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Foto: Doris Fanconi/Tamedia
Secondo uno studio di Greenpeace, i voli a corto raggio generano emissioni di CO2 dieci volte superiori rispetto a un viaggio in treno per la stessa tratta.
Mobilità
04.01.22 - 10:100

I voli a corto raggio dovrebbero essere vietati?

Le emissioni sono decuplicate rispetto al treno.

Uno studio di Greenpeace mostra che i voli a corto raggio generano emissioni di CO2 dieci volte superiori rispetto al treno. Se vengono conteggiate tutte le emissioni di gas serra, i danni provocati sono fino a 80 volte superiori.

Siamo onesti: quanti di noi non vedono l’ora della fine della pandemia per poter tornare a sedersi comodamente su un aereo e andare a scoprire il mondo? Poche ore di volo per visitare la Basilica di San Marco a Venezia e ammirare in tutta comodità l’opera di Bellini? Ma sicuro! Oppure via in volo per ascoltare un concerto di Adele a Londra? Why not?

I voli a corto raggio, che prima del covid erano così comuni, hanno però un prezzo molto alto a livello ambientale che pesa sempre più sulla coscienza: un’impronta di CO2 elevatissima. Lo studio «Get on track», commissionato da Greenepeace, è finalmente concluso e mostra che un quarto delle emissioni di CO2 generate durante voli interni all’Europa sono causati da viaggi di meno di 1500 km.

In generale, i voli a lungo raggio generano naturalmente emissioni maggiori. Tuttavia, a causa dell’elevato consumo di energia per la partenza, i voli a corto raggio hanno un impatto maggiore per passeggero e per chilometro. Lo studio ha analizzato 150 dei voli più utilizzati all’interno dell’UE e 250 delle tratte più frequenti includendo anche Norvegia, Svizzera e Gran Bretagna.

Un decimo delle emissioni di CO2

I risultati sono preoccupanti. I voli interni a una stessa nazione hanno un impatto particolarmente pesante. Sono state conteggiate però anche tratte particolarmente gettonate come ad esempio Parigi–Amsterdam. Lungo i 430 chilometri percorsi, ogni passeggero lascia 119 chilogrammi di CO2. Da Zurigo a Parigi, la distanza è di 480 chilometri e la quantità di CO2 dovrebbe quindi essere leggermente maggiore.

L’obiettivo dell’organizzazione ambientale era però scoprire a quanto ammonta la differenza a livello di impatto ambientale con la stessa tratta percorsa in treno e in quali casi il treno può essere considerato una valida alternativa. Come criterio principale è stato adottato un tempo massimo di viaggio in treno di sei ore.

La tratta Parigi–Amsterdam, per cui sono necessarie 3 ore e 23 minuti in treno, genera 11,5 kg di emissioni di CO2: meno di un decimo rispetto al viaggio in aereo. Se si conteggiano tutte le emissioni di CO2 «dall’estrazione al serbatoio», i treni emettono cinque volte meno anidride carbonica rispetto agli aerei. Se si considerano anche gli altri gas serra come ossidi d’azoto e fuliggine, l’impatto ambientale dei voli è fino a 80 volte superiore.

La maggioranza propende per un divieto dei voli a corto raggio

Lo studio arriva alla conclusione che trasferendo le 250 tratte europee a corto raggio più utilizzate sui binari, potremmo risparmiare ogni anno 23,4 milioni di tonnellate di CO2. L’industria aeronautica deve essere richiamata all’ordine per evitare un collasso climatico.

Questa richiesta è sostenuta anche dal fatto che più del 60 per cento dei cittadini europei sosterrebbe un divieto dei voli a corto raggio. La svolta però è in stallo: invece di godere di un aumento dell’offerta, a causa della pandemia i collegamenti ferroviari sono stati interrotti. Anche i collegamenti diretti sono sospesi.

Per motivare i viaggiatori ad utilizzare più spesso il treno, occorrono collegamenti diurni e notturni migliori e più frequenti. E naturalmente una migliore politica dei prezzi: i biglietti del treno devono essere più convenienti mentre il prezzo dei voli deve essere notevolmente aumentato. In questo modo sarebbe possibile ammirare il Bellini in Piazza San Marco con la coscienza pulita.

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