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LUGANO«L’arabo confonde ateismo e laicità»

30.10.23 - 06:30
È ancora possibile il dialogo in Medio Oriente tra religioni diverse? Una conferenza all'Usi cerca di dare una risposta.
AFP
«L’arabo confonde ateismo e laicità»
È ancora possibile il dialogo in Medio Oriente tra religioni diverse? Una conferenza all'Usi cerca di dare una risposta.

LUGANO - Un uomo apre il fuoco in pieno centro a Bruxelles uccidendo due persone al grido di "Allah Akbar". Ogni giorno in Francia un allarme bomba obbliga l’evacuazione della reggia di Versailles oppure di un aeroporto. Attimi di tensione vissuti anche allo scalo di Basilea, evacuato più volte durante le scorse settimane. I nuovi attacchi terroristici di matrice jihadista e l’escalation militare in Medio Oriente hanno riacceso la paura anche in Europa. Davanti a tanta violenza la domanda è lecita: è ancora possibile un vero dialogo e una convivenza in Medio Oriente tra religioni diverse? Un'incertezza che verrà discussa durante la conferenza "Politica e religione tra Islam e democrazia" organizzata dalla Cattedra Rosmini all'Università della Svizzera italiana questa sera 30 ottobre a Lugano. Wasim Salman, docente di pensiero arabo islamico contemporaneo al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (PISAI) presente all’incontro, ci aiuta a capire i recenti avvenimenti che hanno infiammato la regione.

Dopo le Primavere arabe del 2011, l’Islam politico si è imposto in molti Paesi musulmani come unica soluzione. Rappresenta davvero il destino per il mondo arabo?

«Possiamo dire che l'inizio dei problemi dell'islamismo risalgono alla guerra fredda, durante lo scontro con l’Unione Sovietica. In questo momento è stato alimentato l’islam politico. Un modello che vuole trasformare una società in via di modernizzazione in un Califfato. Ovviamente la democrazia è impossibile perché il Califfato fa riferimento alla parola di Dio che non può essere contestata. Una via democratica per il mondo arabo non può prescindere dalla laicità. Il cittadino arabo deve capire che quello che conta per la politica è il programma, non la religione. Una proposta corretta può essere votata a prescindere dalla religione di chi la propone. Attualmente nel mondo arabo, a causa della mancanza di laicità, il cittadino stesso non capisce cosa significa vita politica, diversità politica, libertà dei partiti. Si vota semplicemente per il partito islamico che, di conseguenza, governa secondo la legge di Dio, la migliore secondo l'immaginario arabo attuale».

Senza laicità non può esserci democrazia. La convivenza tra cristiani e arabi in Medio Oriente quindi è dipendente dallo sviluppo di una società laica ?

«Il cristiano non si sente a casa nel mondo arabo, perché non è un mondo laico. I cristiani sono immersi in una società islamica che divide i cittadini in due categorie. Anche le altre religioni trovano la stessa difficoltà. Questo è un concetto medioevale, la "dhimma": la protezione dello Stato Islamico. Il cotto all'improvviso in Egitto o il cristiano in Siria non si sentono più veri cittadini attivi nella vita politica e nella società; si sentono cittadini di serie B. Vengono sempre accusati di collaborare con l'Occidente e di non portare un contributo al benessere della comunità. Bisogna iniziare a educare alla cittadinanza e alla laicità. Un concetto diverso dall’ateismo. Non è chiaro nel mondo arabo questo aspetto; laico e ateo sono sinonimi per l'islam oggi».

La confusione tra laico e ateo impedisce di sviluppare un dialogo interreligioso. Perché il pensiero laico fa così fatica a emergere?

«La laicità non è una produzione soltanto intellettuale, ma un prodotto di una secolarizzazione di tutta la società. La prima cosa da fare è liberarsi da una società in cui la religione impone la sua organizzazione. Un pensiero laico si accetta quando i cittadini capiscono che non hanno bisogno dell'imam che li guida dentro la scuola o dentro l'ospedale o per la vita sociale. Bisogna limitare la religione al suo compito. Diventa così una parte, una componente della società, ma che non impone allo Stato i suoi schemi. Il punto interessante è tornare a sviluppare la società araba secolarizzata per arrivare proprio a una cultura laica».

È impossibile non menzionare l’escalation in Medio Oriente. Oltre alla violenza notiamo una polarizzazione dei discorsi su due posizioni molto distanti. C'è ancora posto per un pensiero moderato in Medio Oriente?

«Purtroppo anche quello che sta succedendo è frutto di una islamizzazione della società e di una islamizzazione del conflitto. Hamas usa la religione come ideologia per rivendicare i diritti di un popolo. Bisogna sradicare questa ideologia, non accettarla e non tollerarla. Non bisogna sperare che un gruppo violento possa diventare improvvisamente non violento. La base di Hamas è la violenza. Non possono cambiare abbandonando questa ideologia. Va fondato un gruppo nuovo che creda nei valori nell'islam».

Questa strumentalizzazione della religione viene usata anche nella causa palestinese. Assistiamo a un monopolio della causa palestinese da parte dell’islam politico; quali sono i rischi?

«I rischi sono chiari. Vediamo che i diritti del popolo palestinese sono stati liquidati a causa di errori che continuano negli anni. Negli ultimi vent'anni Hamas ha fatto saltare qualsiasi possibilità di accordo. Le vittime di questi errori sono da una parte civili israeliani che abbiamo visto che è una cosa orrenda, d'altra parte il popolo palestinese che non riesce ad avere il suo Stato. Non è possibile trovare un accordo con il terrorismo, non si ottiene niente. Finché non ci sarà una forza politica capace di guidare il popolo, i palestinesi non avranno mai l’autonomia».

Eppure queste azioni di forza hanno riscosso un certo consenso anche a dalla parte palestinese. Hamas ha una presa forte sul sulla società grazie all’utilizzo dell'islam politico.

«Ha una presenza molto forte. Una presenza forte che riesce a trasformare la società. Perché purtroppo il popolo palestinese non vive in uno stato libero, cioè non gode di tutti i suoi diritti. In queste condizioni si opta facilmente per la scelta più estrema, rappresentata da Hamas. Questo popolo non vive, non ha la sua libertà, la sua autonomia, il benessere necessario per prendere una scelta ragionevole. Trascurare alcuni aspetti della società palestinese, come l'educazione ai diritti umani, porta un aumento dell’estremismo. Ora è difficile sradicare Hamas perché è onnipresente. Più diventa parte della società è più difficile distruggerlo. Bisogna ripensare tutta la nostra società araba. Come aiutarli a liberarsi dal mostro che si chiama Hamas. Bisogna fare un percorso serio per arrivare a popoli arabi liberi e capaci di vivere in una società moderna aperta al dialogo con il resto del mondo. Non abbiamo bisogno di tornare a una società fondata su un Califfato. Non abbiamo bisogno di conflitti religiosi. Ma abbiamo bisogno di pace per vivere nella nostra terra che si chiama Siria, Palestina, Israele o qualsiasi altro paese arabo».

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