Foto: Wallenius Marine
La nuovissima nave cargo a vela: la «Oceanbird» potrà trasportare fino a 7000 automobili.
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Mobilità
05.10.21 - 11:000

Il ritorno dei grandi velieri

I viaggi navali a scopo commerciale sono responsabili del due per cento delle emissioni di CO2.

Le compagnie di navigazione attente all’ambiente cercano possibili alternative e le trovano nella lunga storia della navigazione: i velieri tornano alla ribalta.

Circa duecento anni fa, i primi motori a vapore furono montati sulle grandi navi commerciali e questo evento segnò la fine dell’era dei velieri: i nuovi mezzi non dipendevano più dal vento e diventò possibile costruire navi sempre più grandi fino ad arrivare alle moderne navi container che al giorno d’oggi possono trasportare oltre 20 000 container e quasi 200 000 tonnellate di carico.

Queste navi enormi sono delle vere catastrofi climatiche galleggianti. Sono alimentate con oli combustibili di qualità scadente che rendono il commercio navale responsabile del sette per cento delle emissioni di diossido di zolfo, del 12 per cento delle emissioni di ossido di azoto e del due per cento delle emissioni di CO2 a livello mondiale.

Molte compagnie di navigazione hanno quindi deciso di prendere le distanze da questo modo di procedere ormai superato e di infondere nuova vita al trasporto delle merci con le navi a vela.

Dare un segnale

Tra i pionieri di questo nuovo modo di pensare troviamo tre amici che nel 2007 hanno ristrutturato e reso idoneo al trasporto di merci un brigantino del 1943 battezzandolo poi con il nome di «Tres Hombres». Da allora è in viaggio per l’impresa Fairtransport.eu e può caricare fino a 40 tonnellate di merci: cacao, caffè, rum, miele e tanto altro.

Degli apripista fa parte anche l’impresa francese Trans Oceanic Wind Transportation (TWOT) che ha al suo servizio cinque navi a vela. Tra le più conosciute troviamo la goletta «Avontuur» (costruita nel 1920) con una lunghezza di 44 metri e una capacità di carico di 70 tonnellate. L’«Avontuur» era uno degli ultimi velieri del ventesimo secolo ancora attivi prima che queste navi a due alberi venissero relegate a semplici attrazioni per turisti.

I prodotti trasportati da TWOT sono contrassegnati dal marchio «Anemos» e si trovano in particolare nei supermercati e nei negozi bio francesi. Tuttavia, secondo Segelreporter.com, i viaggi non sono ancora lucrativi. Per ora, si tratta soprattutto di lanciare un segnale. Spesso, inoltre, oltre alle merci la maggior parte dei velieri accolgono a bordo anche ospiti che pagano per le cabine.

Nuovi velieri in costruzione

Il (per ora) mancato profitto non impedisce però alle compagnie di navigazione di costruire nuove navi a vela per il trasporto. In Costa Rica, l’organizzazione Sailcargo Inc. sta ad esempio costruendo una nave chiamata «Ceiba». Oltre alle vele, potrà avvalersi di un motore elettrico alimentato con energie rinnovabili. La «Ceiba» ha una capacità di 250 tonnellate e dovrebbe essere varata nel 2022.

Uno sguardo al futuro è offerto anche dal progetto WASP della compagnia costruttrice di navi di lusso Dykstra: quattro vele sostengono il motore del veliero lungo 138 metri, gli alberi fungono anche da gru per carico e scarico. Per sfruttare il vento in maniera ottimale, la nave è equipaggiata con un programma di tracciamento intelligente della rotta in base alle condizioni meteorologiche.

Altrettanto futuristico è il progetto «Oceanbird» dell’impresa svedese Wallenius Marine. La nave è dotata di cinque vele alari che possono essere ammainate telescopicamente. In questo modo la «Oceanbird» potrà passare anche sotto i ponti. Questa nave cargo a vela, attualmente la più grande al mondo, può trasportare fino a 7000 automobili.

In breve: il vento è cambiato e in futuro il mare tornerà ad essere solcato dalle navi a vela.

Foto: Wallenius Marine
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