continuerà a influenzare negativamente l'economia del Paese fino alla fine dell'anno», conferma la nota di Ubs. 

Infine anche la Cina si trova ai ferri corti con la crisi globale delle catene di approvvigionamento, come riporta un rapporto di ING Group citato dalla CNN, che vede diversi porti-chiave bloccati da focolai di Covid e una maggiore difficoltà a spostare le merci con un conseguente contraccolpo per le aziende manifatturiere.

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