LUGANO
31.01.19 - 06:000

L'uomo e le sue maschere secondo Giuseppe Giacobazzi

Domenica al Palazzo dei Congressi lo spettacolo del comico romagnolo: si ride ma c'è spazio anche per spunti di riflessione

LUGANO - Giuseppe Giacobazzi torna a Lugano domenica 3 febbraio con “Noi - mille volti e una bugia”. In questo spettacolo il comico romagnolo - all'anagrafe Andrea Sasdelli - parla dell'uomo, come è e come appare.

Qual è il tema centrale?

«Le maschere che siamo soliti portare per il quieto vivere. Racconto qualche aneddoto inerente, che so, al carnevale, che è il periodo dell’anno deputato alle mascherature. Ci sono cose legate al lavoro, alla scuola, ai musei… Tante piccole storie che fanno riferimento alla mia vita, che non è diversa da quella degli altri».

Quali sono i “mille volti” del sottotitolo? E qual è la “bugia”?

«Sono proprio le maschere che ci mettiamo tutti i giorni: ne troviamo una per ogni momento - sul lavoro, in famiglia, con gli amici. Delle volte mentiamo anche a noi stessi. La bugia è il fatto di dover mentire sulla vera natura del nostro animo. Penso che quasi nessuno possa essere vero fino in fondo sempre, in ogni momento».

Sembra esserci parecchio di Wilde ma soprattutto di Pirandello…

«Sì, l’ispirazione è venuta dal fatto che io per 25 anni, da quando faccio questo mestiere, mi sono calato nella maschera (pesante, a volte) di Giuseppe Giacobazzi. Che ho amato e odiato: nello spettacolo racconto e spiego perché. Tutto quando nasce da qui, ma non nego che poi è facile arrivare a “Uno, nessuno e centomila” che parlava esattamente di questo. Però è uno spettacolo comico, sia chiaro (ride, ndr)».

Quindi il rapporto tra Andrea Sasdelli e Giuseppe Giacobazzi non è stato sempre facile?

«È stato molto conflittuale, specie nel momento di massima esposizione mediatica della mia maschera. Ti fai prendere dal gioco, non dici mai di no e quindi… È una gabbia dorata, ma è pur sempre una gabbia. Dipende sempre da quali sono le priorità della tua vita: se sei single è un conto, se hai una famiglia sei a rischio».

Addirittura?

«Sei costretto a trascurare gli affetti e gli amici. Io ho messo a repentaglio la mia famiglia ma poi ho trovato un accomodamento con la maschera: ho tenuto il nome e ho svestito il personaggio. Ora sul palco ci vado io. E non sono pentito».

Perché un uomo arriva a indossare una maschera?

«Mah, tante volte perché vuole essere considerato dagli altri, oppure per una sorta di difesa. Tante volte abbiamo maschere che sono più belle di come in realtà siamo noi. Però le bugie hanno le gambe corte e prima o poi saltano fuori (ride, ndr)».

E un comico? Lo agevola, permettendogli di dire quello che vuole senza responsabilità, oppure lo ostacola e gli “ruba” qualcosa?

«In alcuni momenti mi sono sentito derubato dalla mia maschera: non sapevo se fosse lei a essere considerata oppure io. Non sapevo se le persone stessero parlando con me o con Giacobazzi. È stata una convivenza abbastanza interessante, finché non abbiamo deciso chi dei due doveva comandare».

Che messaggio si può lanciare al pubblico che verrà a teatro domenica?

«Troverà un Giuseppe Giacobazzi come nell’ultimo spettacolo che ha visto: maturo, probabilmente, anche se in realtà sto invecchiando (ride, ndr). Con una chicca: canterò una canzone».

Qual è il brano scelto?

«Sarà una piccola sorpresa. Manteniamo la suspence: non vorrei che dessero indietro i biglietti adesso che lo sanno (ride, ndr)».

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