Cerca e trova immobili
«Ci ho messo cinque anni per ottenere una piccola spa»

CANTONE«Ci ho messo cinque anni per ottenere una piccola spa»

06.01.23 - 08:05
Giovanni Frapolli, imprenditore sciistico, tuona: «Chi ha progetti seri non va più ostacolato. A San Bernardino rispettino Artioli».
Ti-Press (archivio)
«Ci ho messo cinque anni per ottenere una piccola spa»
Giovanni Frapolli, imprenditore sciistico, tuona: «Chi ha progetti seri non va più ostacolato. A San Bernardino rispettino Artioli».

BOSCO GURIN - «Ci ho messo cinque anni a ottenere un "quasi via libera" per una piccola spa. E non è neanche finito l'iter. Chi ha progetti seri non va più ostacolato. Altrimenti le destinazioni sciistiche moriranno sul serio». Giovanni Frapolli, imprenditore e proprietario degli impianti di Bosco Gurin, si definisce arrabbiato in un'intervista su Piazza Ticino. Lo sci della Svizzera italiana è davvero al capolinea come sussurrano in tanti? «No. La neve sopra i 1.500-1.800 metri continuerà a cadere. Ma non possiamo confidare solo nella neve. Adesso bisogna davvero darsi una mossa».

Un Frapolli ancora infuriato.
«Mi fa incavolare sentire l'associazione svizzera della nostra categoria dire che non fa niente se durante le vacanze di Natale non ha nevicato e che recupereremo più avanti. Ma come? Lo sanno tutti che le vacanze di Natale rappresentano il 40%-50% del fatturato di una stazione sciistica. Sciamo a Pasqua?» 

Lei sta spingendo affinché le stazioni sciistiche si diano una mano tra loro. 
«Sì. Ma non solo per lo sci. Anche pensando all'estate. Il pacchetto in cui credo parte dallo sci e promuove tutte le stagioni. Non c'entra nulla con la Ticino Card di una volta. Non possiamo più aspettare comunque. Basta piangerci addosso». 

Cosa pensa del progetto di Stefano Artioli a San Bernardino?
«È fantastico. Però ho paura che qualcuno gli metta i bastoni tra le ruote. Spero di no. Non bisogna fare passare l'entusiasmo a chi ce l'ha. Per San Bernardino è l'ultimo treno questo, la forza dell'Artisa non ce l'ha nessuno».

Eppure qualche ostacolo potrebbe sbucare...
«L'Artisa non può perdere tempo con opposizioni. Purtroppo ci sono associazioni che sono pronte solo ad aggredire nuovi progetti. La rinascita degli impianti di risalita è legata al settore immobiliare. Ovvio. E i nuovi alberghi devono essere tutti attrattivi. Devono dare qualcosa in più agli ospiti». 

La burocrazia le pesa molto. 
«Moltissimo. Ora voglio avanzare la richiesta per piazzare un impianto fotovoltaico a Bosco Gurin. Voglio proprio vedere chi si opporrà. È una sfida per me. Non ho paura. È inutile che le autorità dicano che sosterranno gli apparecchi fotovoltaici in montagna e poi ti bloccano. Il mio progetto è innovativo e coraggioso, e aiuterebbe a creare un po' di liquidità a una stazione che ha perso soldi già solo con le vacanze di Natale senza neve».    

E la mente torna alla sua spa...
«La burocrazia mi ha fatto perdere la pazienza. Si trattava solo di ampliare una piccola spa. Tutti dicono la loro e non se ne arriva mai a una. Non si può più lavorare così». 

Quante volte si arrabbia al giorno?
«Tante. Ma mi arrabbio perché ci tengo. Credo molto in quello che porto avanti. Io ho visto di tutto in questi anni. In passato ho spinto molto la stazione di Carì. La seggiovia sale a 2.200 metri ed è una cosa bellissima. Ma non dimentichiamoci che a suo tempo gli ambientalisti volevano bloccarla a 1.980 metri. Alla fine l'ho spuntata io. Per fortuna. Altrimenti Carì avrebbe fatto la stessa fine di Novaggio». 

 

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
NOTIZIE PIÙ LETTE