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Patricia Arce Guzmán, aggredita durante le proteste.
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CANTONE / BOLIVIA
08.11.19 - 21:370

Due ticinesi dalla Bolivia: «Qui si combatte contro la dittatura»

Dal cuore degli scontri, due punti di vista neutrali sugli scontri che hanno portato a 89 feriti e un morto: «Non è una guerra tra partiti, ma una lotta per la democrazia»

LUGANO - Informazioni «manipolate», «non veritiere», o comunque controllate dalle Autorità boliviane. Quanto sta accadendo a Cochabamba - dove si sono verificati gravi incidenti fra sostenitori del governo e oppositori dei comitati civici e del partito Comunidad Ciudadana - non sarebbe ciò che riportano i giornali e le agenzie di stampa.

«Informazioni manipolate» - A sostenerlo sono due ticinesi che lì si trovano per lavoro. «La situazione è molto tesa e delicata e purtroppo le informazioni che vengono divulgate dai giornali locali (riportate poi in tutto il mondo da altri media) si sono rilevate più volte manipolate e non veritiere», ci scrive G.V., che a Cochabamba si trova da un mese e mezzo. «Nella giornata di ieri - sottolinea ancora - sono circolate moltissime notizie false rispetto alla tragica morte del giovane ragazzo e nessuna di queste notizie è stata ancora ripresa dai giornali “neutrali” del paese».

Il riferimento va alla vittima degli scontri, un giovane di 20 anni, morto apparentemente mentre i manifestanti antigovernativi incendiavano l'edificio del comune. Dalle informazioni diffuse ieri dalla stampa di tutto il mondo, il bilancio provvisorio degli scontri sarebbe di un morto, 89 feriti e una donna sindaco, sostenitrice del presidente Evo Morales, aggredita e costretta a sfilare con il corpo dipinto di rosso e a piedi scalzi. A Patricia Arce Guzmán, appartenente al Movimento per il socialismo (MAS), hanno anche tagliato i capelli.

«Non sono ribelli pagati» - Anche secondo M.B., cooperante ticinese che da 8 mesi lavora a Cochabamba come educatrice, le informazioni diffuse dai media sono distanti dalla situazione reale che sta vivendo il paese da ormai 15 giorni. «Le persone dell'opposizione vengono descritte come ribelli che lottano per un oppositore politico specifico (Carlos Mesa), dove vengono pagati per farlo - sottolinea -. Ma non è così».

La ticinese cerca quindi di fornire una fotografia del quadro politico boliviano: «Il 20 ottobre si sono svolte le elezioni presidenziali, dove secondo i conteggi "ufficiali" avrebbe vinto Evo Morales, molte prove però rendono dubbiosa la popolazione e lasciano pensare a dei brogli elettorali».

Per questo motivo, secondo M.B., la popolazione ha deciso di «difendere il proprio diritto al voto e la democrazia bloccando da 15 giorni le strade delle città del Paese e manifestando in maniera pacifica per avere nuove elezioni e il rispetto del voto».

«Le manifestazioni e le lotte in atto non sono uno scontro tra partiti - sottolinea ancora -, ma una presa di posizione per evitare una possibile dittatura».

keystone-sda.ch/ (STRINGER)
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