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Stati Uniti/Russia
25.11.21 - 18:560
Aggiornamento : 13.01.22 - 15:46

Ancora ignota l'origine della Sindrome dell'Avana. La Cia punta il dito contro la Russia

L'accusa arriva mentre gli Stati Uniti minacciano d'intervenire se la Bielorussia cercherà d'invadere la Polonia

WASHINGTON/MOSCA - Un'arma genetica o stress lavorativo? Dopo quattro anni d'indagine sulla Sindrome dell'Avana, la Cia non lo sa. Ma punta il dito contro il Cremlino, anzi, lo minaccia: «Se gli artefici sono le spie russe, ci saranno delle conseguenze».

Il primo caso era stato riscontrato nel 2016, a oggi se ne contano più di 200. Le vittime fanno tutte parte del personale federale statunitense e le loro famiglie. La Sindrome di Avana ha ancora un'origine inspiegabile, ma i suoi effetti possono anche essere gravi: dal mal di testa alla vista che si annebbia, da gravi danni cerebrali a disturbi debilitanti. La Cia è al lavoro da quattro anni per capire che cosa la scateni, ma la fonte della Sindrome, che prende il nome dalla capitale cubana, il primo luogo in cui è stato rilevata, resta ignota.

Eppure, il direttore dell'agenzia di spionaggio William J. Burns ha il forte sospetto che dietro a tutto questo ci sia la Russia. Per questo ha inoltrato a tutte le più grandi intelligence del Cremlino un avvertimento: se le spie russe sono le artefici della Sindrome di Avana, ci saranno delle conseguenze. Poi, interpellato dal Washington Post, non ha voluto fornire ulteriori spiegazioni. Dal canto suo, Mosca aveva già negato qualsiasi coinvolgimento nella vicenda.

Le ipotesi dell'origine della Sindrome dell'Avana sono due. La prima, sostenuta da chi incolpa la Russia, è che siano e state e vengano utilizzate attualmente delle armi sconosciute che sfruttano l'energia diretta a microonde per far ammalare il personale statunitense, ma mancano le prove della reale esistenza di questo tipo di arma. Un'altra ipotesi è che gli agenti lavorino in un ambiente particolarmente stressante che dà origine a una malattia di tipo psicogeno.

Le accuse dagli Stati Uniti arrivano in una situazione già tesa, dove Washington tiene sotto stretta osservazione gli spostamenti delle truppe della Bielorussia al confine con la Polonia. Ciò che si teme è che la prima voglia procedere a un'invasione della seconda. E il governo Biden ha già fatto sapere che nel caso in cui si dovesse arrivare a imbracciare le armi, non starà a guardare.

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