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27.09.21 - 12:460

Referendum sulla cannabis, i promotori accusano il governo di sabotaggio e di attentato alla democrazia

Raccolte quasi 600mila firme online, ma moltissimi comuni non vogliono concedere i certificati elettorali

ROMA - Diffidati 1'400 comuni italiani. Il governo accusato di sabotaggio. E i promotori del referendum per la legalizzazione cannabis annunciano lo sciopero della fame.

Da luglio è possibile partecipare al referendum sulla legalizzazione, firmando online con il sistema Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale, ndr.) ma la burocrazia italiana non sta al passo, così che solamente un quarto delle firme raccolte in favore di un cambiamento della legge sulla cannabis è stato certificato.

In quasi 600mila hanno aderito alle proposte di «depenalizzare la condotta di coltivazione di qualsiasi sostanza», «eliminare la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla Cannabis» ed «eliminare la sanzione della sospensione della patente di guida e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori». La deposizione del testo in Cassazione scade domani 30 settembre, ma prima i comuni italiani sono chiamati a certificare le firme in un tempo massimo di 48 ore.

I promotori hanno inoltrato la richiesta lo scorso martedì agli uffici comunali e a fronte delle 545'394 adesioni, ne sono rientrate solo 125'000. È successo che 1'400 amministrazioni non hanno risposto e sono quindi state definite inadempienti. E sabato sono state diffidate.

Il Comitato referendario, Marco Perduca, Antonella Soldo, Riccardo Magi, Leonardo Fiorentini e Franco Corleone, ha dichiarato su Instagram che «stanno mettendo a rischio l'intera raccolta firme. Nel caso in cui dovesse perdurare questo silenzio istituzionale, noi siamo pronti a diffidare anche il Ministero dell'Interno. Non permetteremo alla burocrazia di sabotare questo referendum».

Ora le richieste sono due. I promotori vogliono che il Governo Draghi intervenga al fine di prorogare al 31 ottobre la disposizione per depositare le firme in Cassazione, come tutti gli altri referendum attualmente aperti, o permettere ai comuni d'inviare i certificati elettorali anche dopo la scadenza di domani. Al momento non è arrivata nessuna risposta e da ieri a mezzanotte il comitato per la cannabis ha indetto un digiuno e invitato tutti i firmatari a partecipare e a promuovere l'iniziativa sui social.

Lo hanno annunciato in una lettera inviata al presidente della Repubblica Mattarella, ripresa da La Stampa: «La nostra colpa consisterebbe nell'adesione massiccia e straordinaria per la legalizzazione del consumo di cannabis e il paradosso inaccettabile si realizzerebbe dando un mese in più a chi ha avuto a disposizione tre mesi per la raccolta e non a chi ha avuto un solo mese. 

La discriminazione è palese e accecante. Il parlamento e il governo si rifiutano di dare un'interpretazione limpida della nuova norma. Mancano quattro giorni all'assassinio della democrazia».

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