CANTONE
11.11.18 - 12:170

Da Pollegio a Mendrisio in bus per dire "no" il 25 novembre

Sul torpedone il comitato interpartitico “No all’isolamento della Svizzera”, Uniti dal Diritto, Amnesty International, I Verdi del Ticino, PLR, PS e il Comitato di Berna

LUGANO - Nella giornata di sabato 10 novembre si sono svolti in tutta la Svizzera azioni contro l’iniziativa per l’autodeterminazione. In Ticino il bus “insieme per il no” - che ha unito il comitato interpartitico “No all’isolamento della Svizzera”, Uniti dal Diritto, Amnesty International, I Verdi del Ticino, PLR, PS e il Comitato di Berna - ha girato il cantone da Pollegio a Mendrisio per incontrare la popolazione e informarla sui rischi e pericoli della modifica costituzionale proposta dall’iniziativa UDC.

Secondo l’associazione “Uniti dal Diritto”, questa iniziativa «è inutile e indebolisce non solo i diritti fondamentali delle cittadine e cittadini svizzeri, ma anche gli strumenti della nostra democrazia che permettono di bilanciare il potere tra tribunali, governo, parlamento e popolo», aumentando «il rischio di un caos giuridico».

Per Amnesty International votare "no" significa proteggere le minoranze, come quella di lingua italiana, «che in futuro potrebbero vedere spazzati via da un’iniziativa popolare dei diritti che diamo per acquisiti, ma che in verità non lo sono».

Secondo il PLRT l’Iniziativa “per l’autodeterminazione” limita notevolmente il margine di manovra della Svizzera nella sua politica economica ed estera: «Non dobbiamo lasciarci fuorviare dai facili slogan, in particolare da quelli in favore della democrazia diretta, l’Iniziativa “per l’autodeterminazione” è la classica pubblicità ingannevole».

Secondo i Verdi ticinesi quest’iniziativa va invece ribattezzata "iniziativa anti-diritti umani".

Il Partito socialista è molto chiaro: l’iniziativa dell’UDC «antepone i propri interessi nazionalistici a quelli del nostro Paese». È considerata «un pericolo per la Svizzera perché uno degli obiettivi è quello di disdire la convenzione europea dei diritti umani (CEDU)». 

Per il Comitato di Berna, gruppo di giovani giuristi attivo nella difesa dei diritti fondamentali, quest'iniziativa è da respingere senza esitazioni, in quanto «compromette gravemente la protezione dei diritti umani in Svizzera e apre la porta a un attacco diretto a questi ultimi».

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