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21.01.22 - 00:000

La "truffa del mandala" è arrivata in Ticino

Il meccanismo è quello del noto "schema Ponzi": piramidale e senza reale possibilità di vincere

La polizia: «Al momento nessuna denuncia».

LUGANO - «Hai voglia di giocare e ricevere 10 mila franchi?». Inizia così, dopo un breve scambio di convenevoli su Whatsapp, l'allettante proposta da parte della conoscente di una donna del Luganese. 

Il "gioco del mandala" - Uno scambio veloce di messaggi rivela il succo di questo "gioco del mandala" (già noto all'estero e che ora sembra essere approdato anche in Ticino): chi partecipa deve "donare" 1300 franchi, quindi deve trovare altri donatori. Dopo diversi step si dovrebbe ricevere il ricco premio. «Non è una truffa. Solo un bellissimo gioco dove, tra donne, ci aiutiamo a realizzare i nostri sogni», spiega la conoscente. «Siamo tutte ticinesi, ci si conosce», aggiunge.

Tipico "schema Ponzi" - Le rassicurazioni non convincono la donna. Il meccanismo, d'altra parte, ha il "sapore" tipico del pericoloso "schema Ponzi", un modello di vendita truffaldino, che promette forti guadagni ai primi "investitori", a discapito di altri nuovi investitori, che diventano a loro volta vittime della truffa.

Capire che il meccanismo è viziato non è difficile. Basta andare in rete e cercare la cosiddetta "truffa del mandala" (che ha tutta una serie di altri nomignoli). Il sistema è piramidale, all'apparenza caratterizzato da un'impronta di solidarietà e mutuo soccorso. Di fatto, permette a chi comincia la catena, così come alle prime persone tirate dentro, di ottenere effettivamente un ritorno economico. Per funzionare però deve fagocitare continuamente nuove vittime (altrimenti la ruota non gira) estorcendo, così, tanti nuovi versamenti che chiaramente non sono tracciabili e che non renderanno ricchi tutti gli altri partecipanti.

Il gioco, grazie ai ritorni positivi presso i primi che riescono ad entrare nella ruota, hanno permesso lo sviluppo di questa truffa in Italia, Spagna e in America Latina.

«Nessuna denuncia» - Per fortuna il mandala non sembra aver piantato solide radici in Ticino. O, almeno, non secondo la polizia che, contattata, spiega di non aver ricevuto «nessuna denuncia per il momento». Il rischio però è che, essendoci di mezzo amiche e conoscenti, alla fine ci si morda la lingua per aver perso il proprio gruzzolo (non poca cosa, ma nemmeno una cifra tale da mettere in difficoltà una persona), e si decida di andare avanti forti di una nuova (e amara) lezione.

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