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CANTONEIn Ticino si intensifica la lotta contro gli organismi nocivi esotici

25.04.23 - 15:33
Firmato un accordo fra il Cantone, Agroscope e Agridea per la ricerca delle specie non autoctone dannose.
Agroscope
In Ticino si intensifica la lotta contro gli organismi nocivi esotici
Firmato un accordo fra il Cantone, Agroscope e Agridea per la ricerca delle specie non autoctone dannose.

CADENAZZO - Le specie esotiche, dette anche neobiota, aumentano di continuo in Svizzera. Alcuni di questi organismi sono nocivi per l’agricoltura. Per questo, a Sud delle Alpi, dove il rischio d’introduzione è elevato, il Ticino, Agroscope e Agridea hanno rafforzato la collaborazione nella ricerca su questi organismi.

 Riunire le competenze

In questo contesto, è stato appena firmato un accordo tra Agroscope, la Sezione dell’agricoltura del Canton Ticino e la centrale per la consulenza agricola Agridea. L’accordo, della durata di otto anni, sancisce la collaborazione tra queste istituzioni in materia di ricerca sui neobiota che minacciano l’agricoltura. All’interno del Campus di ricerca di Cadenazzo è stata avviata anche una stretta collaborazione con l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL). Grazie ai risultati di queste collaborazioni, oltre ai crescenti finanziamenti terzi, si sono sviluppati nuovi progetti. Ormai è indispensabile un approccio sistemico, poiché in molti casi esiste un’interazione diretta tra colture agricole, foreste e paesaggio.

Approccio proattivo

Il motto «meglio prevenire che curare» si applica in particolare al controllo dei neobiota nocivi. «I danni e i costi di gestione aumentano rapidamente dopo l’arrivo di una specie esotica problematica. Agire in modo proattivo è essenzialmente una misura che consente di risparmiare tempo e risorse», spiega Dominique Mazzi, Responsabile supplente del Gruppo di ricerca Neobiota (Agroscope). Lotta proattiva significa conoscere bene il «nemico» e i suoi meccanismi di propagazione. I team degli istituti partner si stanno impegnando tramite vari progetti (vedi sotto).

Allerta precoce per il Nord delle Alpi

Data la sua posizione geografica, il Ticino è una regione a elevato rischio d’introduzione di neobiota. La vicina Italia è uno dei Paesi più colpiti in Europa. Da un’indagine del 2021 emerge come tra il 1960 e il 2020 sono state introdotte in Italia oltre 3'000 specie, indipendentemente dal loro grado di nocività per l’agricoltura. Alla prossimità geografica si aggiungono le condizioni ecologiche e climatiche favorevoli. «Queste particolarità fanno del Ticino la principale porta di accesso per i neobiota in Svizzera, ma anche un laboratorio di ricerca a cielo aperto», sintetizza Loris Ferrari, Responsabile della Sezione dell’agricoltura del Canton Ticino. «Le strategie di controllo e gestione sviluppate a livello regionale saranno applicabili su scala nazionale a tempo debito», aggiunge Philippe Droz, responsabile del dipartimento "Produzione agricola e ambiente" di Agridea.

Strategia sull’ubicazione di Agroscope

Il centro di competenze Neobiota è una delle stazioni sperimentali di Agroscope e fa parte della sua strategia sull’ubicazione. Occorre notare che Agroscope, Agridea e il WSL condividono il campus di ricerca di Cadenazzo, un forte impulso alle collaborazioni, che si estendono anche ad altri gruppi di ricerca di Agroscope e a diverse istituzioni in Svizzera e all’estero.

Tre progetti faro

Tra i progetti in corso in Ticino, ne citiamo tre che illustrano la collaborazione tra i partner dell’accordo e il WSL.

    • Dopo gli ottimi risultati ottenuti nello sviluppo di strategie di gestione del poligono del Giappone (Reynoutria japonica), è stato avviato un progetto simile per l’albero della seta (Asclepias syriaca), nota anche come lino d’India.
    • Proseguimento della lotta contro il fitoplasma «Candidatus Phytoplasma vitis», agente della flavescenza dorata della vite. Lo studio è incentrato sul ruolo della foresta, dei vigneti abbandonati e delle viti inselvatichite come habitat per i vettori e serbatoi del fitoplasma. Sono state valutate misure di gestione per questi tipi di ambienti, che potranno essere proposte per ridurre il rischio d’infezione nei vigneti.
    • Studio del potenziale dei parassitoidi indigeni per controllare un nuovo parassita della vite, la minatrice Aspilanta oinophylla (progetto finanziato da fondi terzi).

Infine, Agroscope ha avviato un progetto volto a studiare più approfonditamente la sputacchina (Philaenus spumarius): anche se poco conosciuta, questa cicalina comune in Svizzera è il principale vettore del batterio Xylella fastidiosa nel continente europeo. Questo pericolosissimo patogeno può infettare oltre 300 specie vegetali, tra cui ulivi, viti e alberi di frutta a nocciolo. L’impossibilità di una lotta diretta impone misure preventive sul vettore, al fine di ridurre i rischi di diffusione una volta che il batterio entra in Svizzera.

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