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14.11.18 - 09:460
Aggiornamento : 14:40

Disoccupazione ai frontalieri: «Non la devono pagare i ticinesi»

Un’iniziativa parlamentare della Lega dei Ticinesi, gemella di quella UDC, intende chiedere alla Confederazione di rinunciare alla ripresa e applicazione delle normative comunitarie UE

BELLINZONA - I ticinesi non devono pagare la disoccupazione ai frontalieri. È questo il contenuto dell’iniziativa parlamentare generica presentata oggi alla Cancelleria cantonale da Daniele Caverzasio a nome del gruppo parlamentare della Lega dei Ticinesi, per chiedere alla Confederazione di rinunciare alla ripresa e applicazione delle normative comunitarie UE. In precedenza, due mesi fa, era stato il Gruppo UDC-LaDestra a presentare un atto parlamentare che mirava allo stesso obiettivo: «Ben venga che anche la Lega abbia seguito la nostra iniziativa cantonale presentata lo scorso 17 settembre da Lara Filippini a nome del nostro gruppo» rileva il deputato UDC Tiziano Galeazzi. 

Cambio di paradigma - Secondo il sistema attuale, i lavoratori frontalieri fanno valere il diritto alle prestazioni di disoccupazione nel loro aese di residenza. La Svizzera paga un risarcimento allo Stato di residenza per un massimo di cinque mesi. I pendolari transfrontalieri ricevono quindi l'indennità dal loro Stato di residenza secondo i loro metodi di pagamento.

Per il futuro l’UE intende però modificare il paradigma, con i lavoratori frontalieri che dovranno far valere le proprie pretese nell’ultimo paese di occupazione. Circa 320.000 lavoratori frontalieri lavorano in Svizzera. Se venissero adottati anche i nuovi regolamenti nel nostro paese, la spesa della Confederazione e delle casse di disoccupazione aumenterebbe (previsione SECO) di diverse centinaia di milioni di franchi.

L’iniziativa leghista chiede quindi al Cantone di attivarsi, in quanto il Consiglio Federale ha già affermato che la Svizzera non è obbligata ad adottare questa nuova legge.

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