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ITALIA
20.03.19 - 20:400
Aggiornamento : 21.03.19 - 08:00

Terrore sul bus: i bambini eroi che hanno nascosto il telefono

Il racconto di alcuni ragazzini presenti sul bus: «Facevamo i segni dal finestrino sperando che li vedessero». L'autista: «La situazione mi è sfuggita di mano»

SAN DONATO MILANESE - Si chiama Rahmi il tredicenne che "per primo" ha chiamato i soccorsi dal pullman sequestrato questa mattina da Ousseynou Sy, da una scuola media di Crema, con a bordo 51 studenti e due insegnanti.

«Aveva fatto raccogliere i telefoni» - «Era lucido, è stato furbo - ha raccontato Adam, 12enne che frequenta la seconda B e suo amico -. L'autista aveva fatto raccogliere tutti i telefoni, ma lui ne ha tenuto uno e poi ha chiamato i carabinieri». «Poi anche io ho richiamato, ho fatto il 112 e abbiamo cercato di spiegare dove eravamo», ha raccontato il ragazzino uscendo dalla palestra dell'Istituto Margherita Hack di San Donato, dove psicologi e personale sanitario hanno accolto i giovani ancora sotto shock, ma non feriti.

«Facevamo i segni dal finestrino sperando che li vedessero» - «Rahmi ci diceva: "state calmi la polizia sta arrivando", poi abbiamo anche provato a rompere il vetro con i calci, mentre lui guidava, e facevamo i segni dal finestrino indicando "1-1-2", sperando che le persone fuori li vedessero». Dopo la telefonata al 112 Adam è riuscito anche a chiamare i genitori: «gli ho detto che c'era un uomo che voleva ucciderci, dovevano chiamare la polizia. Poi ho riattaccato subito perché l'autista si era fermato e ho avuto paura succedesse qualcosa di brutto».

«Sentivo le urla» - «Mi ha chiamato con numeri diversi - ha raccontato poi anche il padre del ragazzo - sentivo le urla dei bambini e diceva chiamate la polizia fate qualcosa. Io poi sono andato subito dai carabinieri con mia moglie e sono rimasto lì mezz'ora». «Dopo mi ha richiamato per dire che erano salvi e fuori dal pullman» e che il bus «era esploso», ha concluso il padre.

«Ha vuotato le taniche e ci ha legati» - «Eravamo tutti molto spaventati - ha raccontato un altro ragazzo - perché l'autista ha vuotato le taniche di benzina per terra, ci ha legato tutti e ha sequestrato i telefoni in modo che non chiamassimo la polizia. Uno dei telefoni, di un mio compagno, è caduto a terra. Allora mi sono tolto le "manette", facendomi anche un po' male, e sono andato a raccoglierlo e abbiamo chiamato i carabinieri e la polizia».

«La situazione mi è sfuggita di mano» - «Ha risposto a tutte le domande e ha attribuito i fatti, che gli sono sfuggiti di mano, alla volontà di fare un gesto eclatante per richiamare l'attenzione su quello che sta succedendo a proposito delle politiche migratorie ma non voleva fare del male a nessuno». Lo ha detto intanto Davide Lacchini, difensore di Ousseynou Sy, riassumendo l'interrogatorio di stasera durato circa un'ora e mezza.

Al termine dell'interrogatorio davanti al responsabile dell'antiterrorismo milanese Alberto Nobili e al pubblico ministero Luca Poniz, l'avvocato ha ribadito che Sy «voleva alzare un sipario e rendere molto evidente quello che sta succedendo» nel Mar Mediterraneo «perché a suo giudizio non c'è la corretta attenzione da parte dell'opinione pubblica. Così ha pensato che in questo modo poteva rendere evidente quello che per lui è un problema».

Sui precedenti dell'uomo, «che faceva l'autista di linea da 25 anni», l'avvocato ha detto che erano «di minimo conto».
 
 

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