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21.09.21 - 11:140
Aggiornamento : 17:36

Delitto di Muralto: «Una bugia dopo l’altra, da oltre due anni»

Si è riaperto con la requisitoria il processo nei confronti del 32enne accusato di assassinio

LUGANO - «Da quella mattina, l’imputato è scappato dalla realtà e dalle proprie responsabilità, costruendo una storia intrisa di bugie e dando la colpa a un gioco erotico finito male». Così ha esordito oggi la procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis, nel processo per il delitto avvenuto il 9 aprile 2019 in una camera dell’Hotel La Palma di Muralto.

«I giochi erotici finiti male non esistono, ma esistono gli omicidi e gli assassini. Il gioco erotico è una menzogna, la prima di una lunga serie» ha aggiunto, davanti alla Corte delle Criminali presieduta dal giudice Mauro Ermani, parlando dei fatti che vedono come protagonista un tedesco 32enne e la vittima, una 22enne britannica. Già prima dei fatti - osserva l’accusa - l’imputato era abituato a mentire, «ai familiari e alla donna che diceva di amare». Una propensione rilevata anche dalla perizia psichiatrica.

«Nessun rimorso» - Nel corso di tutta l’inchiesta, l’imputato non avrebbe mostrato nessun sentimento di rimorso, nessun segno di sconforto: «Era un fiume in piena quando parlava di sé ,di argomenti futili e superficiali, quali le marche di vestiti preferite e i soldi spesi per lo champagne» ha detto Alexakis, definendolo come «un atteggiamento banalizzante».

Fatto sta, come ha sottolineato ancora la procuratrice, che il 32enne «sta mentendo da oltre due anni». E tuttora «la verità la conosce soltanto lui e non ce la dirà mai, noi conosciamo soltanto la verità che si basa sulle prove e sugli indizi».

La ricostruzione dei fatti - Cos’è dunque successo quella notte sfociata nella morte della 22enne? «La donna è stata assassinata: non c’è stato nessun gioco erotico, bensì un litigio finito con lo strangolamento. L’imputato è poi uscito dalla camera d’albergo per nascondere la carta bancaria in una fessura dell’ascensore, convinto di poterla recuperare in seguito. Poi è rientrato per inscenare la pratica sessuale e quindi allertare i soccorsi» ha quindi ribadito l’accusa, ripercorrendo i fatti di quella notte iniziata con una serata di festa nei locali di Ascona.

Non c’è certezza su quanto accaduto nelle quattro ore che i due hanno trascorso nella camera d’albergo. Ma - ha spiegato Alexakis - si contano diversi «punti fermi» che si basano su testimonianze, rilievi e risultante del medico legale. Si tratta in particolare di un litigio durato circa un’ora. Un litigio in cui l’uomo avrebbe piagnucolato. Più tardi qualcuno è uscito dalla camera «a passo pesante» per poi rientrare.

Un disordine sospetto - Nella stanza vi sarebbe stata effettivamente una colluttazione, come dimostra il disordine trovato dalla scientifica. Non si trattava, infatti, soltanto di disordine: «Nascosti sotto un pesante tendaggio, c’erano i cocci di una bottiglia d’acqua frantumata. L’anello che l’uomo aveva regalato alla vittima si trovava per terra. Il cavo del telefono fisso era stato strappato dalla presa. Le foto di famiglia della donna erano sparse in giro stropicciate». Si tratta di elementi, a dire dell’accusa, che stonano con «un mero disordine».

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